IO STO CON LA GERMANIA VIRTUOSA, CONTRO GLI INDEBITATI

di PAOLO MARINI

La crisi finanziaria ed economica internazionale, se non erro, è una crisi da debito, ovvero da debiti, una montagna di debiti. E, pensando in particolare ai Paesi europei oggi nel cuore della tempesta, per debito non si intenda soltanto quello in denaro. C’è un debito forse anche più pesante, che è di fiducia, una crisi profonda dell’affidamento – pericolosa poiché contagiosa – che interi sistemi-Paese sono riusciti a sollevare intorno a sé. Il debito, in entrambe le sue declinazioni, ha origini lontane: è il frutto di decenni di gestione insana, irresponsabile della cosa pubblica e delle finanze statali ovvero di interi comparti assistiti dalla cure della mano pubblica; una cosa per cui, se scendessero i marziani sulla Terra, dovrebbero immediatamente arrestare (nel senso fisico, si) e rendere inoffensivi tutti coloro che hanno avuto in un lungo arco temporale responsabilità di primo livello e ruolo di classi dirigenti.

In realtà, visto che i marziani non scenderanno, vi sono soltanto milioni di cittadini – spagnoli, greci, italici e non solo – che politicamente e civilmente, nella diversità delle situazioni, spiace ammetterlo ma portano una quota di responsabilità della attuale congiuntura, insieme alle rispettive classi dirigenti, per il fatto di averle direttamente o indirettamente elette, suffragate, mantenute. Il dissesto finanziario dell’Italia, ad esempio, con gli ormai 1.949 miliardi di debito pubblico, è il frutto della prolungata spartizione della torta con intere categorie e gruppi della società, secondo il ben noto meccanismo della cessione di spesa pubblica in cambio di consenso e pace sociale. L’Italia ha, malgrado questo, la forza relativa di un’economia di assoluto rispetto, è un Paese dove ceti parassitari e troppi scansafatiche convivono accanto a milioni di uomini e donne di grandi abilità e volontà. Ed è, quello dell’Italia, un caso eminentemente diverso da quello della Spagna (dove, in particolare, è emersa la rilevante criticità del sistema bancario) e da quello della Grecia, dove invece pare siano scoppiati tutti i mali e i deficit possibili.

Davanti a questi Paesi c’è la Germania, in una posizione di crescente accerchiamento da parte  ormai non solo europea, affinché muova passi decisivi nella soluzione della crisi e, in particolare, per arrivare ad una ‘socializzazione’ europea del debito, dove il nuovo debito (quegli eurobonds che per primo se non ricordo male ha proposto Giulio Tremonti) sia sostenuto da nuove e più ampie garanzie e si faccia forte della presenza di Paesi ‘virtuosi’, cioè con i conti sostanzialmente in regola e un elevato livello di affidabilità dei sistemi finanziari, economici e amministrativi.

In questi giorni ho letto fior di analisi focalizzate sugli errori compiuti al momento della creazione della moneta unica. Sul favore goduto da quelli che anche allora erano i Paesi ‘deboli’, che non avrebbero saputo approfittare dell’occasione data dall’euro per rimettere in sesto i propri conti, le proprie pubbliche amministrazioni, con riforme tempestive e a lunga gittata. Ebbene, non sembra anche a voi che si stiano per ripetere gli stessi errori di dieci e passa anni fa, se l’insieme dei Paesi europei, complice una Germania addomesticata ai voleri dei più, si accingerà a concedere ciò che le viene chiesto senza la fissazione di misure adeguate con finalità preventive e senza l’offerta, da parte di chi deve, di una credibile inversione di rotta ? Non si vede, come a me pare di vedere, il rischio che un’operazione in grande stile serva a quel punto unicamente a procrastinare negli anni lo scoppio della tempesta perfetta, che un giorno potrebbe travolgere buoni e cattivi, viziosi e virtuosi, in un’unica ferale esplosione? Come si fa a costruire un’Europa solida?

E’ vero, anche la virtuosa Germania (che pure qualche problema ce l’ha, certamente) è già a rischio oggi, perché l’area euro è il mercato in cui ha trovato e trova sbocco parte rilevante delle proprie merci, godendo del vantaggio di un’economia robusta, capace di innovazione e di slancio competitivo, al punto che recentemente si è permessa il lusso di varare generosi rinnovi contrattuali (mi riferisco al contratto dei metalmeccanici, con il suo ruolo di apripista di accordi negoziali negli altri settori) impensabili in  contesti economici di altri Paesi europei.

