LA LIPPA, UN PO’ GIOCO, UN PO’ SPORT ANTICO

di REDAZIONE

La lippa è un antico gioco popolare che risale al XV secolo. La pratica della lippa s’è diffusa in varie nazioni europee, quindi periodicamente si disputano tornei internazionali a livello agonistico.

E’ un gioco di strada praticato con due pezzi di manico di scopa, uno lungo due spanne l’altro corto ed appuntito sui due estremi. Di origini incerte ma sicuramente antichissime, conosciuto in tutta l’area del Mediterraneo, a Milano viene chiamata Lippa o Pirlo, nella zona di Verona viene chiamato S-cianco, a Mantova si dice sciancol.

Il gioco della Lippa è giocato in modo differente da luogo a luogo; le usuali modalità prevedono:

1) Gioco a squadre

2) Gioco individuale (uno contro tutti)

3) Gioco sulla distanza

4) Gioco con e senza “difesa”

REGOLE DEL GIOCO:

1. Il giocatore colloca la lippa sulla base di legno; colpisce la lippa con il bastone sulla parte rastremata per farla alzare in aria; con un secondo colpo al volo ribatte la lippa cercando di farla andare il più lontano possibile.

2. Il campo di gioco, generalmente un prato, deve essere lungo almeno 100 metri e largo circa metri 50 entro il cui spazio deve ricadere la lippa.

Esistono due sistemi di gioco:

A) Lippa con solo battuta:

il giocatore dopo aver battuto la lippa misura la distanza raggiunta dalla base al punto di arrivo con lo stesso bastone di battuta (cm 50); tante misure intere tanti punti: il numero di battute a disposizione del giocatore varia secondo le varianti locali, ma è sempre dichiarato all’inizio di gara generalmente sono 10 battute nelle gare di singolo e 5 per ogni giocatore in caso di gare a squadra.

La somma delle “misure” guadagnate nelle varie battute valide costituisce il punteggio totale del giocatore o della squadra; vince che acquisisce maggiori punti.

B) Lippa battuta con avversari alla “presa”:

dopo che il giocatore ha battuto la lippa, l’avversario ( o tutti i componenti la squadra avversaria) cerca di arrestare la lippa, prima che tocchi terra, con le mani o più sovente con cappelli o straccio o palette di legno. Se l’avversario riesce a prendere la lippa ‘•brucia1’ la battuta al giocatore riducendo cosi il numero dei tiri validi; se invece la lippa tocca terra, la battuta è valida e si misura.

Della versione B) esiste anche una variante molto interessante detta “con rilancio o servizio” tipica della zona piemontese. Le regole sono perfettamente simili al gioco dello Tsan alle quali si fa rinvio.

MATERIALE PER GIOCARE: mazza – bastone cilindrico di legno lungo cm 50 e cm 13 di circonferenza lippa – bastoncello di legno a forma di fuso lungo cm 18 dei quali, cm 4 in ambo i lati a forma di cono e circonferenza di cm 10 base – tavolozza rettangolare di cm 50 x 30.

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7 Comments

  1. Andrea Dal Manego says:

    Conosco il gioco come “el pindolo”, da giocare lontano dalle finestre.

  2. gigi ragagnin says:

    si tratta del “Ci Be Cus” (in Veneto e Friuli) che in Toscana durante la prima guerra mondiale si chiamava “ci be piglia haffé “

  3. luigi bandiera says:

    A proposito del PITO.

    Non e’ che siamo noi peones sto kax di PITO o Lippa..??

    Beh, prima ci danno il colpo per farci saltellare e poi ci bastonano per mandarci lontano per non sentire il nostri lamenti..!

    Mah…

    An salam

  4. luigi bandiera says:

    Non capisco la differenza sul nome da femmina a maschio.

    Lippa e’ femminile..?

    Pito e’ senzaltro maschile.

    Per Pito, da noi, si intende il pezzo di bastoncino con le due punte.

    Ma Lippa si intende cosa..?? L’insieme del gioco..?

    Cosi’, da ignorante domando.

    Comunque facendo ricerca ha tanti nomi.

    Dai, troviamoci e giochiamo al PITO..! Lo stanno giocando i governanti..??

    E noi no..?

    Saluti

  5. luigi bandiera says:

    Ma oltre al pito c’erano il gioco della bandiera e della palla schiavi.
    Non so se in itagliano si chiamano cosi’. Non o traduzione vera.
    So dea baea ssciavi… (palla schiavi..?)
    E della bandiera non so altro su questi giochi di gruppo.
    Ricordo vagamente le regole.
    Chi ha fonti..?

    Saluti

  6. luigi bandiera says:

    No 30cm ma 3cm
    Ma la vedete la scopa con il manico di 30cm..??
    e il PITO..?
    Dura sarebbe stata la botta, in testa.

    Sani

  7. luigi bandiera says:

    Quante scoe go desfa’ pa far EL PITO.

    Da me si chiama PITO.

    Tanto che se dixe, no te val un pito. Un pezzo di legno con due punte estreme. Un NULLA (pezzo di legno) che diventa gioco. Un passa tempo.

    Ma si fa con un pezzo di bastone di diametro 30cm circa. Appunto come gia’ descritto con due parti appuntite perche’ saranno da punto di partenza per il sollevamento del pito medesimo.
    Poi il colpo per lanciarlo il piu’ lontano possibile dipende dall’abilita’ del giocatore.

    Noi si faceva che se cadeva nei pressi, il cortile solitamente o l’aia, si misuravano le lunghezze col bastone (la mazza in pratica) altrimenti si calcolava a occhio se superava ostacoli. Ovviamente l’avversario o gli avversari dovevano essere d’accordo sul presunto calcolo. A volte era in rialzo ma non potendo verificare con la misura pratica veniva accettato. Il battitore vinceva.
    Perso il PITO se ne faceva un altro..!!

    ecco il PITO.
    Il bastone (la mazza) ========= era lungo dai trenta ai quaranta cm.

    Non so se era in uso anche in Egitto o in altri paesi del mediterraneo. Non ho studi su questo.

    L’articolo dice area mediterranea e quindi anche in Libano, in Israele, in Turchia e in ecc..??

    Domando ne..?

    Di solito mediterraneo lo si considera anche in Lago di Garda. Come le Alpi francesi, svizzere e austriache che le si considerano penisola itagliana.

    Mentre e’ prevalentemente in nord africa.

    Chiedo scusa per l’impertinenza…

    Giocai molto col PITO ed ero anche bravo… a quel tempo.

    Forse potrei giocare ancora… Sfidare qualcuno.

    Ma occhio, so di molti VETRI ROTTI..!!

    Grazie al PITO..!

    Per questo ci rimproveravano i nostri vecchi.

    A parte le dovute stronx…te mie, bene a ricordare ste note del passato. Nei libri tagliani non sono certo riportate.

    E la chiamano CUUULtura.

    At salüt

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