“Fermare il declino”? Il manifesto di Giannino contribuisce a rafforzarlo

di GIOVANNI BIRINDELLI

Grande stima per Oscar Giannino, quasi quanto la delusione per il suo Manifesto politico. Un’altra (grande) occasione sprecata. Se lo scopo del Manifesto del giornalista e degli altri che hanno contribuito a produrlo è prendere voti per avere voce in parlamento e riempire in qualche misura quel vuoto che si è creato nell’area politica moderata, io credo che esso potrebbe avere ragionevoli possibilità di successo, non solo per i demeriti dei competitors ma questa volta anche per i meriti e la credibilità di alcuni di coloro che lo propongono, e in particolare di Giannino (e questa è già una novità). Ma se lo scopo dei dieci punti programmatici del manifesto è, come essi affermano che sia, “fermare il declino dell’Italia”, tranquilli: non c’è nessuna possibilità che questo scopo venga raggiunto. Il declino dell’Italia (e più in generale, seppure in forme e gradi diversi, dell’Europa e in particolare dell’Europa continentale) ha una causa ben precisa la quale non viene minimamente nemmeno sfiorata dal Manifesto di Giannino.

Questa causa può essere espressa in due modi perfettamente equivalenti:

1) Assenza di libero mercato, oppure

2) Assenza della sovranità della legge intesa come principio astratto, la quale esiste prima della legislazione e indipendentemente dalla volontà dei legislatori (oltre che dalla costituzione). Sia che questo principio sia inteso come risultato di un processo spontaneo di selezione culturale di usi e convenzioni di successo (Hume, Hayek – questa è l’idea di legge in cui io personalmente mi riconosco per dei motivi che qui non è possibile discutere), sia che essa sia intesa come diritto naturale, in particolare di proprietà (Locke, Rothbard), sia che essa sia intesa come “pretesa” (Leoni), il lavoro dei legislatori è scoprire, custodire e difendere la legge ma non farla, semplicemente perché la legge intesa come principio non può essere fatta.

Ora, nei loro dieci punti programmatici Giannino e coloro che lo hanno coaudivato nel progetto ritengono di aver affrontato il primo punto: non vengono forse, e come al solito, menzionate privatizzazioni, liberalizzazioni, la promozione della “concorrenza” e un mercato del lavoro più flessibile? Il problema è che il libero mercato non può esistere senza la sovranità della legge intesa come principio astratto: per questo tutte le promesse elettorali fatte fino ad ora per avvicinarvisi sono andate in fumo. Come dice Bruno Leoni, per esempio, “anche quegli economisti che hanno difeso nel modo più brillante il libero mercato dall’interferenza delle autorità hanno, di solito, tralasciato la considerazione parallela che nessun libero mercato è veramente compatibile con un processo di legislazione centralizzato da parte delle autorità”. Oscar Giannino, così vicino all’Istituto Bruno Leoni, questo lo sa meglio di chiunque altro, eppure non mette minimamente in discussione il processo di legislazione centralizzato da parte delle autorità, e cioè il positivismo giuridico. Anzi, quando afferma che lo scopo è quello di iniziare un “processo di aggregazione politica senza pregiudiziali ideologiche” egli rifiuta esplicitamente di affrontare il problema dell’idea astratta di legge, che è l’altra faccia del libero mercato. Così facendo, Giannino è perfettamente consapevole di non sfiorare minimamente il problema e di non distinguersi minimamente dalle altre forze politiche esistenti, per quanto affermi il contrario.

Questo è evidente in praticamente ognuno dei dieci punti programmatici ma più di tutti nella proposta dedicata ai conflitti di interesse politici. Come tutte, ma proprio tutte le forze politiche da cui Giannino afferma di essere “completamente diverso”, egli vede i conflitti d’interesse politici come conflitti d’interesse di persone (e infatti propone “trasparenza e pubblica verificabilità dei redditi, patrimoni e interessi economici di tutti i funzionari pubblici e di tutte le cariche elettive”). Giannino sa perfettamente che questi conflitti d’interesse non possono essere risolti senza risolvere il conflitto d’interesse a monte che li produce ovvero il conflitto d’interesse del parlamento il quale da un lato ha il potere di difendere la legge e, dall’altro, ha anche il potere di approvare misure, le quali vengono chiamate “leggi” per trasferire ad esse la stessa autorevolezza della legge ma che evidentemente sono il suo inverso: la legge è un principio astratto che esiste indipendentemente dalla volontà dell’autorità che ha il potere di difenderla, la misura è un provvedimento particolare che esiste solo in quanto espressione della volontà dell’autorità che ha il potere di farla; la legge è un limite al potere, la misura è uno strumento di potere.

Giannino più di altri, e più di chi scrive, queste cose le sa benissimo. Perché allora questa messa in scena? Io sono convinto che Giannino sia animato dai migliori propositi e quindi ritengo, magari sbagliandomi, che la sua scelta sia strategica.