E’ veramente miope ed egoista, questa Germania? Ha dunque torto a non voler cedere ai prolungati e sempre più insistenti strattonamenti? Siamo certi che sia la Germania a dover fare il primo passo? O sono i Paesi ‘viziosi’ a dover compiere un deciso avanzamento nel senso di una credibilità che oggi, malgrado tutto, oggettivamente non c’è?

Vogliamo tornare all’Italia: possiamo pretendere di suscitare fiducia solo perché il Governo Monti ha varato alcune manovre di presumibile (ma sempre impercettibilmente precario) aggiustamento dei conti pubblici, al prezzo di un ulteriore dissanguamento e sfilacciamento del tessuto connettivo, civile e sociale del Paese? Possiamo dire che la politica, in Italia, abbia ben appreso la lezione del passato e si sia data una mossa? Possiamo sostenere che con questa breve stagione di ‘rigore’ si sia lasciato alle spalle il tempo dell’allegra e crimininale politica della spesa, dell’ossequio a categorie proterve, dell’inchino alle ragioni della pace sociale, a tutto discapito della correttezza, della pulizia, della responsabilità della gestione, dunque del buon governo? La credibilità, afferma il Presidente Napolitano, è ritrovata. Ma lo dice lui, mentre la maggioranza degli italiani pensa l’esatto opposto. E’ sufficiente ascoltare in che modo parlano tanti concittadini, in questi giorni, del proprio presente e del proprio futuro. E all’estero, che cosa pensano veramente dell’Italia, dietro certe diplomatiche rassicurazioni?

Ho letto con certo disappunto l’articolo di Roberto Napoletano di qualche giorno fa su Il Sole 24 Ore (dal titolo “Schnell, Frau Merkel”), che invitava la Cancelliera a non frapporre più tempo in mezzo. E ho anche letto, il giorno dopo, le reazioni dei lettori dell’Handelsblatt, ovvero di contribuenti e cittadini tedeschi di fronte a tale esortazione. Se non vi è capitato, cercatele su internet. E’ un po’ sconcertante ma istruttivo.

A me è successo di rispondere, silenziosamente e parafrasando l’infelice esortazione del giornalista: “schnell Italia”, “schnell Spagna” e – con quasi nessuna speranza, dato ciò che sta accadendo nella culla della civiltà occidentale – “schnell Grecia”! Datevi, diamoci un nuovo corso per davvero! Non si tratta di fare i compiti per non essere bocciati, né di trovare una momentanea boccata di ossigeno. In palio c’è di più, molto di più: è la dignità, la volontà di riscatto di interi popoli dalle cattive abitudini e da politici, boiardi e burocrati da gettare dalla finestra. D’altronde, qualcosa occorre pur fare anche per vincere le apprensioni e lo scetticismo, comprensibili, di milioni di cittadini mitteleuropei, dando il segnale incontrovertibile che l’epoca delle ‘vacanze rovinose’ è finita per sempre e che c’è la volontà di ricominciare daccapo, non senza pagare l’inevitabile prezzo dei fallimenti. Non è forse questo, o qualcosa del genere, ciò che potrebbe davvero sbloccare l’impasse e a cui la fermezza tedesca potrebbe rispondere con la disponibilità a muovere decisioni inedite verso la soluzione di questa crisi infinita?

Non è la fiducia il motore profondo e autentico dell’economia, della finanza, di intere società?

Una volta di più si conferma che in una grande, così come in una piccola comunità, non è al potere salvifico di uno che bisogna guardare, pretendendo da costui la soluzione dei problemi. Perché ad essa si giunge facendo ciascuno, fino in fondo, la propria parte, con sforzi e sacrifici, pagando il dazio dell’abbandono delle cattive abitudini, senza scorciatoie, senza furbizie, senza riserve. Solo dopo di questo la Germania potrà essere credibilmente messa in mora.

In carenza di ciò, sento di affermare (stavolta parafrasando John Kennedy): “Ich bin ein Berliner”. Nel senso che sono solidale, semplicemente, con quelli che, magari non senza limiti e non senza errori, manifestano di intendere lo stare insieme come una tendenziale gara di virtù, piuttosto che come un esercizio di malintesa solidarietà.

