Giulio Arrighini: tutti campioni di autonomia a parole. Solo Grande Nord non baratta la Lombardia per una poltrona

 

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di STEFANIA PIAZZO – Una maratona, ma nei tempi di una corsa a ostacoli di 100 metri. La campagna elettorale di Grande Nord inizia così, senza prendere la ricorsa per i tempi stretti soprattutto delle elezioni regionali. Nessuna alleanza. Soli, alla meta. Una sfida titanica, senza la mediaticiità delle televisioni, che oggi fanno esistere un sogno o te lo spengono prima di immaginarlo possibile.

Giulio Arrighini, bresciano, solo come un maratoneta, appunto, candidato presidente in Regione Lombardia, si è preso sulle spalle, di fatto, questa nuova bandiera, il ritorno all’identità, nel segno di quel federalismo fatto invecchiare anzitempo dalla Lega, di quell’autonomismo di cui tutti condividono nella chiacchiera la necessità ma che poi nessuno si fila o riempie di significati. Per Grande Nord, creatura politica con ambizioni non frettolose,  fondata con Arrighini da Marco Reguzzoni e Roberto Bernardelli lo scorso anno, l’appuntamento del 4 marzo è importante ma è vissuto come un passaggio obbligato, la stretta cruna di un ago.

“Lo spazio politico c’è – ci spiega Arrighini – le ragioni del Nord anche. Occorre avere solo la pazienza di risvegliare un sogno che è stato tradito. La via facile del nazionalismo, dell’opportunismo politico, i populismi delle scorciatoie del consenso sono più fruttuosi nel medio breve periodo, fanno cassa. Ma sono fumo. Grande Nord raccoglie i semi che sono stati gettati lontano dalle nostre radici. Dobbiamo solo dare tempo al tempo. Il Nord non è di destra, non è neanche di sinistra, cerca forze riformatrici, liberali, che tornino ad esprimere le ragioni di chi è più Europa più che Mediterraneo. Qui l’Europa c’è già, non occorre chiederne di più. E’ nel lavoro, negli scambi, nella mentalità. La Lombardia non ha i problemi della Campania, il senso, la percezione dello Stato, dell’economia, sono diversi. Diverso è l’approccio del fare, del pensare. Immaginare, come pensano altri, che si risolvono i problemi tutti insieme, è disonesto”.

Arrighini, questa legislatura si chiude con un patto per l’autonomia di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. Che ne pensa?

“Penso che sia un’altra operazione elettorale. Firmano un patto  a due giorni dalla scadenza elettorale. I soggetti sono un governo uscente, e un governatore uscente. Soggetti politicamente fuori dalla scena attiva. Almeno apparentemente. Di fatto mi chiedo come possa essere credibile un impegno simile da parte di chi aveva basato la propria campagna elettorale 5 anni fa sul 75% delle tasse a casa nostra o della macroregione. Tutto sfumato e finito in un referendum consultivo. Un po’ poco, mi pare, per dire che siamo padroni a casa nostra. Siamo prigionieri della campagna elettorale e delle menzogne”.

E se le risorse per le nuove competenze, per l’autonomia insomma, venissero davvero reperite?

“Questo è l’altro punto oscuro. Ambiguo, della Lega. Devono spiegarci dove reperiranno quelle risorse per dare più autonomia. Taglieranno i forestali della Sicilia? Licenzieranno 500mila dipendenti pubblici? Elimineranno le false pensioni? Salvini andrà a dire questo al proprio elettorato del Sud? Non credo proprio. Mi chiedo quindi: quante leghe ci sono? Forse una e una sola, la stessa di Maroni e Salvini, la stessa di Bossi, che non uscirà mai dalla propria  creatura. E’ una Lega che non rappresenta questo Nord. E’ piegata su se stessa, gli equilibri interni, le poltrone da conservare, alla fine nessun divorzio, forse separati in casa ma senza perdere posizioni di rendita. Quindi tutti sotto lo stesso tetto. Così non si risolve la questione settentrionale”.

Non crede che i soldi per sostenere  l’autonomia potrebbero finalmente arrivare dal residuo fiscale?

