Germania, a rischio il Fondo Salva Stati. Ma la Corte smentisce

FONTE ORIGINALE: www.corriere.it   di Mara Gergolet

«Non mi arrenderò mai, sono quel tipo di persona che non molla», disse due anni fa, quando la Corte Costituzionale tedesca bocciò la sua richiesta di bloccare il salvataggio della Grecia. E Markus Kerber, professore di diritto a Berlino e euroscettico a oltranza, padre di uno dei sei ricorsi contro il fondo salva Stati (Esm) che pendono a Karlsruhe, prova a mettere in scacco, per qualche mese almeno, i giudici costituzionali tedeschi. Impedire la tanto attesa sentenza, prevista per il 12 settembre, e quindi – l’attivazione dello scudo anti-spread.

Il rischio c’è. A darne notizia, lunedì sera, il quotidiano economico Handelsblatt . Poco dopo, è il portavoce della Corte Costituzionale a confermare che «un esposto è stato presentato. Non possiamo dire di più».
L’estrema mossa dilatoria, messa in piedi da Kerber, chiede alla Corte di «rimettersi per una volta alla Corte di giustizia europea». Il ragionamento è lineare: poiché alla Corte europea di giustizia, con base in Lussemburgo, è pendente un altro ricorso, quello del deputato irlandese antieuro Thomas Pringle, che chiede di valutare la compatibilità tra il fondo Esm e i trattati europei, i giudici di Karlsruhe dovrebbero attendere quel verdetto. Tanto più che il tribunale del Lussemburgo è un’istanza superiore alla stessa Corte Costituzionale tedesca.
«La data del 12 settembre mi sembra obsoleta – dice Kerber, intervistato dalla France Presse -. Il ricorso irlandese è stato depositato a Lussemburgo il 3 agosto e serviranno almeno quattro mesi per una decisione». E continua, ironico: «Alla fine, la Corte di Karlsruhe mi dovrà ringraziare: rischiava di autorizzare un testo che poteva poi essere invalidato in Lussemburgo».

Dunque, l’estrema e forsennata tenacia di un euroscettico con cattedra alla Technische Universität di Berlino rischia di inceppare il meccanismo di salvataggio, messo in piedi con così grandi difficoltà dai leader europei. E benedetto anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che nel suo intervento del 2 agosto aveva subordinato – come chiedeva il governo tedesco – l’azione dell’eurotower all’entrata in vigore proprio del salva Stati; di più, alla richiesta dei singoli Stati (leggi Spagna, e forse l’Italia), perché gli aiuti vengano attivati.
Della sua battaglia, Markus Kerber non ritiene di dover render conto a nessuno. Lui giudica «insostenibili e irreversibili» i rischi che il fondo salva Stati e i ripetuti salvataggi rappresentano per la Germania, destinata – dovesse percorrere la strada della solidarietà – a essere strangolata dall’«asfissia budgetaria». Il problema dell’Europa – ripete la sua lezione d’economia nelle interviste – è che «non si può avere una moneta per tutti»; anzi, l’origine del problema europeo è che diversi Paesi hanno una diversa competitività, e l’euro impedisce al libero mercato di funzionare. E siccome l’euro è destinato a fallire, almeno non deve fallire la Germania, indebitandosi per gli altri.

Non è detto che il suo ricorso venga accolto. I giudici tedeschi hanno spesso mostrato di tenere in massimo conto le istituzioni e i valori comunitari. Però è anche un problema di date. Già quella del 12 settembre era ritenuta lontana, con il governo tedesco che a luglio – Wolfgang Schäuble in udienza a difendere le ragioni dell’Europa – chiedeva ai «giudici in rosso» di fare presto. Ogni ritardo, disse Schäuble, poteva scatenare le turbolenze dei mercati.
Ora l’esposto crea nuova incertezza, si vedrà già da oggi se avrà un impatto sulle Borse. Intanto, la clearing house Lch, la maggiore cassa di compensazione sul debito europeo, ha deciso di alzare ulteriormente i margini di garanzia che applica per le intermediazioni su una serie di titoli di Stato italiani e spagnoli. E così il margine sui Btp a 5 anni passa dal 2 per cento attuale al 3,2 per cento (e arriva al 7% sui titoli decennali e al 15% sui trentennali). Un’altra decisione che potrebbe influenzare lo spread.
Più di tutto però, e con maggior apprensione, si guarda a Karlsruhe. Perché se, nelle aspettative di molti giuristi, difficilmente i «giudici in rosso» bocceranno il salva Stati, è anche vero che il tempo – ostacoli e sabotatori permettendo – sta diventando un fattore decisivo.

Ma in mattinata è arrivata una precisazione della Corte Costituzionale tedesca:

La Corte Costituzionale tedesca non vede motivo per rimandare la sentenza prevista il 12 settembre sulla legalità del fondo permanente per il salvataggio della zona euro e per il fiscal pact. Ieri un gruppo di accademici tedeschi aveva detto che stava cercando di ritardare la decisione della massima corte nazionale su un’eventuale incompatibilità dell’European Stability Mechanism (Esm) e il fiscal compact con la legge tedesca. “Non ci sono al momento indicazioni per un rinvio della pronuncia”, ha detto una portavoce della corte.

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