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16 Comments

  1. mercanzin marco says:

    Articolo pregno di puttanate sesquipedaliche!
    premessa: io personalmente incarcererei tutta la classe politica attuale e degli untimi 30 anni, tutti i giornalisti main stream degli ultimi trent’anni, e anche i magistrati che si sono voltati dall’altra parte in questi ultimi trent’anni.
    E naturalmente metterei il filo spinato ai confini del Veneto, trattenendo tutte le risorse fino depredate da roma.
    Detto questo, la Germania ha barato, e alla grande !
    Ha sforato il patto di stabilità prima dell’euro per tre anni ( memoria corta?), finanziando le politiche di compressione delle retribuzioni ( si, la germania ha precarizzato, non esiste solo la volkswagen, dati dell’ILO, international Labour Organisation), aumentando fraudolamente la sua competitività,
    L’aumento del debito tedesco è il risultato di un aumento del deficit pubblico di quasi 5 punti di Pil nel periodo in questione (da un surplus di 1.3 nel 2000 a un deficit di -3.4 nel 2005), partendo da una situazione nella quale la Germania era già sul filo del parametro di Maastricht in termini di debito pubblico (60.2%);

    Questo aumento è dovuto a maggiori spese (da 923 a 1043 miliardi di euro), non a minori entrate (passate da 946 a 969 miliardi);

    Queste maggiori spese per circa 120 miliardi sono spiegate per più di due terzi da sostegno all’economia attraverso sussidi alle imprese e politiche “attive” del mercato del lavoro (per circa 90 miliardi complessivi), mentre, ad esempio, le spese per l’istruzione sono aumentate di 8 miliardi e quelle per l’edilizia popolare di 3 miliardi.

    E allora? E allora secondo me, e credo anche secondo i dati è successo questo: che la Germania, mentre predicava il rigore fiscale agli altri, praticava una svalutazione reale attraverso un massiccio programma di sussidi diretti e indiretti al proprio sistema produttivo, via una riforma del lavoro che, come dire, se da un lato “flessibilizzava”, dall’altro doveva “sicurizzare” i poveracci che perdevano il post .
    In pratica, lo Stato tedesco ha sussidiato l’abbassamento dei costi di produzione del sistema produttivo nazionale, facendosi carico delle varie “mancette” da elargire alle vittime delle riforme sul lavoro.
    E smettiamola con la questione del debito pubblico che causa la crisi attuale.
    I mercati sono allarmati dallo spropositato debito privato dei paesi dell’europeriferia.
    Il settore privato spagnolo, per esempio, ha debiti per il doppio del reddito del paese. Altro che parametri di Maastricht! E cosa succede quando il settore privato ha troppi debiti (cioè ha preso troppi soldi in prestito, cioè le banche hanno troppi crediti), cosa succede insomma quando c’è too much finance : quando il debito privato supera il 110% del Pil iniziano gli effetti depressivi sull’economia.
    E io vi chiedo: e la crisi perché c’è stata? Perché in un altro paese i debiti privati avevano superato (e da un po’) il 110% del Pil… Indovinate un po’ dove?
    Ho dimenticato di dire che con tutti quei prestiti gli abitanti di Spagna Grecia Italia Portogallo si sono comprati tante belle berline tedesche oppure tanti bei sottomarini sempre tedeschi e via via che in Germania si accumulava risparmio (e crescita?!?!?) grazie ai nostri debiti le banche tedesche che controllavano le nostre continuavano a prestarci soldi in una spirale che infinita non è e che a breve esploderà nella più grossa bolla speculativa della storia. Il collasso del settore privato della periferia europea.

  2. paolo sacchi says:

    sul fatto che il debito vada pagato possa anche essere daccordo, anzi sono daccordo! il punto è: chi deve pagarlo(cioè, se deve pagarlo chi ha sempre pagato li tasse o chi non le ha mai pagate), e in quanto tempo bisogna pagarlo(questa fissa del pareggio di bilancio nee 2013 mi sembra piuttosto un suicidio assisstito, se non addirittura imposto. che poi un debito vada pagato, e magari si debbano anche fare dei sacrifici per pagarlo, penso anchio che sia giusto

  3. vincenzo cirrincione says:

