Giustizialismo, sovranismo, nazionalismo, Rizzi: figli dello stesso inganno

di Monica Rizzi – La notizia che non vi furono reati nella gestione del G8,  a carico di Guido Bertolaso, allora capo della Protezione civile, mi obbliga a una riflessione. Non basta dire che sono felice per lui.

Lo dico in prima persona perché passai, come  Bertolaso, le forche caudine del giustizialismo di partito, la politica delle scope maroniane, e un complotto ordito a mio danno che mi obbligò a lasciare l’assessorato regionale e a subire la gogna pubblica. Non solo venni assolta perché i fatti non sussistevano, ma sono a processo coloro che mi imputarono condotte illecite nell’esercizio della  mia funzione.

Si fa presto, passatemi il termine, a sputtanare mediaticamente un personaggio pubblico. E’ lo strumento a zero  costi con cui la politica oggi delegittima gli avversari. Si mette dello sterco davanti al ventilatore e si accende l’interruttore del giustizialismo, iniziato con Mani pulite. Per demolire una classe politica, per fermare qualcuno, si passa per la via facile e semplificatoria di un processo, di un’accusa. Il giustizialismo ha fatto danni peggio di un ciclone.

Si fa credere che condannare col rito abbreviato della calunnia, dell’insinuazione, della diffamazione, sia il solo modo per pulire la società e restituire giustizia al popolo. Processi sommari, brevi, ghigliottine moderne. Storie già viste.

Come il giustizialismo, semplificare e fare piazza pulita degli “impostori”, il sovranismo, il nazionalismo sono figli dello stesso idem sentire culturale: far credere, persuadere che per combattere i cattivi, gli avversari, risolvere il debito pubblico, salvare il Paese. la strada maestra sia essere autarchici, uscire dall’Europa, accusare Bruxelles di essere la fonte di tutti i mali, il cancro da estirpare. Mentre il problema è lo stato italiano, la sua burocrazia, la sua inefficienza, la mafia che governa e amministra mezzo paese, regole borboniche che uccidono le imprese, tasse che non tornano mai indietro, residui fiscali che servono per alimentare l’inefficienza altrui. Spostare il problema su altri capri espiatori e proporre scorciatoie risolutrici di tutti i mali è l’arte della dissimulazione, della improvvisazione politica. Ne pagano i danni il Nord, e anche il Sud.

Perciò non basta, come sentiamo, litigare per la questione della prescrizione o ergersi a vittime perché, seppur politici, si viene mandati a processo. Perché tanto vittimismo, quando questo modo di agire è stato usato come una condanna al patibolo per eliminare gli avversari scomodi nel minor tempo possibile?

Chi di gogna ferisce, di gogna perisce.

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