Genova. Inghiottiti dalla democrazia degli incompetenti. Strade e ponti ci dicono chi governa senza la testa e chi li vota, senza sapere…

Crolla ponte sulla A10 (fermo-immagine filmato Polizia di Stato)

Crolla ponte sulla A10 (fermo-immagine filmato Polizia di Stato)

di CASSANDRA – Chissà perché ma nel dibattito sulla qualità della democrazia, sulla competenza di chi fa politica e sulla comprensione reale degli elettori circa la competenza degli eletti,  la qualità delle strade è un indice di valutazione eccellente per capire come siamo caduti in basso. Precipitati nel vuoto. Siamo in una democrazia di calcestruzzo tutta sabbia poco cemento. Ecco perché.

Nell’indice di competitività 2017-2018 il report del World Economic Forum ha già processato e condannato l’Italia per i fatti di Genova. Ma anche per tutti i ponti già crollati, per quelli messi male e per le strade che dovrebbero far correre il lavoro, la ripresa, le idee. L’Italia è 45°. E’ già giù dal baratro. La classifica “Qualità delle strade” guarda alla sostanza, e noi siamo dopo la Namibia missionaria 31°, il Rwanda tribale 32°, il Marocco dei cammelli 43°. In Europa siamo meglio solo della Bulgaria. Ci batte persino la Grecia, 44° con i sentieri a dorso di mulo.

Il ministro dell’Interno, sulla catastrofe genovese, ha detto che è colpa dell’Europa, dei vincoli di bilancio. Peccato le autostrade siano gestite da privati, in concessione (“regalate” in eterno, si può dire? dallo Stato, senza gare d’appalto, ndr). Se c’è un colpevole, questa volta, non è l’Europa su cui scagliarsi per spostare il baricentro del nemico esterno da colpire. Che si fa strada dove strade non ce ne sono più è  il potere dell’incompetenza mascherato da democrazia della competenza in virtù di un forte consenso popolare. Ma i voti non fanno la competenza. Così, fai solo sapere al popolo bue che è la Commissione Ue che ha demolito il ponte Morandi. Non l’avidità di denaro dell’innocente concessionaria. Che può, deve spendere, in virtù di quanto guadagna. E’ il patto di stabilità che bloccava la manutenzione? Fallo credere e balzi al 40% dei consensi.

Giusto il 15 agosto  IlSole24 Ore scriveva a firma di Alberto Magnani dei 500 miliardi del piano Juncker e le raccomandazioni ai governi:
“… il pressing dell’Europa si è fatto sentire, semmai, proprio per il rinnovamento delle infrastrutture e la mobilitazione di investimenti pubblici e privati nel settore. Il piano di investimenti per l’Europa, il cosiddetto Piano Juncker, è stato lanciato nel 2014 dalla Commissione europea con l’obiettivo di smuovere 315 miliardi di euro in finanziamenti privati nel 2015-2017 attraverso la garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici”. Questa volta l’Europa i soldi ce li ha messi. Ma nessuno, o pochi, leggono. I più si soffermano sulla pagina del ministro, le voci che la pensano diversamente sono silenziate dal rumore di sottofondo.

Oltre ai soldi, poi, Bruxelles aveva anche messo il dito nella piaga delle concessioni: “Nel maggio 2017, poco più di un anno fa – ricorda IlSole – la Commissione ha denunciato l’Italia alla Corte di giustizia Ue per aver violato le leggi europee sulla concorrenza, rinnovando le concessioni sulle autostrade senza passare per una gara pubblica. Il caso in questione si riferiva al contratto dell’A12, il tratto che salda Civitavecchia e Livorno, rinnovato alla Società autostrada tirrenica (Sat) per 18 anni senza l’indizione di gare d’appalto”. Chissà sul resto…

La classifica del World Economic Forum dice quindi non solo che siamo arretrati, dice che siamo stati governati da corrotti e corruttori, da malamministratori “impreparati” e che siamo soprattutto degli incompetenti democratici. Infatti ci beviamo i twitter dei ministri che dicono che è colpa di altri. Alimentati dall’informatica dei social, che governa la democrazia. L’altro giorno Il Foglio puntava non a caso l’attenzione sulla vicenda dei troll, soggetti virtuali che moltiplicano in rete un’opinione, volta a demolire o costruire una coscienza, una consapevolezza. Persino a modificare la percezione dello Stato. Del Capo dello Stato. Siamo oltre la frontiera delle fake news. Siamo persino oltre i partiti per come li ricordavamo. Non c’è più destra o sinistra, maggioranza od opposizione. Il futuro si gioca tra competenti e incompetenti. Forse, domani, saremo più democratici delle strade della Namibia e del Rwanda.

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One Comment

  1. caterina says:

    possiamo anche mettere nel conto la disomogeneità dei nostri territori che forse non si riscontra in maniera così eclatante in altri paesi… se poi ci aggiungiamo che a decidere sono magari politici sempre in bilico e perciò deresponsabilizzati, che a fronte di sicuramente competenze di provata esperienza sono invece soggetti agli umori dei gruppi di sostegno, non possiamo più sentirci sicuri di nessuna opera decisa perché a pagare il fio dei disastri non ci sarà mai nessuno… che fare? facciamo testamento prima di partire e incrociamo le dita..e che Dio ce la mandi buona…

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