    Senza l’ingresso nell’euro oggi avremmo sempre dei politici ladroni e farabutti,ma almeno non eravamo in queste condizioni,avremmo continuato a svalutare la nstra liretta,esportazioni al massimo e turismo al primo posto mondiale..non come adesso..assurdo..siamo dietro a tutti con le bellezze mondiali concentrate al 70% in Italia qualcosa non funziona.
    Quindi tirando le somme : noi senza UE, e senza i bocconiani i Bersani i Vendola i Fini i Casini i Berlusconi etcc..staremmo sicuramente molto ma molto ma molto meglio
    stesso discorso per la spagna grecia e portogallo.
    ci rimangono due cose da fare: mandare a ca”a”re la Merkel e EU..e mandare a casa tutti i politici,processandoli per tutto quello che hanno rubato, levargli tutto quello che hanno, devono imparare a vivere con 1000 € al mese se trovano un lavoro onesto….tutti nessuno escluso

  4. Domenico says:

    Io ci andrei piano con le generalizzazioni. Le colpe sono esclusivamente dei politici che hanno speso al di là delle possibilità. Noi cittadini, come i Greci e gli Spagnoli, non abbiamo mai avuto modo di interferire con le puttanate fatte a livello governativo. Hanno accuratamente evitato di sentire il nostro parere anche quando sarebbe stato necessario: hanno perfino chiamato trattato una costituzione per non sottoporla alla sicura bocciatura popolare. Il fatto che nell’ex bel paese ci sia un risparmio privato alto dimostra che, a differenza dei politici, noi non abbiamo vissuto oltre le nostre possibilità e abbiamo accantonato i nostri risparmi pur pagando tasse elevatissime ed inaccettabili. Ancor più inaccettabile l’ipotesi di una patrimoniale: la chiedano nelle regioni ad alta evasione, se ci riescono. Qui gliela pagheremo in piombo, in forma di piccoli siluri… Noi, nel nord, abbiamo già dato fin troppo.
    Se una responsabilità l’abbiamo, è quella di averli votati: ma con quale possibilità di scelta? e con quale assenteismo?
    Resto dell’idea che se non usciamo dall’europa e, soprattutto, dall’euro, finiremo strangolati come e peggio dei Greci. L’ultima prova è il finanziamento alle banche spagnole: abbiamo ‘prestato’ al tasso del 3% fondi raccolti al tasso del 7%….. Con buona pace degli euroentusiasti imbecilli di prodiana memoria. Se il prezzo per uscire dall’euro è votare il movimento 5 stelle sono pronto a pagarlo: in fondo Grillo è molto più lucido dei monti, dei napolitani e dei loro compagni di merende. Peggio non può fare neanche volendo.

  5. Roberto Porcù says:

    Io sto con la Merkel – L’Italia avrà il diritto di dire la sua al riguardo dell’indebitamento quando retribuirà la sua classe politico burocratica – quella che io definisco associazione a delinquere – come la Germania, in euro ed in numero di addetti rapportati alla popolazione ed ai servizi resi.
    Avrebbe ragione da vendere un tedesco che affermasse “cari italiani, volete mantenervi costoro? ed allora pagateveli e non rompete i coglioni!”.
    Forza Angela, non mollare!

    L’uscita dalla moneta unica è paventata dall casta che è pronta a rinunciare all’euro per non rinunciare ai privilegi.

  6. marco says:

    mmmm quante belinate , l’italia e una paese di cazzari e su questo non ci piove, e ha tutte le ragioni del mondo ad affermare che buona parte del popolo e responsabile delle malefatte della classe politica, ma qui finisce la parte corretta dell’analisi.
    primo la germania senza il resto d’europa dentro l’euro come fa comodo a lei, domattina sarebbe in recessione, idem e con ancor piu forza gli stati uniti, che esportanto 400 miliardi di dollari anno nell’area ue grazie al cambio favorevole euro dollaro,
    Il problema della credibilità è dovuto sol ed esclusivamente alla mancanza di una banca centrale vera , altrimenti mi deve spiegare come mai il giappone con un debito pubblico del 240% quello aggregato oltre il 500% e un tasso di crescita che negli ulti 12 anni si attesta sullo 0 è tutt’ora un paese credibile

  7. mr1981 says:

    Ho letto buona parte dei commenti sull’Handelsblatt, la maggior parte compara la quota di risparmio privato tra Germania e Italia: nella prima nazione è ca. il 125% del Pil, in Italia il 175%. Tutti soldi dei privati risparmiati sulle spalle dello stato, quindi la soluzione è proprio una belle e pesante patrimoniale per riportare le percentuali a livello europeo (ca. 125% di risparmio privato, ca. 80% debito sovrano).

