Trieste, giustizia per i cittadini del Territorio Libero incarcerati

di ROBERTO GIURASTANTE

“Cara mamma ciao, mi sento solo e mi manca la tua vicinanza. E’ brutto il momento che sto vivendo lontano da te. Son sempre che mi preoccupo di noi e il carcere, come dici tu, il ricovero, io spero tu riesca a passare le giornate. Non ti stancare e non ti preoccupare molto, cominciano i primi giorni di primavera, apri un poco le finestre ora che non fa più tanto freddo, e riposati. Ti faccio gli auguri di buona Pasqua, perché prima non ero riuscito, nemmeno al colloquio. Scusa per il male che ci tocca sopportare a causa mia. Mi farò perdonare quando tornerò a casa, non vedo altro che dipingere il soggiorno e corridoio, aggiustare le finestre in camera, e aiutarti a fare le pulizie, mettere a posto i miei vestiti che non sono riuscito…”

“Ti prego di non stare male e pensami. Grazie del pigiama, è stato davvero comodo, hai trovato la cosa giusta per farmi stare meglio. Io invece sono dove sono e non ti fa stare certo bene. Mi sono accorto che farò in modo che staremo meglio. Verrò più spesso in autobus insieme a te, almeno quando tu me lo chiederai. Come vanno i lavori davanti a casa? stanno ancora lavorando o hanno già tolto tutti quei ferri? Mangia poco non ti forzare, mangia qualche cioccolata e bevi un pò di ananas. Ciao. Ti voglio bene”.
Carcere della Repubblica Italiana a Trieste, Zona A del Territorio Libero in amministrazione civile provvisoria al Governo Italiano – lettere di un detenuto alla madre. E’ sempre difficile scrivere delle tragedie umane. Le lettere qui pubblicate ci parlano di un caso che non vorremmo affrontare. Ma è necessario farlo. Non lo vorremmo affrontare perché spereremmo che in un Paese democratico le persone non finissero in carcere per reati di opinione. Dobbiamo invece avere il coraggio di affrontarlo perché purtroppo in in Italia e nelle colonie italiane non è così. La gente debole, indifesa, continua a venire arrestata per i piccoli reati, e quelli di opinione in particolare. Mentre un sistema criminoso continua a governare impunemente il Paese e a crescere sulle disgrazie altrui. Far finta di nulla di fronte a quanto accade non è possibile: ci squalificherebbe come esseri umani, perderemmo la nostra dignità di esseri umani.
Dignità è una bella parola. Riassume tutto quello che dovremmo essere. Che vorremmo essere. Che dobbiamo essere. La dignità è connaturata in ogni essere umano senza differenza tra poveri e ricchi. E’ una regalità d’animo che supera le caste dei pregiudizi frutto della fragilità umana. E’ quel sentimento che ci eleva verso le vette della spiritualità e che fa di noi quello che siamo. Cercare di aiutare chi soffre, chi è disperato, chi è emarginato, dovrebbe far parte del nostro credo di esseri umani: è la nostra dignità che ce lo impone. Affrontare  senza timore, i problemi degli indifesi, di quelle persone che nella sfortuna della vita si trovano in difficoltà, non è debolezza ma forza: è il sopravvento della nostra essenza superiore sulla ancestrale natura belluina di ogni essere umano.
La nostra dignità ci impone allora di intervenire di fronte al dolore di una madre privata del figlio sottrattole da uno Stato abbruttito dall’arroganza di un potere illegittimo esercitato   contro i cittadini e il loro libero arbitrio. Non possiamo tacere.
Una famiglia è stata spezzata. Una anziana madre separata dal proprio figlio unico sostegno. Divisi da una sentenza che suona incredibile, ma che sembra una condanna a morte per chi già piegato dalle avversità della vita può trovare rifugio e sicurezza solo nella famiglia. Sette mesi di condanna da scontare in carcere per un reato contro l’onore delle forze dell’ordine italiane. Nessuno sconto nessuna attenuante. Lo Stato in questi casi è duro e spietato. Dura lex, sed lex: la legge è dura, ma è la legge. Così ci sente rispondere quando i comuni mortali, il popolo dei “senza diritti”, chiedono spiegazioni di fronte a pene spropositate comminate dalla macchina della giustizia italiana. Peccato che però il principio non funzioni all’incontrario. Così fosse i cittadini di Trieste potrebbero essere giudicati con le proprie leggi e non con quelle di uno Stato occupante quale l’Italia. Italia che in totale violazione del diritto internazionale continua a dichiarare la propria inesistente sovranità sulla Zona A del Territorio Libero di Trieste, cancellando i diritti del popolo occupato e imponendo il proprio ordinamento. Così capita che i cittadini del Territorio Libero vengano processati e condannati da giudici che agiscono fuori dalla loro giurisdizione e imprigionati nelle carceri che lo Stato occupante ha realizzato nel territorio occupato.
Dura lex, sed lex: quando l’Italia dovrà ripagare Trieste e i suoi cittadini per i crimini commessi in 59 anni di occupazione?
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4 Comments

  1. corrado says:

    che schifo, che vergogna.
    Che Paese di pagliacci. Piena solidarieta’ al triestino.
    Se offendi lo stato itagliano vai dentro. Se ammazzi una persona sei fuori dopo aver scontato il 20% della pena.
    Anni fa il giornalista Feltri defini’ l’itaglia uno Stato-Burla.
    adesso e’ peggio

  2. … Sette mesi di condanna da scontare in carcere per un reato contro l’onore delle forze dell’ordine italiane….

    MALEDETTI ITALIANI ! MORTE a ROMA ! …

    purtroppo siamo privi d’identità ed orgoglio … ke vergogna ! … sopratutto le nostre autorità preti, sindaci, politici, giornalisti, industriali, sindakati, associazioni di volontariato, partigiani, etc. tutti votati alla dissoluzione …

  3. luigi bandiera says:

    Bisogna trovare il tribunale giusto perche’ succeda che Trieste sia difesa.

    E’ come con la nomina al presidente della REPUBBLIKA: SE SEI DEL GRUPPO BENE ALTRIMENTI NIET.
    Art.84 buggerato.

    L’arroganza del potere e’ cosi’ dimostrata.

    Sono percorsi irti di burocrazia e di prepotenza.

    Altro che diritti umani, qua esistono solo gli occupanti e gli occupati.

    PSM

    • luigi bandiera says:

      Dimenticavo:
      siamo, come esempio, a come quelli che occupano abusivamente le case o gli appartamenti: li cacci solo con la forza..!

      Saeudi dal soito mona dea kanpagna venetha ke sogna ma no kome tuti i inteighentis ea LIBARTA’ DA I MONE.

      PSM

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