Gli insegnanti, condannati dall’Italia all’irrilevanza

SCUOLAdi SERGIO BIANCHINI – Gli insegnanti irrilevanti o poco gestiti dal vertice ministeriale? Molto bella la descrizione dello stato d’animo degli insegnanti fatta da Galli della Loggia nel suo articolo sul corsera del 25 aprile.

“Obbligato infatti ad essere presente in decine di riunioni le più varie ed inutili; oberato dai compiti più diversi, costretto a riempire pagine e pagine di relazioni e questionari dementi, inquadrato, condizionato e indottrinato da istruzioni e disposizioni tanto banali quanto cervellotiche………..l’insegnante non riesce più a identificare il proprio ruolo…perde così il senso di sé e del suo lavoro. Ora ciò che gli siede difronte è un aggregato di estranei necessariamente riottosi ed ostili. Dai quali è ….è ormai psicologicamente pronto a farsi “sciogliere nell’acido”……

Un quadro desolante e veritiero che però non vede la causa vera , e quindi il rimedio,  di questa situazione mostruosa che è cresciuta in decenni ed era visibilissima nella sua evoluzione unilineare.

Dall’analisi di Della Loggia sembrerebbe che ci sia un eccesso di pressing dei vertici ministeriali sul docente. E proprio questo eccesso produrrebbe la perdita di identità del “libero docente”. A mio parere è esattamente il contrario. I vertici ministeriali non dirigono, non gestiscono quotidianamente il lavoro nelle scuole. Non percepiscono nemmeno lontanamente il clima vero che vive nelle classi e nei collegi docenti.

 

Quell’eccesso di “burocrazia” non è dovuto all’invadenza ma alla fuga dalla situazione. Per mostrare “al mondo” il proprio impegno, il ministero assenteista( proprio come fanno tutti quei dirigenti dello stato che latitano ma fanno finta di  esserci) moltiplica proprio i provvedimenti esortativi e prescrittivi a pioggia, la moral suasion della bella statuina che vuole piacere ai giornali dimostrando le sue ottime intenzioni.

 

Ma i presidi non vengono gestiti, i presidi a loro volta non entrano nei dettagli organizzativi della vita degli istituti. Tutti coloro che dovrebbero guidare il corpo docente e governarlo “esortano” e controllano l’efficacia delle loro esortazioni non sul campo ma esaminando l’adesione psicologica degli insegnanti alle eteree indicazioni.

Non sarebbe difficile organizzare 15 o 20 presidi su base distrettuale con un superpreside operativo in contatto quotidiano con i suoi subordinati assieme ai quali, in sintonia col vertice ministeriale verificare, controllare, correggere e governare davvero il sistema.

Bisognerebbe anche introdurre una cosa normale in tutto il mondo ma assente da noi: l’insegnante a tempo pieno. Magari non tutti ma almeno uno per corso, o per coordinare due o tre classi senza fretta, stando metà del tempo settimanale fuori dalla classe e gestendo quindi tranquillamente le relazioni con la direzione e le famiglie e il territorio. Coordinando anche la rimanente parte di docenti che ormai vanno a scuola “in apnea” pensando solo a fuggire il più presto possibile sia al termine delle proprie lezioni sia al termine della carriera andando in pensione.

Ma chi vuole questo? Purtroppo ancora oggi tutti i “pensatori” sono orientati verso la necessità di maggiori illusorie e fatali dosi di “liberalizzazione”.

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