Watergate e Snowden, lezione alla stampa “libera” italiana

snowdendi CARL BERNSTEIN

Riportiamo questa testimonianza, che arriva dall’autore dell’inchiesta Watergate, mentre difende il direttore del Guardian, Alan Rusbridger,  sul caso Snowden. Leggere per non dimenticare.

“Il livello dei giornalisti, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, nello gestire le informazioni di sicurezza nazionale dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, senza danneggiare le nostre democrazie o senza cedere segreti a nemici, e’ stato molto piu’ responsabile rispetto all’ipocrita e insincero atteggiamento di una serie di governi, primi ministri e presidenti”. Cosi’ Carl Bernstein, il giornalista del Watergate, prende nettamente posizione a favore del quotidiano britannico The Guardian, dopo la dura audizione oggi alla Camera dei Comuni inglese del direttore Alan Rusbridger. Rusbridger in sostanza e’ stato messo sotto accusa dai parlamentari inglesi per la pubblicazione delle informazioni di Edward Snowden, la talpa della Nsa americana. Pubblichiamo la lettera aperta di Bernstein, le cui valutazioni interrogano anche il giornalismo italiano. Caro Alan, C’e’ molto tempo – e una grande abbondanza di sedi – per discutere di questioni importanti come il ruolo storico di Snowden, il suo destino giudiziario, la moralita’ delle sue azioni e il significato delle informazioni che ha scelto di rivelare. Ma la tua testimonianza oggi alla Camera dei Comuni mi ha colpito per qualcosa di diverso e pericolosamente nocivo: un tentativo da parte delle maggiori autorita’ britanniche di far slittare la questione dalle politiche di governo e dell’eccessiva segretezza del governo negli Stati Uniti e Gran Bretagna al comportamento della stampa – che e’ stato ammirevole e responsabile nel caso del Guardian, in particolare-, ed al modo in cui sono state gestite le informazioni inizialmente procurate da Snowden. Infatti, in generale, il livello dei giornalisti, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, nello gestire le informazioni di sicurezza nazionale dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, senza danneggiare le nostre democrazie o senza cedere segreti a nemici, e’ stato molto piu’ responsabile rispetto all’ipocrita e insincero atteggiamento di una serie di governi, primi ministri e presidenti, nel caso abbiano avuto informazioni che avrebbero dovuto essere conosciute e dibattute in una societa’ libera. Specialmente negli ultimi anni. Tu sei chiamato a testimoniare in un momento in cui i governi di Washington e Londra sembrano intenti ad edificare le piu’ considerevoli barriere contro il legittimo lavoro giornalistico- specialmente legato all’eccessiva segretezza governativa- che abbiamo visto da alcuni decenni a questa parte. Le storie pubblicate da The Guardian, Washington Post e New York Times, basate sulle informazioni di Snowden, difficilmente possono essere considerate come incaute rivelazioni di segreti di sicurezza nazionale, importanti per terroristi o nemici dei governi o che in qualche modo avrebbero permesso l’identificazione di agenti sotto copertura o messo a rischio le vite di qualcuno, danneggiate dalle rivelazioni. Le informazioni sono state attentamente redatte dal Guardian e altre pubblicazioni. Di sicuro i terroristi sono gia’ consapevoli di essere sotto stretta sorveglianza e non avevano certo bisogno di Snowden o del Guardian per scoprirlo. In piu’, i giornali hanno contattato Downing street, la Casa Bianca e l’intelligence prima di pubblicare certe informazioni, dando il tempo di azzerare le preoccupazioni, discutere con sensibilita’ e considerare le notizie. Cio’ che e’ nuovo e significativo circa le informazioni che sono arrivate da Snowden e’ come la sorveglianza del Governo sia stata condotta dalle agenzie di intelligence senza la supervisione del potere legislativo e giudiziario, specialmente per quelle informazioni cosi’ ‘pesanti’ da poter inficiare i diritti dei cittadini se non strettamente controllate. La cooperazione di internet e societa’ di telecomunicazioni in alcune di queste attivita’ e’ di particolare rilievo per la Camera dei Comuni e il Congresso americano.

Quello che abbiamo appreso in seguito alle prime rivelazioni di Snowden e’ che le agenzie di intelligence- specialmente la NSA statunitense- hanno assiduamente provato ad evitare i controlli ed hanno evitato di collaborare in tutte le maniere con le piu’ alte autorita’ governative che si presume debbano supervisionare le loro attivita’ e prevenirne gli abusi. Deve essere questo il tema del dibattito, giusto e legittimo, che si e’ scatenato nei vari Paesi. Anziche’ tentare di intimidire i giornalisti, la Camera dei Comuni dovrebbe incoraggiarli e unirsi al dibattito su come la capacita’ di raccogliere dati da parte delle agenzie e immagazzinarli elettronicamente possa essere messa al servizio della sicurezza, usata per proteggerci, e allo stesso tempo prendere ogni misura necessaria perche’ nessuno faccia abuso di questa capacita’. Ci sono sempre state tensioni nelle nostre democrazie in relazione al rapporto con la stampa. Negli Stati Uniti abbiamo imparato nel corso della nostra esperienza con il Watergate e i Pentagon Papers, che e’ indispensabile che alla vera stampa libera non sia imposta alcuna restrizione o intimidazione. Diversamente in questa oscurita’, favoriamo il rischio che le nostre democrazie finiscano preda del dispotismo, della demagogia e persino della criminalita’ da parte dei nostri rappresentanti eletti o degli ufficiali del governo”. Carl Bernstein

 

 

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