Firma per il riconoscimento della lingua e del popolo Piemontese

di REDAZIONE gioventura

L’associazione Gioventura Piemonteisa sottoscrive e rilancia l’iniziativa per raccogliere le firme a favore del riconoscimento dell’identità culturale e sociale della loro terra e della loro storia.

“Chiediamo allo stato italiano – si legge nella petizione – di riconoscere il PIEMONTESE come una lingua minoritaria. Nonostante le varie decisioni a livello Europeo l’ i-taglia continua a fare orecchie da mercante, negando un riconoscimento di ufficialità alla lingua e al popolo piemontese.
Nosostante
– La Carta Europesa delle Lingue Regionali e minoritarie (Consiglio d’Europa 1992)
– Riconoscimento del Consiglio d’Europa del 1981
– UNESCO 2009
– Legge Regionale del Piemonte 37/2007
L’I-Taglia continua a negare il riconoscimento della lingua Piemontese che gli esperti di tutto il mondo hanno dichiarato essere una LINGUA.
Firmiamo per farla riconoscere”.
Molte informazioni storiche si possono trovare qui a questo link
http://www.gioventurapiemonteisa.net/?p=5242

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4 Comments

  1. mauro says:

    Sono vercellese (e quindi piemontese) da oltre 3 generazioni. Il disquisire se il piemontese è una lingua o un dialetto non mi appassiona, anche se, ho imparato prima a parlare il dialetto vercellese dai miei genitori, che l’italiano, che ho imparato a parlare e scrivere della prima elementare.
    A me interessa la difesa di una cultura, una parlata, una scrittura,usi e costumi che viene dai nostri avi, che a dirla tutta non si può dire piemontese in senso stretto: provare a chiedere ai Walser, agli occitani, ai valdesi se si sentono piemontesi!!! Comunque sia, qualche giorno fà, nel tgpiemonte hanno fatto un servizio su una signora che ha tradotto “La Divina Commedia” in lingua piemontese. Vorrei sapere più precisamente cosa intenda per lingua piemontese, poichè in Piemonte, ogni città ha un suo dialetto, che non è una lingua.

  2. Pippogigi says:

    Ho letto molte ma molte falsità.
    Come giustamente ricordato nell’articolo esiste la lingua piemontese, è riconosciuta ufficialmente, è storica e più antica dell’italiano, con una sua grammatica ed una sua letteratura.
    Il problema è che non essendo insegnata nelle scuole tutti parlano dei dialetti piemontesi locali. Per fare un esempio è come se in Italia non fosse mai nato l’italiano dal fiorentino, a casa si parla siciliano, napoletano, romanesco, ecc. La differenza è che il piemontese non è una creazione artificiale come l’italiano, esistono dizionari del xix secolo piemontesi-francesi, ecc.
    Esistono testi recenti in piemontese, per esempio lo Statuto della città di Torino, redatto a cura della Ca’ de studi piemonteis.
    Il commentatore precedente dimostra una certa ignoranza linguistica, anche il veneto è riconosciuto come lingua e minoranza linguistica, ed è di area lombarda a visti i suoi discorsi sul VCO ed il Novarese. Se fosse conoscitore della realtà saprebbe che il piemontese parlato a Casale Monferrato è molto simile al dialetto del vigevanese, che infatti appartenne al Piemonte. Il dialetto ligure della Val Bormida è molto più simile al piemontese che al ligure. Il Piemonte quindi, oltre ad avere una lingua ha anche confini naturali, la sesia, le alpi, ben precisi.
    Questa realtà è diversa dalle regioni circostanti, in Liguria non esiste una lingua unica con i suoi dialetti, il genovese è diverso dal savonese anche nell’accento anche se per vicinanza geografica le differenze sono minime, tant’è che è intellegibile anche dai piemontesi. In Lombardia non esiste una lingua unica, con profonde differenze, anche di accento, tra lombardi occidentali ed orientali.
    Infine, il piemontese venne proposta come lingua ufficiale per le Olimpiadi invernali di Torino. Credo che oltre per motivi d’invidia ed ignoranza, come nel commento precedente, le cause siano esclusivamente economiche: il residuo fiscale del Piemonte è di 30 miliardi, riconoscerne (finalmente) la lingua e la sua caratteristica di minoranza linguistica aprirebbe la strada allo Statuto Speciale, cosa che l’italia non può permettersi.

