Giunta che vai, colla che trovi

di STEFANIA PIAZZO

Il Pd litiga ancora per le prossime primarie. La Lega litiga ancora dopo il congresso che si è chiuso un anno fa. Nel silenzio politico estivo, avere Bossi che esterna per i giornalisti è una pacchia. Anche il fu Pdl è spaccato più degli altri e si prepara alla successione del Cav, alla successione dell’era formigoniana dopo la frattura di Cl. I grillini reclamano e fanno opposizione, che piaccia o no sono l’unica opposizione, in Parlamento. Ma perché i politici non vanno dal giudice di pace o, in alternativa, a quel Paese?

Il resto del Paese, dove noi invece siamo, è altrove. La persistente dicotomia della rappresentanza, la fuga della classe politica dalla realtà, preoccupata solo di amministrare il proprio apparato,  di gestire i trapassi interni, i passaggi diretti dal partito agli enti, sono l’unica certezza politica esistente.  Abbiamo il nulla davanti.

Alla politica, delle fabbriche chiuse non frega nulla. Non importa che le imprese ritengano più conveniente godersi gli utili e licenziare, perché produrre non conviene. Non importa che per avere la copertura della cassa integrazione, si debbano agitare le piazze.

La disperazione non interessa alla politica, e neanche al sindacato, per essere schietti, serve semmai a portare voti, o tessere, quando si promette la luna nel pozzo. Forse si potrebbe esultare davanti alla Consulta quando boccia la Fiat che escluse la Fiom dagli accordi aziendali perché non firmataria di contratti collettivi. Letta così, vorrebbe dire dare spazio a chi non è per forza di cose dentro la triplice, spazio ai sindacati di territorio. Ma dubitiamo che la sentenza possa trovare cittadinanza in questa direzione.

E mentre tutti litigano, ecco che accade. Succede che nella Sardegna che può dire “ci teniamo l’iva e le tasse a casa nostra”, hanno fatto blocchi sulla strada statale 130 e blitz a Villa Devoto a Cagliari, sede della Regione. Precari in strada, cassintegrati delle industrie e degli edili, pure le Partite iva del Sulcis Iglesiente, insieme in una protesta scoppiata nella notte. L’autonomia fiscale sognata, per ora non genera lavoro né investimenti.

L’autonomia ha bisogno di amministratori capaci, altrimenti, che cambia?

E in Lombardia, che cambia?

Peggio va a chi le tasse le paga, e non le vede più tornare. A casa nostra, solo agli sportelli Cisl, l’80% delle vertenze riguarda il recupero di mensilità, di liquidazioni mai versate. I procedimenti di fallimento sono passati dai 774 del 2009 ai 1.132 dello scorso anno, con 4.436 lavoratori coinvolti, in tutto quasi 17mila lavoratori in quattro anni.

La Lombardia da sola ha 31 delle 150 vertenze aperte nel Paese. Il Veneto per conto suo ne ha 22. Solo la Lombardia ha 20mila lavoratori coinvolti. Ieri Giorgio Squinzi ha affermato, da Venezia, che bisogna far ripartire il manifatturiero. Un’idea sana, che va in controtendenza rispetto all’idea di far partire il terziario.

Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta e Veneto, dove si concentra metà della popolazione nazionale, rappresentano l’82% dell’export manifatturiero, producono il 70% del valore aggiunto, il 69% del fatturato, il 60% degli investimenti, il 66% degli occupati.

Eppure continua a non accadere nulla. Il Parlamento litiga per la vicepitonessa, Pompei tiene banco nel canale di scolo dei fondi pubblici, avanzano le proteste dei rifugiati a Piacenza che dopo essere stati ospitati per due anni dopo l’emergenza nordafrica, rimasti anche oltre la scadenza, e dopo 500 euro di buonuscita, chiedono per tutti, anche i non rifugiati, un posto, un’assistenza. Tanto da far sbottare il sindaco e fargli dire che “da quello che è un problema sociale ora si apre un varco di ordine pubblico”. C’è sempre il minsitro Kyenge, sindaco. O il presidente Boldrini.

Resta il fatto che alla nostra gente in piazza, quella dentro le 21 vertenze di crisi, non pensa più nessuno. Grandi dichiarazioni di intenti, tanto che anche la campagna di comunicazione della Regione Lombardia è finita di recente nel mirino dell’opposizione. La Lombardia “sblocca 500 milioni di investimenti e fa ripartire 3.000 progetti per l’edilizia”. E’ questa la rivoluzione? Boh.

C’è un manifesto, “Lombardia, le risorse tornano a scorrere”, “Detto fatto”, in uno stile che anche Affari italiani racconta essere simile a quello di “Prima il Nord”. Il consigliere del Pd, Luca Gaffuri, ha così interrogato la giunta per la somiglianza della campagna istituzionale con quella di partito, verde lega. Ma, ancora di più, perché secondo la sinistra, l’annuncio è rimasto sul manifesto. Costato 83mila euro, di cui 10mila per la parte della creatività, il resto per il costo dell’affissione. Giunta che vai, colla che trovi.

Solo che i lombardi, dopo 100 giorni di governo di dire fare baciare lettera sentimento, non sono come Ciaula che scopre la luna uscendo dalla miniera. L’effetto stupore è finito da mesi.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

3 Comments

  1. Veritas says:

    Sì, dr.ssa Piazzo, livore un po’ eccessivo…In fondo Lei, in Lega ci ha lavorato tanti anni..I

  2. Ul Fabio says:

    Asterix lasa sta i donn, prima o po mì, tì e i too amis Sa vedarem,no??

  3. Asterix says:

    Quando ho letto la frase “I grillini reclamano e fanno opposizione, che piaccia o no sono l’unica opposizione, in Parlamento” ho smesso di leggere l’articolo. Dopo qualche minuto ci sono ritornato su, ma nuovamente dopo sole 2 righe non ce l’ho più fatta… Stefania… Stefania… quanto livore… Se non fosse stato per Bobo la Lega sarebbe sparita come l’IDV tra il marzo e l’aprile del 2012 assieme a Belsito, Rosi Mauro e cerchio dei miracoli.

Leave a Comment