Come abbiamo visto il libero mercato richiede necessariamente un’idea astratta di legge opposta a quella che siamo stati indottrinati fin dalla nascita a dare per scontata, un’idea di legge che nelle parole di Hayek non deriva dall’autorità ma al contrario è l’autorità a derivare da essa “non nel senso che l’autorità viene costituita in base alla legge ma nel senso che l’autorità richiede obbedienza perché (e fino a quando) applica una legge che si presume esista indipendentemente da essa”. Il libero mercato richiede cioè una prospettiva inversa rispetto a quella oggi generalmente data per scontata, in cui non è la legge a orbitare attorno all’autorità (prospettiva che io chiamo cratocentrica, da kratos, potere) ma viceversa è l’autorità a orbitare attorno alla legge (prospettiva che io chiamo nomocentrica, da nomos, legge). Questo cambiamento di sistema di riferimento implica talmente tanti cambiamenti su talmente tanti piani (così come il passaggio dalla prospettiva geocentrica a quella eliocentrica) che le persone ne sarebbero spaventate e lo resisterebbero per ovvi istinti conservatori. Quindi meglio agire all’interno della prospettiva cratocentrica. Ma all’interno della prospettiva cratocentrica non si può produrre il libero mercato (e quindi “fermare il declino”) allo stesso modo in cui all’interno della prospettiva geocentrica non si poteva risolvere il problema dell’apparente retrogressione dei pianeti. In altri e più semplici termini, forse Giannino ha scelto di non affrontare i problemi sorgente e quindi di non distinguersi minimamente dalle altre forze politiche perché ritiene che i cittadini siano completamente rimbecilliti dal positivismo giuridico. È vero che in gran parte lo sono, ma è anche vero che, per quanto razionalmente essi diano per scontata la legge intesa come provvedimento, la legge intesa come principio sta dentro di loro, solo che sempre più spesso è soffocata dal positivismo giuridico. Per esempio, il principio in base al quale la progressività fiscale (che per inciso Giannino, nel suo rifiuto di “pregiudiziali ideologiche”, non menziona minimamente) è illegittima sta perfino dentro quei collettivisti che la difendono a spada tratta ma che allo stesso tempo hanno attaccato a spada tratta sul piano dell’uguaglianza davanti alla legge il cosiddetto “Lodo Alfano” (ogni riferimento a giornalisti che lo hanno fatto è del tutto intenzionale).

Non sono dieci misure (peraltro, con forse qualche variazione sul tema, la solita minestra riscaldata) che sono in grado di rendere oggi una forza politica “completamente diversa” dalle altre, ma l’adozione di un’idea di legge intesa come principio e quindi il rifiuto del positivismo giuridico (che è condizione necessaria per il libero mercato). Se la scelta di Giannino di non affrontare il problema sorgente e quindi di non distinguere minimamente la forza politica che sta contribuendo a fondare da quelle che la hanno preceduta è strategica, e se questa scelta strategica ha questi motivi, questa scelta a mio modo di vedere è profondamente sbagliata e necessariamente fallimentare.

Il positivismo giuridico è un’ideologia e chi lo accetta acriticamente e perfino inconsapevolmente (chi accetta acriticamente la nostra costituzione per esempio) non è meno ideologico di chi non lo accetta e lo critica. L’ideologia non è un male, è inevitabile: quello che è un male è la non coerenza astratta fra l’ideologia e i principi che nonostante tutto ognuno ha dentro di sé (principi, cioè regole di comportamento individuale valide per tutti, stato incluso, nello stesso modo, non sentimenti, né, tanto meno, sentimenti umanitari, i quali in casi straordinari e a certe condizioni possono prevalere sulla legge ma, se si vuole il libero mercato e quindi la sovranità della legge, non possono mai essere chiamati “legge” e prenderne il posto, come Giannino suggerisce che debba avvenire nel momento in cui propone un sussidio di disoccupazione per legge).

Combattere il positivismo giuridico che impedisce l’affermarsi del libero mercato non significa cambiare tutto dall’oggi al domani, ma significa iniziare un percorso graduale con una visione dichiarata del problema sorgente: per esempio riconoscere esplicitamente il conflitto d’interessi del parlamento e proporre una soluzione istituzionale secondo le vie esistenti. Non significa ignorare l’attuale emergenza economica ma significa affiancare a una gestione dell’emergenza immediata l’aggressione a ciò che la ha prodotta, altrimenti si fanno tanti sacrifici per nulla.

Il titolo del manifesto di Giannino e dei suoi (“Fermare il declino”) dice molto. Fermare il declino sarebbe un obiettivo molto modesto di per sé, se fosse possibile, ma non è possibile. Il declino di una pianta a cui non viene data l’acqua non può essere fermato: può essere invertito oppure può essere fatto continuare. E l’unico modo per invertirlo è risolvere alla radice il problema che lo produce. Il Manifesto di Giannino e dei suoi questo problema non lo sfiora nemmeno per sbaglio, anzi contribuisce a rafforzarlo.

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25 Comments

  1. La grande realizzazione di Patri Friedman (nipote di Milton) nel fondare il Seasteading Institute (vedi Let A Thousand Nations Bloom e il sito del Seasteading Institute) è quella che l’unico modo per riformare i governi esistenti è quello di creare competizione tra di loro per l’unica risorsa che realmente conta: la popolazione produttiva.

    C’era molta più libertà personale in passato, perché il governo (re o parlamento che fosse) non poteva permettersi di tassare e limitare troppo le libertà degli individui senza, come risultato, farli scappare nello stato vicino che aveva condizioni migliori.