    • marco preioni says:

      Leggo con piacere la garbata rimostranza. Smentisco che Vigevano appartenga al Piemonte.
      Parliamo della provincia di Alessandria ? Li ci sono tre anime: ligure, piemontese e lombarda. Tortona è più lombarda che piemontese; Casale è aderente alla Lomellina, ma infatti Mortara e Vigevano sono in provincia di Pavia, che è tornata lombarda dopo l’ unità d’ Italia.
      Se poi la piemontesità ha come confine naturale il fiume Sesia (femminile per i piemontesi e maschile per i lombardi), è naturale che ad est del Sesia ci siano popolazioni lombarde: tra il novarese ed il pavese le diferenze non sono abissali. Tutt’ altro.
      Comunque è bello sentir parlare il piemontese: ma purtroppo sempre più raro. La globalizzazione, la FIAT … addio munsù, addio madamin. Cereja, neh.

  3. marco preioni says:

    Infatti, non esiste una lingua piemontese.
    Il dialetto parlato a Cuneo è diverso da quello parlato a Novara.
    E quello di Verbania è diverso da quello di Ivrea.
    Non c’ è quindi una unica parlata piemontese uguale in tutta la circoscrizione amministrativa della Regione Piemonte.
    Nella città di Torino la parlata è TERRONESE: nata dall’ incrocio di siciliano, pugliese, ex-torinese e misto di inurbati dagli anni sessanta in poi.
    Alcuni anni fa’ la Regione Piemonte, non sapendo come fare a sprecare soldi, mandò due pasdaran piemontesisti a Domodossola per prendere contatto con le scuole locali per tenere corsi di dialetto “piemontese”: con sconsolata ed immensa meraviglia, pari alla loro ignoranza, i due constatarono che i residui di parlata dialettale erano di ceppo lombardo. Se ne tornarono sconsolati a Torino e, per fortuna, non si fece niente.
    Piuttosto: è ora che si ridefinisca la perimetrazione della regione Piemonte e si consideri che i territori ad est del fiume Sesia sono economicamente e culturalmente legati alla Lombardia, o meglio a Milano. Alla Lombardia potrebbero ritornare, in ossequio al principio di autodetreminazione della appartenenza. Le attuali province di Novara e del VCO, già lombarde, vennero infatti cedute al Regno Sardo col trattato di Worms del 1743, per compensare i Savoia per la loro partecipazione alla guerra di successione austriaca. Nel 1768 venne stabilito che i territori compresi tra il Ticino ed il Sesia e soprattutto il Verbano e l’ Ossola avessero particolari esenzioni fiscali e libera circolazione di merci e persone in collegamento col Milanese, proprio per la loro particolare naturale inclinazione economica e culturale verso la città lombarda. L’ orografia – fiume Toce, lago Maggiore, Ticino – conducono al Milanese ed al Pavese. Il Duomo di Milano è costruito col marmo di Candoglia (Vb) e la Fabriceria ancora adesso si approvvigiona colà per i lavori di restauro.
    I collegamenti ferroviari dell’ asse del Sempione sono diretti a Milano ed i rapporti con Torino sono solo dovuti alla relazione amministrativa e burocratica imposta dalla gabbia delle regioni, in attuazione del dettato costituzionale.
    La legge consente però di riaggregare comuni e province in un diverso legame amministraitivo-territoriale.
    Sono quindi comprensibili e fondati i propositi di passaggio del VCO e di Novara dall’ amministrazione piemontese a quella lombarda.
    In effetti, il trattato di Worms assegnava ai Savoia anche il Vigevanasco ed i territori a sud del Po, da Stradella a Tortona. Dopo l’ unità d’ Italia i comuni appartenenti alla provincia di Pavia vennero riassegnati alla Lombardia; quelli in provincia di Novara rimasero al Piemonte.

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