Giuseppe Baiocchi: Lo spirito di Pontida, economia della libertà

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di GIUSEPPE BAIOCCHI – Quando si entra nella sala del giuramento, piccola e spoglia, si respira la sensazione della Storia; si è, non per caso, all’interno del monastero benedettino di San Giacomo, attivo
da mille anni, e dedicato da allora a quel “Santiago di Compostela” (del quale è qui una venerata reliquia). Compostela, nel nord della Spagna, è tuttora capitale dei pellegrinaggi dell’Europa dei popoli cristiani che si riconoscevano nel simbolo del santo (appunto “Santiago Matamoros”), protettore e campione della resistenza cristiana alla ricorrente invasione islamica.

Ma il “filo rosso” che lega quella nobile storia al nostro presente è quasi per paradosso un aspetto certamente “laico” e cioè l’economia.
Infatti gli storici ormai ritengono come assodato e incontrovertibile che le radici autentiche dell’economia moderna (fino alla nascita embrionale del capitalismo) affondano in quell’epoca, in quel pieno Medioevo tanto disprezzato dalla cultura giacobina.

Le ricerche più raffinate e approfondite hanno appunto consentito di cogliere l’inizio del nostro tempo nella “economia del monastero”. È provato che solo intorno alle grandi abbazie (soprattutto benedettine e cistercensi, ma non solo) si davano le condizioni necessarie per la nascita del capitalismo e cioè la sicurezza (erano rifugio sicuro per le popolazioni davanti alle scorrerie di eserciti e di predoni) e insieme la possibilità di accumulo (perché solo l’abbazia aveva le risorse logistiche per immagazzinare prodotti e distribuirli).

È da queste due basi che comincia lo scambio, il trasporto, il commercio e la spinta a produrre beni a fini non unicamente di sussistenza. E la struttura economica del monastero si troverà, anche per forza naturale delle cose, a incontrarsi con un altro fenomeno, peraltro geograficamente circoscritto all’area padana. E cioè l’economia dei Liberi Comuni, ovvero le città sorte per dare protezione e sviluppo all’inventiva artigiana e produttiva degli uomini e delle famiglie in fuga dalla servitù della gleba. Contro il potere dei feudatari e a tutela delle libertà umane del lavoro, della produzione, dell’intrapresa e del commercio si crea l’incontro fecondo tra monastero e liberi comuni.

E Pontida ne è non solo il sigillo pratico, ma un passaggio simbolico destinato a durare. Perché difende, a costo di prendere le armi, una scelta di modernità e di futuro, arrivando se necessario a combattere il massimo potere esistente (e cioè l’Impero), non per distruggerlo, ma per affermare la legittimità
di uno “stile di vita”, di un gusto del lavoro in libertà, di un sacrosanto orgoglio di autogoverno.

Questi valori non sono morti nel lungo volgere dei secoli: ma si sono invece sedimentati nelle generazioni, coltivati con amore e talvolta con testardaggine anche sotto le dominazioni straniere e sotto la cappa di culture massificanti e oppressive. Riemergendo con una vitalità sempre rinnovata e trovando
ogni volta una sintesi nuova tra la forza spirituale e la creatività del lavoro e dell’intrapresa.

Come se quasi incosciamente ci si sentisse comunque partecipi della continua opera creatrice del Dio dei cristiani. È una cultura popolare e profonda che solo qui si è affermata e ha resistito a tutti gli assalti, fino al punto da diventare esempio possibile per realtà e popoli molto lontani. Non è senza ragione che (al G8 di Detroit, ottobre 1995) persino un presidente degli Stati Uniti come Bill Clinton ci tenesse ad additare
la “Padania produttiva” come modello fecondo di sviluppo libero e responsabile per la crescita dell’intero pianeta… E tutto cominciò da Pontida….

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1 Commento

  1. ric says:

    Analisi puntuale ed intelligente la sua , che induce riflessioni ed aiuta la precondizione dei ragionamenti come utile cartina di tornasole , definisce le coordinate dell’orientamento , contributo storicizzante a calibrare misura di convinzione , utile riflessione che aggiusta subito il tiro in premessa al falso preambolo dialettico che il sistema che ci intrappola (multinazionali , superstati , Europa , e stato Italia ) omologante , che annienta il cittadino ancor prima che salga sul ring , schiacciato senza dignità da disperata debolezza .
    E azzarderei anche come similitudine le botteghe del Rinascimento dei maestri che determinavano plasticamente la funzione di arte , una filosofia concettuale del rapporto tra disciplina , rigorosa educazione al bello ed introspezione creativa .
    Pertanto un’osmosi sinergica di confluenze e laboratori di riferimento culturale che la dice lunga sulla centralità di visione e prospettiva ;
    il pratico e l’utile divenivano strumenti di finalità per elevare una condizione complessiva ai viventi e per dare a quella socialità di propositivo sentire una costruttiva pulsione .
    IL prodotto finale nei manufatti , nelle forme architettoniche , parlavano dandone senso compiuto d’implicita grandezza.
    Connubio tra produrre , creare , distribuire , con trasversale amalgama di bonario supporto mutualistico che uno spirito religioso ortodosso , non fanatico integralista , ispirava l’interagire di saggio ragionevole equilibrio.
    Cotale da polarizzare con netta percezione il bene ed il male e divenirne garanti al punto di erigere fortificazioni e mura , si noti bene , non per generica e fobica reazione .
    Al contrario la celebrazione della stoltezza e della vana gloria , erge al cielo costruzioni pompose col sangue innocente per sollazzare finti dei , ma soprattutto senza utilità !
    Il popolo diviene tale in presenza di una costruzione logica , (non sulle macerie della sua distruzione , come guerre , invasioni ) e tale costruzione acclara identità positiva.
    Cos’è pratico ed utile in queste realtà dove scappano e lasciano le botteghe , le piccole e medie imprese , il deserto della ragione ?
    Dalle botteghe ai call center di Tirana .
    dagli insediamenti Monastici alle discariche di veleno .
    Guardiamo il mondo oggi e l’ingordigia infingarda che muove stati ed unioni di stati colonizzatori/imperialisti , la caratterizzazione evidente è retaggio predatorio razionalizzato da feticci ideologico/politici ed in netta contrapposizione coi modelli sociali e di pensiero sovra descritti .
    La stessa antropizzazione territoriale muove pulsioni antitetiche : lo sfruttamento massivo e brutale del pianeta delle sue risorse e fonti energetiche segue logiche della sopraffazione nonché distruzione e guerre di camuffamento (passione di morte ) ;
    al contrario la simbiosi con la natura , scoperta di leggi e suo potenziale , nutre di creato una genesi evolutiva , eco-logos . (passione di vita).

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