    Ugualmente, la situazione attuale è tale per cui è impossibile per ogni governo riformarsi od essere riformato dall’interno. In particolare nelle democrazie è impossibile alterare la direzione politica imposta dagli interessi delle varie lobby e categorie. Chi lo facesse sarebbe estromesso in pochissimo tempo (vedi primo governo Berlusconi – sugli altri stendiamo un velo pietoso). Gli unici governi che hanno possibilità di riforme sono quelli di paesi molto piccoli, come Lettonia, Estonia, Lituania, Islanda, Singapore, etc.)

    L’unica cosa che può forzare le riforme negli stati più grandi è semplicemente la fuga in massa della classe produttiva di ogni genere e tipo, verso sovranità che sono meno esose e tiranniche. A quel punto, la classe dirigente di quel paese viene messa alle strette e deve riformarsi o estinguersi per mancanza di risorse.

    O questo, oppure la totale catastrofe economica che spazzi via le élite al potere per manifesta incapacità di fornire un qualsiasi contributo positivo al bene del paese e produrre autonomamente valore.

    Concordo che il Manifesto di Giannino è “troppo poco, troppo tardi” e, anche se gli auguro il massimo successo, è al massimo un ritardare il declino di qualche anno.

  2. Anthony Ceresa says:

    Tante belle parole tutte inutili. Purtroppo non ci troviamo in una grande gabbia dove l’unione fa la forza e tutti insieme potremmo sventrare i reticolati, ma é come trovarsi in uno Zoo con tante gabbie separate e tante teste di svariate forme e contenuti in attesa che qualcuno ci porti le noccioline per sopravvivere, continuare a pagare per sostenere le infinite filosofie politiche distruttive e null’altro che defecare. Forse non vi rendete conto che abbiamo perso tutti i treni. L’unica possibilità di salvezza si imperniava in un capovolgimento della situazione attuale, non con i Professori perditempo che hanno rinviato la fine ad altra data, ma con uomini di coraggio, capaci di imporre il pagamento del debito pubblico a chi lo ha creato, eliminare il mal odore lasciato da incoscienti sulle poltrone di comando nello Stato, nelle Regioni, Province e Comuni. Indire concorsi pubblici per lo sviluppo di programmi vincenti. Fare pace con la Germania che ci ha girato le spalle e guarda a un futuro migliore verso l’Europa dell’Est e i paesi Asiatici, scrivendo a caratteri cubital: Gli Italiani non sono stati mai fidabili.
    Anthony Ceresa.

  3. CARLO BUTTI says:

    Vogliamo razionalizzare lo Stato, cioè renderlo più efficiente e, paradossalmente, più forte, o vogliamo annientarlo, per costruire una società davvero libera? Nel primo caso, ben vengano le ricette di Giannino, che è sostanzialmente un discepolo di Friedman(Milton). Nel secondo caso, dobbiamo proporre altre strategie: che non siano, per favore, quella dello Stato-spezzatino, ancora una volta fondata sull’idea della razionalizzazione e dell’efficienza (tutta da dimostrare)dei tirannelli locali. Che fare, allora? Ho già detto che non lo so. Ma l’idea di addolcire il tiranno rafforzandolo proprio non mi va.

  4. Giancarlo says:

    L’articolo è un ottimo esempio di filosofia del diritto, ma ai fini pratici a cosa serve? Tanto più che da come postulato indimostrabile l’esistenza di un diritto naturale preesistente a quello positivo. Capirai, di questa roba discutono dai tempi dell’antica Grecia e non si sono ancora messi d’accordo, massimamente sulla naturalità o meno del diritto per eccellenza, quello di proprietà. Poi, credo, una posizione giusnaturalistica di questo tipo si scontra con contraddizioni logiche difficilmente superabili, lo dimostra la frase : “…a meno di dimostrare che esiste un principio in base al quale ognuno non può fare l’uso che vuole della sua proprietà se non produce danni illegittimi ad altri (il che non vuol dire se non produce danni ad altri)…”, dove l’espressione “danni illegittimi” rimanda platealmente al diritto positivo, ovvero a una normazione per forza di cose secondaria, condizionata dal comune sentire e dalle forze in campo di un dato paese, tempo e luogo.

    • Giovanni Birindelli says:

      1. GIUSNATURALISMO. Per quanto riguarda il giusnaturalismo, la mia posizione non è affatto giusnaturalistica. Nell’articolo infatti ho scritto che l’idea di legge nella quale mi riconosco è quella della legge intesa come principio astratto frutto di un processo spontaneo di selezione culturale di usi e convenzioni, cioè come ordine spontaeo, frutto delle azioni dell’uomo ma non del suo disegno. Il fatto che un ordine spontaneo esista è facilmente dimostrabile (basta osservare una lingua qualsiasi, per esempio quella in cui sto scrivendo questo commento). Quindi è facilmente dimostrabile che la legge così intesa può esistere. Inoltre, la legge intesa come ordine spontaneo non è (per le sue origini) arbitraria, mentre la legge naturale lo è necessariamente (come dice Antiseri “il concetto di ‘natura’ – e quindi di ‘natura umana’ – assume il suo significato all’interno di prospettive teoriche (filosofiche e religiose) differenti, e magari contrastanti […]. In altri termini: nulla vi è di più culturale della ‘natura’. […] ‘Per Kant […] era naturale la libertà; ma per Aristotele era naturale la schiavitù. Per Locke era naturale la proprietà individuale, ma per tutti gli utopisti socialisti […] l’istituto più conforme alla natura dell’uomo era la comunione dei beni’ (Bobbio)”). La legge intesa come risultato di un processo spontaneo di selezione culturale di usi e convenzioni e la legge naturale, per quanto appunto molto diverse per molti aspetti, hanno tuttavia in comune il fatto che sono entrambe indipendenti dalla volontà di chiunque e in particolare dell’autorità. Per questo le ho accostate nell’articolo.

