Gheddafi al Nord, non è solo immigrazione caro Renzi

di GIULIO ARRIGHINI*

Siamo in campagna elettorale, ultimi giorni. Ma c’è una frase pronunciata dalla politica, e da Renzi in particolare, che non può sfuggire. Dice il premier: il problema dell’immigrazione è la Libia. Ma va!

Dalla primavera araba e ancora prima durante i governi di destra e di sinistra, si è sempre saputo che la Libia era punto di partenza. Ma altro evidentemente per la ragion di stato imponeva linee di condotta alternative da parte del Parlamento e dei partiti. E per capire che siamo una democrazia limitata si può evitare di toccare sempre il tasto dell’immigrazione. Abbiamo la pianura padana, a Cremona, testimonianza diretta di una colonizzazione economica e commerciale che non ha precedenti. La Libia era già qui prima ancora che gli immigrati arrivassero dalle sue coste.

Per chi ama il Po, per chi conosce Cremona, la vicenda Tamoil è l’emblema dei silenzi e delle cecità istituzionali più assurde. Due anni fa una voce si alzò dal coro nel libro inchiesta “Gheddafi a Cremona”, che fece seguito all’inchiesta aperta dalla procura dopo che finalmente dopo anni si era “scoperto” che le società canottieri lungo il fiume, con alle spalle la raffineria (arrivata molto dopo di loro, trattandosi di società sorte anche a fine ‘800), erano bellamente inquinate. Addirittura fu fatta una operazione di recupero degli idrocarburi perché sotto il primo manto erboso dei prati delle società, viaggiava gasolio ma anche altro.

Per farla breve, la città nella zona più esclusiva e residenziale, accanto al fiume, aveva a ridosso le ciminiere. Pagavi per respirare quella roba lì. E non solo. Per anni commissioni ambiente in Comune e altri enti, sancirono che l’aria era sana e che gli odori nauseabondi che pervadevano la città erano aromi non dannosi. Bene.

Non era così. Tamoil riversava in falda. Se ancora oggi provate a cercare il libro coraggioso del radicale Sergio Ravelli nelle librerie del centro città, vi dicono che dovete ordinarlo via internet alla casa editrice. Per una città governata da destra e sinistra, mica male.

Nel leggere l’antefatto della storia e la presentazione del libro, si apprende che questa, nel cuore del Nord dell’agroalimentare, è “Una storia, una vicenda molto simile a quella dell’Ilva a Taranto. Un libro con notizie inquietanti in ogni sua pagina, e si arriva all’ultima afferrati da un sentimento che è, insieme, di sgomento, di rabbia e di incredulità. Si comincia con il solitario impegno di un galantuomo, il professor Armando Canuti, direttore del Reparto chimico del Laboratorio di igiene e profilassi di Cremona. Personalità scientifica di rilievo nazionale nell’ambito dello studio delle acque, per mesi cerca invano di effettuare analisi direttamente all’interno della raffineria non fidandosi dei dati ufficiali; è puntualmente respinto- Canuti è anche consigliere comunale del PCI, le sue denunce e il suo impegno gli procurano un procedimento giudiziario. E’ abbandonato da tutti, anche dal suo partito; nessuno lo ascolta, anche se l’acqua che si beve sa di naftalina…

Aveva ragione lui, il professor Canuti: ma nessuno ancora gli ha chiesto scusa. La raffineria Tamoil, la cui proprietà è direttamente riconducibile alla famiglia Gheddafi, inquina tutta Cremona, il Po, ma per anni nessuno fa nulla, l’unica denuncia viene da Elena Ginestri, consigliere comunale radicale eletta nelle liste dei Verdi. Il perché lo spiega Ravelli: “Un fiume di denaro libico, sotto forma di sponsorizzazioni Tamoil, si riversa sulla città di Cremona”.

Ieri un fiume libico in pianura padana, oggi ma anche ieri, un fiume di clandestini dalla Libia senza che tutto non sia sanzionabile, arriva al Nord.

A  pagina trenta del libro si legge che  “Cremona è una delle poche città sede di una raffineria dove non è mai stata effettuata una seria indagine epidemiologica”.  In comune sanno ma non parlano; i tecnici dell’ARPA sanno ma non parlano. Molti in città sanno, ma preferiscono fingere di non sapere. Insomma, “Gheddafi a Cremona” racconta una storia fatta di silenzi,   di fatti nascosti ai cittadini. La storia di una raffineria e di un inquinamento, all’interno del perimetro cittadino, a ridosso di uno dei quartieri più popolosi della città, a un chilometro e mezzo dal centro storico”. Così scrive Valter Vecellio, giornalista Rai, nel presentare il volume.

Alla faccia. Monocoltura, vacche da latte, violini e Libia. E petrolio nel fiume. Tanto, nella bassa nulla si può discutere grazie  al consociativismo che Psi e Dc prima, Pci e Dc, Forza Italia e altri suonatori cantando, hanno realizzato per far morire una realtà dimenticata da Dio e dagli uomini. Gheddafi è solo l’emblema di una battaglia persa, ogni città ha i suoi Gheddafi, i Comuni e le istituzioni che non si costituiscono parte civile, tanto chi paga sono i cittadini.  Prima di votare, meglio riflettere su tanto silenzio. Le alternative al sistema esistono, basta avere il coraggio di sfidare le raffinerie della politica lombarda. Anche il caso Expo qualcosa insegna.

*Segretario Indipendenza Lombarda

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

6 Comments

  1. Pensavano di conoscere la Politica ed hanno sbagliato.
    La politica vincente non esiste senza il Potere dei vincitori sui vinti che a loro volta diventano vincitori. Una catena lunga e continua che parte dai sistemi di giustizia, proprio quelli che mancano nel nostro Paese..
    La Germania ha perso la guerra ed oggi comanda l’Europa.
    L’Inghilterra é stata padrona del mondo ed ha perso lo scetro in favore dell’America e così via di mano in mano.
    L’Italia non riesce a staccarsi dai sistemi dominanti interni e stà perdendo gli attributi di merito destinati alla civiltà umana. Siamo ancora la Capitale del Cristianesimo ?
    Anthony Ceresa.

    • Pedante says:

      La Germania sì, ma non di certo il popolo tedesco, e le migliaia di cittadini incarcerati per reati di opinione ne sono le prove.

  2. braveheart says:

    E QUELLI DEL GOVERNO BERLUSKAISER CHEE SONO ANDATI A BACIARE LA MANO A GHEDDAFI IN PRIMIS SILVIO IN SECONDIS I LEGGAA NODDE CASTA DI VIA BELLERIO…
    E’ VERO O NO?

  3. alberto andretta says:

    lungi da me contestare l’articolo,gheddafi era anche fiat e relative controllate (esempio eclatante juventus) compagnie assicurative,banche,alitalia ecc negli anni 70- 80-90-2000 e gli eredi(salvi)lo sono oggi,in merito all’inquinamento solo recentemente il popolo italiano ne ha preso coscenza piena,da notizie di stato italiane l’immigrazione proveniente dalla libia era sotto controllo con il cav. silvio,in fatto e considerazione dei suoi buoni rapporti con il “defunto”colonello (chi si ricorda pochi anni fa’ la visita a roma dove il miliardario berlusconi si inginocchiava e baciava l’anello avanti a muammar gheddafi),alberto andretta cogollo-vicenza

  4. Pedante says:

    A rischio di apparire monotematico, l’immigrazione è di gran lunga il problema più serio da affrontare.

    Programmi politici errati si potranno sempre cambiare o si riveleranno irrealizzabili, non così per i popoli – frutto di migliaia di anni di evoluzione.

Leave a Comment