  8. Stefano B. says:

    Ricordatevi una cosa: confondere il surplus commerciale di un Paese con la virtù ed il deficit con il vizio è totalmente sbagliato. Sicuramente in Italia i soldi sono stati e SONO tuttora spesi male, e non vedo il rigore del governo Monti che non ha ridotto di un centesimo la spesa improduttiva ma ha solo aumentato il carico fiscale. Però ricordiamoci che il debito di Italia, Spagna e Grecia è stato usato in buona parte per generare il surplus della Germania, altrimenti dove avrebbero venduto i loro prodotti i tedeschi (quasi metà delle loro esportazioni sono verso l’UE). E’ sostenibile un’Europa di soli Paesi in surplus commerciale? A chi venderebbe i prodotti? Ad altri Paesi “predatori” extra-europei che col loro deficit finanzierebbero il loro surplus? E’ stato proprio l’Euro, che ingabbiando i concorrenti dei tedeschi in una moneta unica, ha gonfiato immensamente l’export tedesco perché i Paesi concorrenti (come l’Italia) sono costretti ad un tasso di cambio che non riflette la loro competitività. Io di predatore vedo solo un Paese: la Germania.

    • mr1981 says:

      Per contraddire certi pregiudizi duri a morire si può fare ricorso solo alla stampa estera, In febbraio è apparso sulla Süddeutsche un articolo – http://www.sueddeutsche.de/wirtschaft/rekordergebnis-trotz-finanzkrise-deutschland-exportiert-so-viel-wie-noch-nie-1.1278286 – che mette a confronto le cifre della bilancia commerciale tedesca: nell’eurozona la Germania esporta per 420 mld e importa per 400 mld, quindi nella fascia che interessa l’Italia non si può parlare di predatore. Il maggior aumento percentuale delle esportazioni (+13.6%) la Germania l’ha ottenuto verso paesi extra-Ue, da cui arriva anche la maggior parte del surplus commerciale di 158 mld. Il 40% delle esportazioni genera un surplus di soli 20 mld, mentre il restante 60% vale 138 mld. Io arrivo a conclusioni completamente diverse, lei continui a leggere la Repubblica che è l’unica testata che la conferma nei suoi pregiudizi.

      • mercanzin marco says:

        Attento che non è proprio così:

        Per la Germania le importazioni dalla zona euro hanno sottratto il 23.4% e quelle extra-zona il 43.8%. Risultato: il contributo netto dell’eurozona è stato dell’8.44%, mentre quello dell’extra-zona di meno della metà: 3.69%. Perché? Ma perché, è vero che la Germania esporta di più verso l’extra-zona, ma siccome importa dall’extra-zona in misura quasi paritetica, i due effetti si compensano.
        E il commercio, la locomotiva? Il contributo del commercio intra-zona, del commercio con i fratelli nell’euro, è triplicato dall’8.44% al 26.03%. E quello del commercio extra-zona? Sempre indietro, al 18.6%.Direte: sta indietro ma ha avuto una progressione più importante (da 4 a 19, arrotondando, cioè quasi cinque volte di più, anziché da 8 a 26, cioè quasi tre volte di più).
        Ma l’eurozona ha una crescita mediamente asfittica (chissà perché) mentre gli emergenti corrono a tassi fra il 5% e il 10%! Quindi non è per nulla strano che il loro contributo alla crescita tedesca cresca. Eventualmente, è strano che continui a crescere quello dell’eurozona. O meglio: sarebbe strano… se non sapessimo a cosa è servito l’euro! Chiaro, no?

  9. carlo casali says:

    predatori grecia e spagna? ma vergognatevi! Se se ne stavano per i cazzi loro oggi starebbero benissimo al riparo da una germania usuraia asservita agli usa!!!!

    • Milanesun says:

      la Grecia prima di entrare nell’euro pagava tassi oltre il 10% mentre appena entrata nell’euro ha pagato tassi al 2%.
      Ha avuto una decina di anni per fare le riforme solo che i greci non hanno fatto nulla se non aumentare gli statali e giustamente adesso sono falliti.
      La Germania non c’entra nulla e prendersela sempre con la Germania è da sfigati!

