Giordano, storia “Senza colpa” dell’artigiano padano. Uno di quelli che muore il venerdì perché lunedì si riprende il lavoro

Giordano foto recensione

di CARLOTTA BEVILACQUA – Spesso le parole passano leggere e ininfluenti nelle nostre vite più o meno distratte, qualche volta, invece,  la loro pesantezza è così insopportabile da non essere nemmeno misurabile. E’ questo il caso del racconto “Giordano” del mantovano Riccardo Pozzi, pubblicato da Sensoinverso edizioni di Ravenna nel 2015 nella raccolta dal titolo “Senza colpa”.

Una cronaca drammaticamente autobiografica, cruda e violenta quanto struggente e vera, perché spesso sono proprio le storie personali a fornire la chiave di lettura più autentica di un territorio.

“Giordano” è il racconto della morte di un artigiano lombardo, il padre dell’autore; otto anni di Alzheimer che hanno spento un  padano, di quelli che non chiedono niente allo Stato, di quelli, per intenderci,  che si arrangiano senza protestare.

Una struggente cronaca che illumina il lento naufragio di un vecchio metalmeccanico, uno dei tanti protagonisti del miracoloso sviluppo di questa terra:  laboratori nello scantinato,  case costruite di domenica,  lavori senza paracadute.  L’inevitabile deriva a causa della malattia più crudele del nostro tempo, ladra di identità e di memoria, così simile alla sindrome che ha colpito questa terra, raccontata dall’autore, con la sofferenza propria e quella del padre, esplorata dalla prospettiva di un esteso senso di comunità.

“Giordano” è una  storia che mette  la dignità prima dell’onore,  un racconto doloroso e  catartico, il sacrificio di un dramma che esce dalla dimensione personale  per consegnare una generazione fatta di milioni di lavoratori che, come il protagonista, hanno costruito questa terra, alla memoria e alla riconoscenza collettiva.

Ma è anche un monito per le nostre coscienze sopite, per le nuove generazioni e le loro connessioni permanenti: la libertà non è un’applicazione, nessuno te la mette sul comodino la sera, pronta per il mattino dopo, la libertà non coltivata si perde, come i ricordi mangiati da una  malattia.

Disponibile solo in versione cartacea e richiedibile a edizionisensoinverso@hotmail.it , pubblichiamo di seguito un breve stralcio.

 

Dal racconto breve  “GIORDANO”     della raccolta  “Senza colpa”  Sensoinverso edizioni 2015

 

“(…) L’artigiano tende a morire di venerdì, funerale entro la domenica, così da lasciare pronta la partenza del lunedì. Nemmeno da morto  intralcia la produzione. E così ha fatto mio padre.

Giordano era un artigiano vecchia maniera, del tipo: ” Allo Stato non chiedo niente ma lo Stato non pretenda niente da me. Quando non c’è lavoro mi arrangio e non manifesto davanti alla prefettura, quando mi ammalo ma la cavo da solo e sua maestà  non mi rompa le scatole. Non si sogni di avere la metà del mio lavoro quando le cose vanno un po’ bene.”

Oggi non può più essere così.

Quando il lavoro va male, quando la salute ti abbandona, quando non ci sono prospettive, lo Stato passa comunque all’incasso, e se chiudi, pazienza, una anomalia economica in meno nel paese.

Così se da lavoratore in proprio ti imbatti in un problema di salute piuttosto grave, le gambe tremano perché sai che  tutto andrà a rotoli.

Ecco perché, sugli artigiani, anche l’influenza tende a non attecchire, in caso di frattura le ossa calcificano più rapidamente, un probabile un effetto collaterale della partita iva.

Fino ad arrivare alla fine, che spesso giunge nel fine settimana, dove cioè l’artigiano si era abituato a concentrare le attività improduttive  che avrebbero potuto disturbare il lavoro.

Ci sono parole che proprio non facevano parte del vocabolario di Giordano, le due principali erano “garanzia” e “sicurezza”.  Ne ignorava completamente il significato, non per presunzione ma per esperienza: “nessuno ti darà mai la sicurezza di nulla e alcuna garanzia per il futuro”.

Questa era la sua frase tipo. E così la sua vita, come quella di molti artigiani, è stata impostata con la completa assenza di questi due termini.

Così che in famiglia era diventato una specie di ritornello quello di deridere chi nella vita cerca sempre assicurazioni e garanzie dagli altri, senza capire che le tue garanzie, proprio perché economicamente innaturali, le paga sempre qualcun altro.

Vivere senza sicurezze è, oggi, un tormento per molti  ma era naturale per lui, che aveva sviluppato un ottimismo stabile, una sorta di rumore di fondo che lo spingeva, negli inevitabili periodi di inattività, a cercare di sbarcare il lunario con particolari attività di raccolta.

Prima fra tutte, i funghi.

Vecchio druido con i suoi primitivi segreti, Giordano diventava un raccoglitore simile agli antenati del neolitico, tuffandosi nei fossi fitti di rovi, scovando giacimenti di chiodini padani e bertolane invernali, per uscirne pieno di graffi ma stoicamente indifferente alla reazione della natura che aveva violato.

Da uomo fluviale, ovviamente, anche la pesca era contemplata nelle attività complementari dei periodi di scarso lavoro, la cattura estemporanea di selvaggina ai bordi delle strade, la raccolta di lumache nei giorni di pioggia.

Una vita intera vissuta senza alcun paracadute, eppure non ricordo di averlo mai sentito lamentarsi della mancanza di lavoro e nemmeno di un suo eccesso nei momenti in cui il lavoro c’era ed era anche troppo.

Era il prototipo del lavoratore del boom economico,  di quelli che hanno fatto, nei quindici o vent’anni magici,  la prodigiosa crescita di una terra…”.

Riccardo Pozzi

 

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