      2. VALENZA PRATICA. Non si può non avere, consapevolmente o meno, un’idea filosofica di legge. E qualunque idea di legge (il positivismo giuridico che abbiamo oggi tanto quanto il giusnaturalismo tanto quanto la legge intesa come ordine spontaneo) ha i suoi impatti pratici e concreti. Parlare di una dimensione pratica e concreta a prescindere da un riferimento filosofico e astratto è utile a nascondere quest’ultimo ma non può eliminarlo.

      3. DANNI ILLEGITTIMI. Qui non rimando affatto al diritto positivo, ma all’equilibrio fra diversi principi in competizione fra loro (la legge in questo caso non è “originale” ma “risultante”, risultante della “combinazione vettoriale” di leggi diverse in competizione fra loro così come una forza può essere la risultante di una combinazione vettoriale di forze diverse e magari opposte). Anche la legge risultante, così come la legge originaria, va scoperta (per quanto il processo di scoperta possa essere diverso (per esempio più basato su tentativi ed errori che su analisi e ricerca) e per quanto ci possano essere valide ragioni per delegare la sua scoperta a un0istituzione diversa da quella che deve scoprire e custodire le leggi “non risultanti” (per il fatto che le leggi “risultanti”, nascendo da interessi particolari, tendono a essere più vicine a situazioni e interessi particolari, ma qui il discorso si fa troppo lungo per un commento). Andando in autostrada a 800 km/h io probabilmente sto guidando a una velocità che è oltre il punto di equilibrio fra il principio che mi garantisce di utilizzare le mie cose come mi pare e quello che mi impedisce di esporre gli altri a un rischio di morte (anche andando a 130 km/h io espongo gli altri a un rischio di morte, per il semplice fatto di guidare in autostrada). Questo punto di equilibrio (che dipende dal tipo di strada, dalle condizioni del traffico, dalla mia abilità alla guida, dal tipo di macchina eccetera, va scoperto, non deciso: un’autorità che fissasse il limite a 800km/h nel tratto dell’A1 fra Firenze e Bologna oppure di 50 km/h nel tratto fra Modena e Milano starebbe fissando il limite molto lontano dall’equilibrio.

      • Giovanni Birindelli says:

        ERRATA CORRIGE: al punto 2 NON “le leggi ‘risultanti’, nascnedo da interessi particolari…” MA “le leggi ‘risultanti’, nascnedo da SITUAZIONI particolari…”

  5. Alessandro Rossi says:

    Concordo con l’analisi condividendone in pieno l’ispirazione e i rimandi ideali ad Hayek e Hume (che credo anche Giannino condividerebbe) anche se sarebbe disonesto non riconoscere che il problema non sono ne’ Oscar Giannino ne’ il suo Manifesto ma come uscire pacificamente da tre secoli di “declino” culturale ed economico giuspositivista. Da che confini geografici, giuridici, linguistici e’ ipottizabile o prefigurabile una tale “Nostonomia”, il ritorno alla Legge?

    • Giovanni Birindelli says:

      La sua domanda è secondo me la domanda su cui lavorare. Ron Paul e Gary Johnson negli Stati Uniti rappresentano forse un primo tentativo di risposta a questa domanda (probabilmente valido solo negli USA). Io ho cercato di dare una personale risposta a questa domanda che fosse adatta ai paesi dell’Europa continentale, e in particolare all’Italia. Si tratta di una sorta di “privatizzazione onformale della funzione legislativa”: in sostanza una struttura di incentivi da sovrapporre inizialmente (non sostituire) al positivismo giuridico per renderlo autoimmune. Ne accenno qui http://www.movimentolibertario.com/2012/06/19/proposta_pratica/ ma siccome l’articolo è lungo esso nella sua pubblicazione originale è stato “spezzettato” (la versione “tutta in una pagina web” la ho riportata qui http://catallaxyinstitute.wordpress.com/2012/06/19/proposta-pratica-per-cambiare-modello-sociale/ si tratta solo di una bozza di proposta ovviamente (ce ne saranno sicuramente altre molto migliori). Il pinto però secondo me è lavorare su proposte che rispondano alla domanda che lei pone, che in fondo è per certi versi simile a quella che si pone Popper quando dice che il problema non è chi comanda ma come organizzare il sistema politico in modo da far si che chi detiene il potere politico non possa fare troppo danno. Grazie, un saluto

  6. brunialti says:

    Vabbè, io sono un giusnaturalista di ferro, tendenzialmente anarchico, in linea di principio potrei condividere queste righe. Solo che non capisco questa campagna de «L’indipendenza» contro «Fermare il declino». Sta uscendo un articolo al giorno che sostiene come il manifesto sia «una delusione». Beh, in cinquant’anni nessuno è riuscito a fare un decimo di quel manifesto, questa è la realtà. Portare a casa la privatizzazione della Rai e l’abolizione del valore legale dei titoli di studio sarebbero già due grandi risultati liberali, tanto per citare due punti minori. Anche solo fermare la spesa pubblica e la pressione fiscale in questo momento sarebbe qualcosa, figuriamoci ridurla. Ma no, il manifesto è sbagliato, perché non si pone il problema del «diritto naturale», come fosse un saggio di filosofia politica, anziché un manifesto programmatico, per l’appunto.
    Tutte queste cose bisognerebbe avere il coraggio di dirle in faccia all’imprenditore che sta per fallire, alle famiglie strozzate dalle tasse… Il pezzo ha solo l’effetto di risultare involontariamente esilarante: quando ho letto «prospettiva cratocentrica» sono scattate le grasse risate. Proprio vero che, talvolta, i libertari sono peggio dei marxisti.

