Gli olocausti degli altri popoli. Non solo Shoah e armeni

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E’ appena uscito il nuovo numero della rivista telematica La causa dei popoli, dedicato al tema ALTRI OLOCAUSTI: IL GENOCIDIO PRIMA DELLA SHOAH.
I testi ripercorrono sette genocidi avvenuti fra il secolo diciottesimo e la prima metà del ventesimo. Alcuni sono poco noti – gli Herero e i Nama dell’Africa di Sud-Ovest (oggi Namibia) – e altri sono praticamente ignoti, almeno in Italia – gli aborigeni della Tasmania e i Moriori delle isole Chatham (Polinesia). Fra gli autori spiccano alcuni dei maggiori esperti italiani e stranieri.
Il nostro obiettivo non è soltanto quello di far conoscere queste tragedie ignote, ma soprattutto quello di stimolare una riflessione sulla vastità del fenomeno, che spesso viene circoscritto a pochi casi recenti (Shoah, genocidio armeno, etc.).
di Thomas Benedikter e Alessandro Michelucci – Per ricordare tutti i genocidi Il termine genocidio fu coniato nel 1943 dall’avvocato polacco Raphael Lemkin, che lo utilizzò per la prima volta nell’introduzione del suo libro Axis Rule in Occupied Europe, datata 15 novembre 1943. L’opera uscì l’anno successivo. Erano i tempi bui della Shoah, quindi fu naturale che la tragedia ebraica fosse il primo caso al quale veniva applicata la nuova definizione. Poi, per circa mezzo secolo, lo sterminio della minoranza israelita è stato considerato una tragedia unica e irripetibile, il crimine contro l’umanità per eccellenza. Ogni confronto con altri genocidi era considerato un sacrilegio. Purtroppo Lemkin era morto nel 1959, quindi non poteva contestare questa falsificazione del suo pensiero. Il giurista di religione ebraica era stato il primo a studiare la materia approfondendo una grande varietà di casi, dal Metz Yeghern (genocidio armeno) a quello degli aborigeni della Tasmania. Grazie a questi studi aveva elaborato la Convenzione sul genocidio, approvata dall’ONU il 9 dicembre 1948 ed entrata in vigore il 12 gennaio 1951.
L’umanità ha un debito sconfinato nei suoi confronti. Nonostante questo, purtroppo, nessuno dei suoi libri è stato ancora tradotto in italiano. Ma non è bastato che il genocidio fosse dichiarato un crimine di diritto internazionale: dalla Cambogia al Ruanda, dalla Bosnia al Biafra, l’ultimo mezzo secolo è stato costellato di tragedie epocali che hanno riaperto le ferite della Seconda guerra mondiale. Molti avevano detto Mai più, ma non è bastato per evitare che certi orrori si ripetessero. Stavolta, inoltre, i genocidi sono stati documentati in tempo reale dai media.
Hanno ispirato il cinema, come ci ricordano Jonathan Friedman e William Hewitt in The History of Genocide in Cinema: Atrocities on Screen (I. B. Tauris, 2016). Di conseguenza il dibattito sul tema è stato inquadrato in un’ottica nuova. Il termine genocidio è stato applicato anche ad altri casi. Sono usciti molti libri sul genocidio armeno, su quello degli Indiani americani e di altri popoli indigeni sterminati dai colonialisti europei. Come gli Herero e i Nama, vittime del primo genocidio del Novecento, quasi completamente cancellati dal potere coloniale tedesco. Inserire la tragedia ebraica in un contesto più ampio, accanto ad altri genocidi, non significa diminuirne il rilievo storico. Al contrario, significa toglierla da una terra di nessuno dove resterebbe un fenomeno incomprensibile. Oggi l’unicità della Shoah è rifiutata anche da molti studiosi ebrei: basti pensare a Israel Charny, fondatore e direttore dell’Istituto di studi sul genocidio di Gerusalemme, curatore della Encyclopedia of Genocide (ABC-CLIO, 2000). La risposta ideale a questo nuovo contesto è una giornata della memoria dedicata a tutti i genocidi. Inclusi quelli di tante comunità piccole e remote che non hanno canali diplomatici per far sentire la propria voce. Del resto, se ci sono giornate internazionali per temi che riguardano tutti – l’infanzia, i diritti umani, la pace – perché non può esisterne una dedicata al genocidio? Gli studi di Lemkin, come abbiamo visto, avevano preso in considerazione anche eventi dei secoli scorsi. Proprio perciò abbiamo voluto dedicare un numero ad alcuni genocidi avvenuti prima della Shoah. Nessuno di questi ha ottenuto un riconoscimento ufficiale, ma molte iniziative politiche che si prefiggono questo obiettivo sono in corso proprio in questi anni.

fonte:https://issuu.com/lacausadeipopoli

 

 

PS La rivista è pubblicata dal Centro di documentazione sui popoli minacciati, la sola biblioteca pubblica italiana dedicata a questi temi.

L’indirizzo è: Centro di documentazione sui popoli minacciati, C.P. 6282, 50127 Firenze, 055-485927, 327-0453975,

popoli-minacciati@ines.org    

 

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