  10. Diego Tagliabue says:

    Esattamente qui è il problema: la fiducia!
    Un Paese non è in default solo perché si è indebitato troppo, ma prima di tutto se i mercati non gli sanno più un soldo o, comunque, non a interessi pagabili.

    FallitaGlia ha il vizio di tartassare le regioni che pagano già da 151 anni, per sovvenzionare “posti di lavoro ” (in tedesco si chiamano, però, Arbeitsbeschaffungsmaßnahmen) nella pubblica amministrazione, elefantiaca ed inefficiente.
    In Sicilia “lavora” uno su quattro nella pubblica amministrazione: posti fissi, che causano costi fissi e, per giunta, sempre gonfiati.

    Non bastando l’assegno miliardario di Lombardia e Veneto, FallitaGlia ha preso contratto sempre più debiti con le banche, già dalla prima repubblica. Ricordiamo che nel 1992 il debito ammontava già al 105,2% del PIL: FallitaGLia spendeva più di quanto producesse.

    Nonostante le promesse da marinaio schettinico, da parte della Lega, di portare il Nord nella Mitteleuropa, abbiamo visto l’alternarsi di governi-barzelletta di Nanobunga e di un centrosinistra, fatto da residuati democristiani, ex-comunisti, verdi falliti, Italia dei valori (mai avuti) e perfino il “partito dei centri sociali”.

    Ora assistiamo a un teatrino patetico di neokeyniani (Sole24Ore), postarxisti, postfascisti e postdemocristi, i quali pretendono (non chiedono) in coro il vaglia europeo incondizionato per i P.I.G.S., quando proprio i P.I.G.S. sono il problema.
    Questi vogliono dare lezioni ai cittadini dei Paesi più seri.

    Strano che, oltre la Lega, ci siano ancora indipendentisti, che fanno tanto i Lombardi in FallitaGlia, ma i Napoletani in Europa.
    Non si accorgono di pagare due volte e di essere beffati?
    La Lombardia paga per la Magna Grecia, per la Grecia (EFSF, ESM) e viene sbeffeggiata in quanto parte di uno Stato dei P.I.G.S.
    Gente che osanna gli USA, quando questi sono già iperinflazionati e falliti, ma vanno avanti solo grazie al rating benevolo di tre imprese private americane!
    FallitaGlia prende sberle a destra e a manca da tre agenzie di rating americane e se la prende con Tedeschi, Austriaci ecc, che continuano a pagare per i debiti dei P.I.G.S. È da malati mentali!

    E cosa succederebbe con la secessione? Senza una secessione dalla mentalità fallitagliota e senza riforme strutturali profonde in senso veramente mitteleuropeo (istruzione, finanze, gestione delle banche ecc.) la famosa “Padania” sarebbe l’ItaGlietta e durerebbe un paio di anni, per poi cadere miseramente nel baratro.

    Parliamoci chiaro e poniamoci in tutta onestà questa domanda: investiremmo, da esterni, in un Paese come FallitaGlia?

  11. Cantone Nordovest says:

    L’Italia è entrata nella moneta unica per potere indebitarsi ad un tasso molto più basso a quello applicato alla vecchia lira … col segreto retropensiero di far pagare “a babbo morto” il costo differenziale al Nord Europa … esattamente come il Sud Italia è consapevole e accetta di far pagare il proprio deficit di buongoverno al Nord Italia

    Ora i nostri politici si sono accorti che da predatori siamo diventati preda : 40 miliardi (o quanti sono .. non ricordo esattamente) da versare come quota Paese al fondo salva-Stati per salvare i predatori Grecia e Spagna (“predatori” nel senso che hanno vissuto e consumato sopra i loro mezzi) !

    Ecco perchè si fa ogni giorno più forte , anche a livello politico , l’idea di uscire dalla moneta europea : se non incassi un “pizzo” , anzi , sei tu che lo devi pagare .. che senso ha rimanerci ?

    • Pietro says:

      Non prendetevela a male, ma la classe politica che abbiamo, secondo me, rispecchia fedelmente il popolo italiano.

      Sono convinto che se rimpiazzassimo l’attuale classe dirigente con una nuova generazione, nel giro di poco tempo ci ritroveremmo punto ed a capo.

      Se “perdere” sovranità nazionale significa diventare più coerenti e logici, che ben venga.

      La svalutazione continua è un rimandare continuamente i ns problemi, ma prima o poi si arriva al fondo e poi….

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