    • Giovanni Birindelli says:

      Purtroppo o per fortuna il legame fra crescita economica e libero mercato e quello fra libero mercato e legge intesa come principio astratto non dipendono da chi li sottolinea e li discute. Io non ho problemi a dire queste cose in faccia all’imprenditore che sta per fallire, anzi lo ho fatto: l’azienda agricola di un imprenditore che conosco è in difficoltà. Per risolvere queste difficoltà potrebbe convertire un fienile in dususo in abitazione e generare reddito, ma non può farlo perché quel fienile è vincolato dalla “legge”. Io gli ho detto che se la legge fosse il principio astratto e generale e non il provvedimento particolare, a meno di riuscire a sostenere coerentemente che esiste un principio in base al quale ognuno non può fare l’uso che vuole della sua proprietà se non produce danni illegittimi ad altri (il che non vuol dire se non produce danni ad altri), e quindi in base al quale per esempio per usare la sala da pranzo come sala da gioco per bambini uno deve chiedere il permesso all’autorità, allora quell’imprenditore non avrebbe difficoltà ad affittare quel fienile e ciò produrrebbe circa 20.000 euro lordi annui che invece adesso vano distrutti. Lui ha concordato. La privatizzazione della RAI è importante ma la crescita non passa da lì, o quanto meno non principalmente da lì, passa da cose piccole delle quali nessuno sa nulla tranne chi ne è direttamente interessato (che è colui che dispone della conscenza rilevante). Quanto ai nomi da me scelti per definire le prospettive corrispondenti a diverse idee di legge, rispetto le sue grasse risate. La informo comunque che il senso di quei nomi è dare un’idea intuitiva (attraverso il parallelo con la rivoluzione copernicana) del fatto che il libero mercato non richiede il cambiamento di una o più cose particolari ma della prospettiva da cui siamo stati indottrinati a vedere tutto. Saluti.

      • brunialti says:

        Penso che sia dato per pacifico, almeno in queste lande, che lo stato italiano è il regno del diritto positivo. Che la costituzione italiana anziché difendere i diritti individuali li aggredisce. In ogni caso, grazie per averlo ricordato. Grazie all’Indipendenza di ricordarlo ogni giorno. Detto questo, sappiamo che cambiare la Costituzione è un’impresa. Lo stato italiano è inemendabile. Eppure, la storia ci dice che entro questa «cornice» è possibile anche la crescita economica (dopoguerra) così come è possibile un declino sempre maggiore. Non si può fare faville, certo, ma qui si tratta di salvarci il culo. E, a mio avviso le proposte di Giannino (per la cronaca, non ho aderito al manifesto) vanno in quel senso. Possono fare la differenza, per molti, tra la povertà e una prosperità relativa. Certo, implementarle è tutto un altro discorso.
        La mia critica va in questo senso. Se si possono diminuire le tasse, si fa. Senza che un libertario dottrinale venga a dire «Cinque punti di pressione fiscale in meno non servono a niente, il problema è che siamo cratocentrici e non nomocentrici». Ripeto: provate a dirlo ad un imprenditore tartassato.

        • Leonardo says:

          Forse lei non riesce a comprendere! Ma non è con quella roba lì che le tasse verranno diminuite!!! E’ così difficile da capirlo???? Le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni!!!

    • Leonardo says:

      La solita solfa. Scriva un articolo ben fatto di sostegno al Manifesto e glielo pubblichiamo. Dopodichè, le critiche di Dal Col e Oneto sono state avanzate – in maniera motivatissima – nello specifico della riforma dello Stato e l’indipendentismo pare non essere per Giannino importante (Per questo giornale invece lo è molto, è la ragione sociale della sua linea editoriale); Il sottoscritto e Birindelli abbiamo esposto il punto di vista dei libertari rigorosi, aggiungendo peraltro le ragioni per cui le lamentele che lei rivolge rispetto a chi per anni ha parlato di rivoluzione liberale, sono le stesse che possono essere rivolte a questo manifesto (Lei parla di realismo e se c’è qualcosa di non reale nella realizzazione è questa proposta liberaldemocratica). Non si capisce per quale motivo dopo vent’anni di sbruffonate e demagogia berlusconiana (peraltro anche più liberale di quella di Boldrin) ora noi si debba stendere un tappeto rosso a questo decalogo. Mah…

      • Albert1 says:

        …ed è un peccato, visto che Von Mises scriveva esplicitamente del diritto dei popoli di secedere da chi detestassero per unirsi a chi preferissero!