“Non lo credo possibile. Il nostro residuo fiscale lo Stato lo spende altrove, dove peraltro oggi Salvini va a prendersi i voti. Togliamoci dalla testa che arrivi l’autonomia. E’ tutto uno scherzo. Non cambia nulla. La prova del nove viene dai dibattiti ai quali ho partecipato. Tutte le forze politiche in campo nelle tribune elettorali erano per l’autonomia. Peccato che al referendum del 21 ottobre scorso non so dove si siano imboscati. Erano contro il referendum o non ne hanno fatto parola. A parte Casa Pound, dichiaratamente contraria all’autonomia, tutti in queste settimane si sono camaleontizzati federalisti convinti”.

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Cosa si aspetta da questo voto?

“Tutto e niente. Di sicuro ci saranno riposizionamenti interessanti dei partiti politici in corsa. Questa legge elettorale cambia lo scenario, toglie certezze a tutti. Costruita per garantire con i listini bloccati l’elezione dei più fidati amici dei segretari di partito, non certo per rappresentare il popolo e la sua sovranità, obbligherà i partiti a snaturare se stessi, a compattarsi su tizio piuttosto che su caio per governare. Le alleanze di oggi sono fittizie, anzi. Nel centrodestra Meloni e Salvini sono tutt’altro che alleati di Berlusconi. E’ uno scannatoio che ai problemi del Paese, l’Italia come dicono loro, non pensa. Più che prima gli italiani, c’è prima il mio culo al posto giusto. Mi incollo dove sono e poi si vedrà. Certo, Grande Nord con i propri mezzi non ha le corazzate economiche o mediatiche per imporsi con le stesse pari opportunità. Ma le foreste quando crescono non fanno rumore. L’evidenza che posso sottolineare sono le costanti e continue adesioni di nuove persone che arrivano o da esperienze di dirigenza della Lega o dalla società civile. Sindaci, consiglieri comunali, amministratori dei territori hanno aderito a Grande Nord e stanno allargando le fila del nostro consenso. Non siamo su Marte, siamo consapevoli che abbiamo riacceso una speranza, e che questo giro di boa, una importante “tassa” da pagare per buttarsi da soli, nella mischia, era un passaggio obbligato. Abbiamo gettato un piccolo seme, consapevoli che alla fine questa maratona ci sprona a ripartire subito dopo il voto. Ci sono le amministrative. E tra due anni Milano. Sarà una lunga, sfiancante campagna elettorale contro questo Stato e questo sistema che fa tutt’uno con i partiti che dopo il crollo della Dc non hanno risolto un’acca. Abbiamo perso tutti i treni. Non c’è direzione, tranne sentire che si è pro o contro l’Europa. Ora, non si sa neppure se c’è qualcuno a favore del Nord e delle sue irrisolte ragioni. Anzi, meglio non pronunciarne il nome. Tranne noi, of course”.

Il Nord imbarazza la politica?

“Ma ovvio che sì. Persino Angelo Panebianco sul Corriere della Sera mesi fa fece uno splendido editoriale in cui evidenziava questa ingiustificabile afasia politica. Oltre che aggiungere, l’assenza di un leader che incarnasse il groviglio di questioni aperte da sempre. A conti fatti, dopo le balle elettorali, le somme le tireremo più avanti. Adda passà ‘a nuttata. Sia consentita la digressione, pur sempre identitaria!”.

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4 Comments

  1. Speedy says:

    Visto il commento di “ingenuo 39” e vista la presumibile risposta allo stesso, si tratta solo di campare in attesa che il seme germogli?

  2. ingenuo39 says:

    Quello che dice, lo condivido in toto. Adesso, vorrei spiegazioni su come metterà in atto queste idee visto che non prenderà mai (spero vivamente il contrario) voti a sufficienza. Altrimenti sono solo belle parole senza un seguito. Scusate la franchezza.

    • Stefania says:

      Come ci ha dichiarato Arrighini, Grande Nord non vive su Marte e sa di aver lanciato un seme, raccogliendo un sogno tradito dalla Lega. Tempo al tempo.

      • Paolo says:

        Tempo al tempo è la parola giusta. Non crediamo più ai nuovi profeti, prima il Bossi poi Salvini e il nuovo che avanza dovrà sudare 7 camice per avere la nostra fiducia. Dopo 25 anni siamo ancora all’ anno zero!

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