Giornalismo italiano da schiavismo. L’editore alla giornalista: bambina, mettiti in riga…

di REDAZIONEgiornalismo

Il giornalismo sta morendo. Il giornalismo è un animale in via di estinzione. Tempo una generazione e ai lettori basterà andare su facebook o sui blog per bere le notizie gratis. Quali notizie? Quelle che vuole la rete, quelle dei giornali patacca che sul web fanno fortuna proponendo notizie inverosimili che la rete si beve con velocità e  che viralmente circolano motliplicando i clic e quindi crescendo l’appetibilità commerciale del sito. Il gioco è questo. E l’Ordine? Fa la conta di chi segue i corsi di aggiornamento obbligatorio sulla professione ma non massacra chi si spaccia per giornalista su internet. E il sindacato?

Se un sito proponesse soluzioni di guarigione e indicazioni mediche, che farebbe l’ordine dei medici? Stessa domanda: se un sito proponesse articoli e inchieste senza alcun giornalista reale dietro la tastiera, e nessuno quindi che ne risponde rischiando di essere radiato ed espulso, che farebbe l’ordine? Niente. Perché nessuno ha posto vincoli o paletti all’esercizio della professione, per la quale ci si fa un culo tremendo per accedervi, abilitazione di stato compresa, la rete è un campo di battaglia dove non vince il migliore ma il più prepotente.

L’ultima vicenda di cui siamo stati controvoglia testimoni è stata la telefonata a cui abbiamo assistito, in cui una collega interrogava un editore per sollecitare il pagamento di un lavoro importante, niente meno che l’ideazione di una testata specialistica e la sua progettazione grafica oltre ad altri interventi accessori per andare in stampa. La replica che abbiamo ascoltato, in vivavoce, è stata questa, dalla sorridente brianza operosa degli imprenditori furbetti che fanno soldi facendo lavorare gratis i professionisti: “Bambina, mettiti in riga! Tu sei fuori di testa. Non ho tempo per pagarti”. L’editore alla collega aveva promesso di onorare la prestazione raccogliendo, come fosse la cresima, due-trecento euro a testa agli associati dell’associazione imprenditoriale che e aveva commissionato il lavoro. Per un lavoro che ne valeva almeno 4mila. Inutile dire che la collega non vedrà mai una lira, neanche davanti ad una fattura.

Questa è la fotografia reale del giornalismo italiano: lo schiavismo.

Cresce questa fascia sempre più arrogante di editori pirati, che considerano il giornalismo alla stregua di un dopolavoro. Non deve costare. L’altro giorno il direttore del Sole 24 Ore, Roberto ha detto che il giornalismo si deve pagare, che chi lavora va pagato. E che se il giornalismo serio non viene pagato, il giornalismo muore. E con lui va in vacca la democrazia. Concordiamo.

L’altro giorno è uscita questa lunga nota sullo stato dell’arte. La proponiamo perché esaustiva e condivisibile in pieno.

 

Contrattazioni sempre più al ribasso, precariato permanente, prepensionamenti coatti, impoverimento diffuso e continui ricatti occupazionali, risarcitori e malavitosi, con il diritto all’informazione sotto scacco per l’uso “selvaggio” della querela “intimidatoria”. È l’allarme lanciato dal Convegno “Giornalisti, punto e capo! Cambiare si può. Insieme”, organizzato nella sede romana dell’Ordine dal movimento Puntoeacapo. “Oggi contiamo 10 mila giornalisti che lavorano sotto i 5 mila euro l’anno e 20 mila sotto i 10 mila“, racconta il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino. Colleghi costretti a lavorare anche per “cifre indegne del vivere civile”, senza i quali, però, “le grandi testate dovrebbero ridurre la foliazione e altre addirittura chiudere. Domani – prosegue Iacopino – andremo a un tavolo sull’editoria e da parte nostra non ci sarà consenso né elargizioni. Ma due richieste: un registro degli editori, perché i cittadini sappiano quanti e quali legittimi interessi ha ognuno di loro; e un fondo per le cause per diffamazione, perché i colleghi possano tutelarsi e vivere serenamente la professione”.

La questione, dice l’avvocato Giovanna Lucente Corrias, “è che giuridicamente per sporgere querela bastano tre righe: non si deve pagare nè dimostrare nulla”, a fronte invece di richieste economiche devastanti. “E se a un precario chiedi 200 mila euro di danni – incalza Iacopino – come fa poi a tenere la schiena dritta?”. “Anche la mafia ha capito che la precarietà rende debole l’avversario – aggiunge il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, Claudio Fava – Il numero di minacce e intimidazioni dirette o indirette in Italia tocca cifre che nessun altro paese europeo conosce. È un fenomeno che lascia fuori solo la Val d’Aosta e colpisce per lo più giornalisti sotto una certa età, pubblicisti ma non solo, con una fragilità complessiva della propria posizione e giornali che non li possono difendere”.

Per questo, spiega Carlo Chianura, presidente di Puntoeacapo,”lavoriamo per costruire una rete di tutela per tutti i giornalisti, occupati e disoccupati, pensionati e pensionandi, e per tutti quelli come i colleghi dell’Unità, costretti a pagare in solido le cause per diffamazione. Non siamo contro il sindacato, ma contro il sindacato che svende i propri diritti”. Da oggi, grazie a un “accordo con professionisti che condividono i principi alla base della nostra azione” ci sono due strumenti concreti di tutela “a disposizione di tutti, senza bisogno di alcuna iscrizione”: consulenze legali gratuite e, a costi ridottissimi (quando non a carico della controparte), assistenza sia in materia di lavoro che diffamazione; e servizi di assistenza fiscale (www.puntoeacapo.org).

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3 Comments

  1. Enzo M. says:

    Bambina mettiti in riga…! Cosa voleva dire questo arrogante padroncino “parvenu”? Forse intendeva dire che, dato che lui non è aduso a retribuire il lavoro fatto con un corrispettivo in denaro, allora occorreva accodarsi agli altri creditori. Un fetentone insomma… Ma il suo massimo lo raggiunge quando dice di non avere tempo per pagare. Eh già, lui è un imprenditore, uno di quelli che sostengono il paese con le loro imprese che non pagano i creditori, un uomo verso cui il paese deve essere riconoscente, insomma, un uomo tutto di un pezzo….riguardo al materiale….. sorvoliamo!

  2. Dan says:

    “Ehi bambina, ma che pretendi ? Sai perchè gli scribi in egitto erano considerati ? Perchè erano pochi. Adesso sapete scrivere tutti: prendo il primo negro per strada, gli do un pezzo di pane e mi fa il lavoro meglio di te. Ringrazia che oltre al pane ti offro anche una fetta di salame ed un bicchiere d’acqua…”

    Con queste premesse non solo il giornalismo ma qualsiasi tipo di lavoro è destinato ad andare in vacca

    • Stefania says:

      Gentile Dan, che il primo che passa possa fare il lavoro meglio di un altro è da vedere, tanto più se si tratta di scrivere. Tutti sappiamo leggere e scrivere ma il giornalismo è un’altra cosa. Io credo invece che questo episodio si possa solo definire così: infame. Essere intimiditi perché si chiede di ricevere il corrispettivo è un atto mafioso. In qualunque tipo di lavoro accada. Alla collega ancora tutta la solidarietà della redazione.

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