    • dante says:

      questo Brindelli e altri di questo giornale dimostrano come siano lontani da quello che “la gente” (Miglio) vuole Fanno filosofia fine a se stessa. Ci mancano i suggerimenti di Platone e Socrate. Giannino parla di fare questi parlano di parlare. Fra l’altro si capisce poco la linea del giornale. L’unico che si capisce è ancora Oneto.
      e altri 3 o 4. Si passa dalla estrema banalità allo sfoggio di cultura senza scopo.

  7. giorgio Fidenato says:

    Il guaio è che l’IBL ha dimenticato la lezione del diritto naturale o del diritto come scoperta continua della legge intrinsicamente esistente è si è pericolosamente avvicinato a coloro che amano il positivismo giuridico!!!!!

  8. valter bracali says:

    Si liberalizziamo e privatiziamo tutto da venti anni è dimostrato che è la strada giusta .
    Mercato del lavoro piu flessibile.
    Sapete qual’è il problema che di lavoro parlano sempre quelli che non sanno cosa sia all’atto pratico , ancora un pò di flessibilità e diventiamo di gomma .

  9. DANTE DI NISIO says:

    FACCIAMO TUTTI LA NOSTRA PARTE, PER IL PAESE
    In un periodo drammatico come quello che stiamo vivendo, le risorse finanziarie vanno prese dove sicuramente ci sono e dove l’azione del prelievo è meno dolorosa.

    E’ un fatto di giustizia e convenienza per tutti, non è una scelta ideologica.

    La cronaca delle ultime settimane riporta una serie di suicidi, dovuti anche alla visione di un futuro con risorse in diminuzione e debiti in aumento.

    Tecnicamente, la crescita è presente quando il PIL aumenta e quindi c’è maggiore produzione di beni e servizi.

    La maggiore produzione di beni e servizi può avvenire facilmente se i “costi di produzione” si riducono e questo si ripercuote sui prezzi finali più competitivi, che favoriscono una fruibilità degli stessi da una platea più ampia di consumatori (interni ed esteri). E’ anche vero che deve esserci disponibilità a spendere dei cittadini, altrimenti è tutto inutile. Analizziamo per cominciare la questione costi di produzione.

    Nella vita quotidiana, tra due prodotti con le medesime caratteristiche, la scelta, a meno di pensarla come un noto spot pubblicitario “ma io voglio spendere molto di più” ricade su quello a minor costo, senza contare che più persone potranno permettersene l’acquisto. Lungi da me pensare ad una ridotta retribuzione per i lavoratori, anzi, il contrario.

    Infatti chi guadagna poco potrà permettersi solo il minimo indispensabile per la sopravvivenza, e dovrà rinunciare ai propri desideri più costosi ed a una vita più gratificante e con maggiore soddisfazione.

    Ma allora come far costare meno i prodotti? semplicemente abbattendo il più possibile le tasse che le aziende pagano allo Stato per IRPEF ( in media -10% = – 15 miliardi € )

    Abbiamo visto, intervenendo sulla riduzione delle tasse delle aziende, come far diminuire i costi dei prodotti (entreremo nei dettagli sotto). Ora parliamo di come aumentare la disponibilità a spendere dei cittadini: Identico rimedio, diminuzione delle tasse IRPEF per tutti i cittadini (in media -5% = – 32 miliardi € ). A seguito di questi due interventi abbiamo ottenuto una diminuzione dei prezzi generalizzata ed una maggiore disponibilità agli acquisti da parte dei cittadini. Fino a qui tutto facile.

    Ma come sopperire al minor gettito fiscale?

    Ed è a questo punto che le risorse finanziarie vanno prese dove sicuramente ci sono e dove l’azione del prelievo è meno dolorosa.

    Ecco quindi la proposta di un “prestito forzoso allo Stato” da parte di chi ha redditi molto al di sopra della media Nazionale.

    Gli interessi riconosciuti sarebbero a livello tra 1% e 2% e le scadenze ripartite con criteri di equità dipendenti dalla attesa di vita degli interessati. Questi titoli sarebbero trattabili sul mercato e cedibili come qualsiasi altro titolo di debito pubblico.

    Un meccanismo di prelievo, potrebbe essere il seguente:

    Conversione del 40% della parte eccedente 70.000 € lordi annui per tutti i tipi di contribuenti ( pensionati, dipendenti, dirigenti, politici, amministratori, liberi professionisti, autonomi, ecc.), con titoli del debito pubblico Italiano con varie tipologie di scadenze a partire da quelle più brevi e comunque in relazionate alle attese medie di vita degli interessati (prestito complessivo = 20 miliardi €)

    Riepiloghiamo brevemente gli effetti di quanto proposto fino ad ora: diminuzione del prezzo dei prodotti e dei servizi (1), aumento della disponibilità economica da parte della generalità dei cittadini (2), prestito forzoso dei soggetti a reddito più elevato (3).

    Nel corso degli anni, l’apparato Pubblico è diventato sempre più vorace: sia per l’aumento spropositato dei livelli politici e amministrativi (inteso come numero) sia per i costi unitari.

    E’ necessario quindi agire nella direzione della diminuzione delle spese per il funzionamento dello Stato e diminuzione degli organismi e quindi della burocrazia,

    Mi spiego meglio: sarebbe bello, ma sopratutto di esempio, avere un numero di parlamentari fortemente ridotto e con costi unitari più bassi; Sarebbe altresì bello avere meno amministrazioni sul territorio, magari raggruppando le più piccole o addirittura eliminando alcuni livelli (10) (risparmio non definibile). Senza contare la minore burocrazia che rappresenta una vera palla al piede di chi vuole intraprendere attività sul territorio.

