George Klotz, il modello senza tempo per l’autodeterminazione

di GILBERTO ONETO

Del libro di Eva Klotz, Georg  Klotz:  una  vita  per  l’unità  del  Tirolo, serve  molto più di una recensione perché non è un semplice libro, neppure la biografia di un mito dell’indipendentismo moderno scritto da sua figlia, che è essa stessa l’incarnazione della parte più vitale della voglia di libertà di un popolo e di tutti i popoli.

La vicenda umana di Georg Klotz è molto più che una dolorosa e gloriosa avventura e una saga epica della libertà: è la più perfetta metafora della lotta per l’autodeterminazione declinata ai suoi più alti livelli di amore, fede, coraggio e spirito di sacrificio. In meno di sessant’anni Georg Klotz è stato un valoroso soldato  decorato con due Croci di ferro,  un abile artigiano, un marito e un padre affettuoso, un intelligente apostolo di identità e la vivente testimonianza della passione del suo popolo. La sua vita è stata segnata da lunghi anni di esilio, persecuzione, incarcerazione: una Via Crucis sopportata con forza e determinazione. Georg Klotz è davvero il Christus Patiens  della fede nell’autonomismo e nel diritto all’autodeterminazione di tutte le comunità umane.

Il libro va letto, assaporato e meditato con attenzione: è una inesauribile fonte di riflessioni.

Vediamone alcune.

Klotz aveva  ben chiara la funzione fondamentale dei simboli e delle tradizioni nella difesa e nell’affermazione dell’identità: si è dedicato con passione alla ricostruzione del corpo degli Schützen e nella riscoperta delle forme dell’abbigliamento affidando al loro utilizzo un fondamentale ruolo di affermazione e riconoscimento identitario. Dopo la guerra è stato uno di quelli che hanno recuperato antiche immagini e rivitalizzato forme e materiali che due decenni di oppressione fascista avevano cercato di cancellare.

Klotz aveva idee chiarissime sull’impiego “giusto” della violenza come strumento di “accompagnamento” e di supporto dell’azione politica. La sua è sempre stata testimonianza di “violenza non violenta”, esercitata solo contro le cose, contro le proprietà pubbliche e i simboli più evidenti e fastidiosi dell’oppressione. Pur essendo un eccellente tiratore, Klotz non ha mai sparato addosso a nessuno ma ha sempre impiegato le armi per spaventare e per disorientare, teorizzando il loro uso cruento solo per legittima difesa. Il suo corpo era coperto di vecchie ferite di guerra e di recenti ferite inflittegli nel tentativo di assassinarlo ma nessuno ha mai portato addosso suoi segni di violenza. Le bombe servivano contro i tralicci e i monumenti, contro le costruzioni militari: servivano a rincuorare gli amici e a spaventare gli avversari costringendoli – come effettivamente è avvenuto – a scendere a patti. Gli italiani erano così terrorizzati da averne fatto una sorta di “pericolo pubblico numero uno”, di imprendibile “Primula Rossa”, capace di materializzarsi e svanire, dotato di un alone di invincibilità: se ne stavano rintanati nelle caserme e uscivano solo di giorno e in gruppi numerosi, pronti a scompigliarsi al solo sospetto che il più famoso dei “terroristi” fosse nei paraggi.

Klotz non era solo. Una delle constatazioni più entusiasmanti e commoventi che si traggono dal libro che – pur con l’inevitabile presenza di spie, traditori, delatori e opportunisti – i patrioti tirolesi si muovevano in mezzo alla loro gente circondati da affetto e concreta solidarietà.  Le pagine appassionate e drammatiche con cui Eva descrive la fuga di suo padre, ferito, scalzo, parzialmente paralizzato e febbricitante dal luogo in cui si è cercato di assassinarlo fino al confine austriaco, raccontano la grande forza d’animo e fisica  di un uomo straordinario ma anche il commovente, affettuoso e coraggioso aiuto di tanta gente umile che non ha esitato a sfidare punizioni e rappresaglie per sostenere il “suo eroe” nei momenti più difficili.

Una ultima considerazione va fatta sulle inevitabili differenze di atteggiamento dei patrioti sudtirolesi, dalla bella inflessibilità indipendentista di Klotz e dei suoi fino al tatticismo un po’ democristiano della SVP di Sylvius  Magnago. Questi ultimi non si sono sempre comportati con linearità e con correttezza nei confronti dei loro compatrioti più “duri” ma – nel loro opportunismo – sono riusciti in ogni caso a raggiungere parecchi risultati concreti che hanno sicuramente annacquato la lotta del Sud Tirolo ma che non impediscono che altri possano  partire dalle autonomie raggiunte  per puntare a obiettivi più ambiziosi e radiosi. Una prospettiva che oggi proprio Eva Klotz incarna nel migliore dei modi.

Questo dovrebbe fare riflettere tutti gli indipendentisti: occorre senso della comunità e chiarezza – pur diversificata – di obiettivi. Suona doloroso questo ragionamento in una situazione – come quella padanista – dove i “duri e puri” stanno dolorosamente cercando una loro strada ma dove la SVP locale, i dorotei leghisti, vagolano nella più nebbiosa confusione, sballottati fra cadreghe e fragili slogan.

Ma si può imparare. Certo avremmo bisogno di gente tosta come Georg Klotz e come quella straordinaria combattente – palluta e dolce – di sua figlia Eva. Con esempi come questi non possiamo non essere oggi tutti un po’ tirolesi. E domani, chissà, padani.

 

Eva Klotz

Georg  Klotz:  una  vita  per  l’unità  del  Tirolo

Edizioni  EFFEKTBUCH – Egna-Neumarkt (Tel. 0471 813482  – 0471 981064, elmar@effekt.it).

pag. 360, prezzo 19 Euro. 

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2 Commenti

  1. RENZO says:

    Un UOMO di UNA VOLTA!
    Un UOMO VERO!
    WSM e viva il Sud Tirol libero grazie anche a un VERO UOMO.
    Grazie Eva!

  2. lombardi-cerri says:

    Klotz: grandissimo eroe!

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