    Naturalmente un minor costo del funzionamento dello Stato non sarebbe sufficiente a riequilibrarne il bilancio.

    Ulteriori fonti di entrata per le casse dello Stato sarebbero:

    Vendita del patrimonio immobiliare riconducibile allo Stato nei casi in cui il mantenimento sia improduttivo per le casse dello Stato (case popolari agli inquilini, caserme dismesse, ecc.) (> +144miliardi €) (4)

    Accordi bilaterali con Svizzera e altri “paradisi fiscali” per penalizzare se non impedire l’occultamento di capitali all’estero (5)

    Asta onerosa per le frequenze libere (+1,2 miliardi €) (6)

    Tassazione del patrimonio immobiliare riconducibile alla chiesa non finalizzato esplicitamente a luogo di culto (+ 2 miliardi €) (7)

    Riduzione delle spese militari compatibilmente con gli impegni minimi previsti dagli accordi di alleanze internazionali (+ 30 miliardi €) (8)

    Riduzione del personale negli uffici pubblici: introdurre “quote” molto restrittive nel rapporto numero addetti/popolazione servita. Questo per evitare le assunzioni “politiche” e inutili. Diffondere sul territorio Nazionale la Banda larga per i collegamenti internet in modo da sviluppare il rapporto on-line utenza / Pubblica amministrazione (> 10 miliardi di €) (9)

    Capillare controllo delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche e giuridiche che posseggano patrimoni immobiliari e di capitali superiori a 500’000 € (+ 400 miliardi €) (11)

    Per arginare la tentazione di proventi illeciti da parte di politici ed amministratori si propone di:

    Prevedere reati civili e penali molto più severi ( x 5) per chi commetta reati “economici” ( evasione fiscale, tangenti, esportazione capitali all’estero, collusione, ecc.)

    Tutte le misure economiche saranno calibrate per assicurare avanzo del bilancio dello Stato e resteranno in vigore per il tempo necessario alla ripartenza della Nazione.

    Una misura di sicura giustizia è quella di permettere la compensazione immediata alle aziende ed ai professionisti degli importi dare/avere nei rapporti con le Pubbliche amministrazioni.

    Gli incarichi successivi al primo, nei consigli di amministrazione e negli incarichi di tutte le società, non sarebbero retribuiti (minori costi e maggiore spazio a giovani emergenti).

    Drastica riduzione delle auto Blu (ed altri colori)

    Maggiore flessibilità in ingresso nel mercato del lavoro esclusivamente a patto di un maggiore costo unitario.

    Obbligo su tutte le confezioni di prodotti di origine Italiana della raffigurazione del tricolore.

    Infine, considerato che:

    A) Il Governo “dei tecnici” è stato imposto per bloccare la speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico Italiano

    B) A causa della estrema urgenza sono state emanate misure con ridotto confronto parlamentare e con le forze sociali e questo ha comportato misure ingiuste e non sufficientemente meditate

    C) Prima del decreto Monti, le numerose modifiche al sistema pensionistico Italiano susseguitesi nel tempo, seppure con qualche iniquità ma con opportuna gradualità visto che interferivano sulle aspettative di milioni di esseri umani, avevano portato alla stabilità dei conti INPS anche per il futuro

    D) E’ prioritario mantenere la pace sociale ed evitare che per la disperazione di molti, si possa ricadere in un clima in cui la democrazia e la legalità vengano compromesse

    Si propone

    Abrogazione del decreto Monti per la parte riguardante la riforma delle pensioni, abrogazione della norma riguardante il posticipo del TFR introdotta con la finanziaria 2011, con valenza retroattiva (12)

    Riproduzione consentita citando la fonte e l’appartenenza al gruppo face book “giù le mani dalle pensioni”

    Dante Di Nisio 347 3887130

    ex Pianificazione e Controllo ENEL spa

    Appendice (fonti ed importi previsti)

    1) http://economia.tuttogratis.it/gettito-fiscale-pagano-sempre-piu-tasse-dipendenti-e-pensionati/P104265/ in media -10% = – 15 miliardi € (146 miliardi per IRPEF nel 2010)

    2) http://economia.tuttogratis.it/gettito-fiscale-pagano-sempre-piu-tasse-dipendenti-e-pensionati/P104265/ in media -5% = – 32 miliardi € (646 miliardi per IRPEF nel 2010)

    3) fonte ufficiale http://www.irpef.info/classifica.html anno 2007, valore convertibile in prestito forzoso allo Stato 50 miliardi € di cui il 40% = +20 miliardi €

    4) http://www.anteprime.ilsole24ore.com/Articolo/patrimonio-pubblico 40% di 350 miliardi di € = +144miliardi € (da aggiungere patrimonio IACP)

    5) http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002518.html capitali stimati 140 miliardi di euro a fine 2008

    6) http://www.tvdigitaldivide.it/tag/asta-onerosa-frequenze/ valore +1,2 miliardi €

    7) http://www.beppegrillo.it/2011/08/lici_del_vatica.html valore + 2 miliardi €

    8) http://www.vita.it/news/view/120806 valore + 30 miliardi €

    9) Stima dipendente da decisioni valore + ?? miliardi €

    10) Stima dipendente da decisioni valore + ??? miliardi €

    11) http://www.oggi.it/attualita/politica/2012/06/05/evasione-fiscale in media 40 miliardi/anno x 10 anni = + 400 miliardi €

    12) http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-82bdd6b1-dc56-4714-b037-cfddad7163e6.html valore = – 2,7 miliardi € nel 2012

    • Giovanni Birindelli says:

      Una società in cui ognuno deve fare la sua parte per il “bene comune” è una società totalitaria, e io la rifiuto. Una società libera è una società in cui l’unione non è sui fini collettivi ma sulle regole di comportamento astratte e generali, cioè sulla legge, e nella quale quindi ciascuno, purché agisca all’interno di queste regole, di questi principi, sia libero di perseguire i suoi fini individuali (che non vuol dire necessariamente egoistici). Per il tipo di conoscenza che viene usata nelle transazioni, una società libera è una società prospera economicamente, mentre una società totalitaria come quella che propone lei è una società economicamente in declino. La solita richiesta di aumentare il peso fiscale su chi ha o guadagna di più è, oltre che ingiusta (in quanto viola il principio di uguaglianza davanti alla legge intesa come principio e presuppone una società in cui Hitler è possibile), devastante da un punto di vista economico:per capirlo le suggerirei di studiarsi i testi fondamentali della Scuola Austriaca) oppure osservare la crisi attuale.

  10. gigi ragagnin says:

    probabilmente combattere il positivismo giuridico non è possibile in più di mezza itaglia. miglio lo dice chiaramente, quando propone di istituzionalizzare le mafie per una repubblica del sud. temo che anche per il nord di questo sventurato paese questa operazione sia impossibile.
    invito i lettori a ponderare accuratamente questo articolo.

    • Giovanni Birindelli says:

      Il positivismo giuridico lo abbiamo fatto noi a tavolino e quinidi possiamo disfarlo. Non sarà facile, dovrà essere fatto gradualmente e spontaneamente, dal basso, ma questo non vuol dire che sia impossibile. Se lo fosse, dovremmo accettare che è impossibile avere l’economia di mercato. In ogni caso il fallimento non è non riuscire, ma non provarci nemmeno e anzi continuare sula strada sbagliata

  11. Francesco says:

    ottimo, citi come esempio la progressività fiscale, peccato che non citi anche la creazione di denaro dal nulla, ancora peggiore in termini di conseguenze alle nostre libertà economiche e civili. una questione che giannino non ha mai toccato in quanto monetarista. e che i cialtroni monetari dell’IBL che perlomeno dovrebbero conoscere benissimo quel bruno leoni che citi diverse volte, hanno ripudiato totalmente.

    • mario says:

      Sacrosanto Francesco.
      Il grande Giovanni Birindelli parte a monte e la riserva frazionaria è una conseguenza del mancato rispetto della rule of law.
      La riserva frazionaria, quale conseguenza del’ribaltamento del Diritto come istituzione umana, è a sua volta causa dell’attuale dittatura del positivismo giuridico che ha soppresso la sovranità individuale sulla moneta ed ha imposto l’organo di pianificazione centrale quale vertice della conoscenza. Quest’organo è quindi dotato di poteri d’indirizzo che prescindono, con violenza gratuita, dalla volontà degli individui soggiacenti al suo anacronistico imperio.
      Diciamo che far comprendere le basi è giusto ma più difficile,
      Sarebbe più facile puntare sullo spiegare la questione monetaria perchè è molto più facilmente comprensibile per il fatto che tocca personalmente ogni soggetto. Le implicazioni di una comprensione del diritto negato sulla moneta potrebbe essere di molto più fruttuoso nell’arrivare alla comprensione più generale della rule of law.
      Gli incentivi della conoscenza della moneta implicano l’accettazione della rule of law per derivazione e coerenza.
      Sono o non sono il linguaggio la moneta ed il diritto le uniche istituzioni umane che consentono gli scambi in un libero mercato nella totale incertezza del futuro? Le 3 istituzioni dette sono o non sono nate spontaneamente l’una grazie all’altra? Prima il linguaggio poi la moneta e quindi il diritto? Questa gerarchia si può considerare casuale o invece o genetico causale? Allora Francesco fai bene a ricordare che dalla moneta e per moneta intendiamo il mezzo di scambio non si può prescindere nell’impostazione di un programma politico. Il Diritto sorge spontaneamente come quella serie di comportamenti che hanno manifestato nei secoli una volontaria accettazione di principi astratti nelle modalità di scambio (non solo di tipo materiale ma anche sociale:non uccidere;non rubare) che consentono lo sviluppo della società. Far capire questo ai signori dell’IBL è dura, ma spero che almeno qualcuno di loro si stia interrogando sul tema.

  12. kmatica says:

    Se questo è il toccasana, già che abbiamo fatto trenta facciamo trentuno, aspettiamo ancora un po e vediamo se salta fuori qualcos’altro.

  13. Dan says:

    Che du palle sti manifesti politici: tutti che parlano, tutti che hanno la ricetta giusta ma mai nessuno che agisce. L’unica azione che compiono il balzo sulla cadrega e sui soldi che possono prendere come deputati.

    Togliessero quei soldi, sarei proprio curioso di contare quanti di questi signori si farebbero ancora prendere la voglia di restare in politica: facilmente basterebbe una mano per contarli.

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