La Gelmini implora il ritorno di Berlusconi: squadra che perde non si cambia

di MATTEO CORSINI

Da qualche giorno si susseguono dichiarazioni di esponenti più o meno noti del Pdl che auspicano la ridiscesa in campo del cavaliere. Tra costoro Mariastella Gelmini, già ministro dell’Istruzione nell’ultimo governo Berlusconi, che non ha dubbi sulla ennesima candidatura del cavaliere alle prossime elezioni politiche. Ecco le sue parole:”Non credo che ci sia nessun ripensamento. Nel Pdl c’è una richiesta condivisa: vogliamo che Berlusconi si candidi e non credo che potrà sottrarsi.”

La si può capire: senza Silvio non solo non avrebbe uno scranno in Parlamento, ma non sarebbe neppure stata ministro (istruzione o altro, poco importa).

Il problema, però, non è tanto quello che ritengono indispensabile gli innumerevoli beneficiati da Berlusconi, quanto la risposta degli elettori. I quali potrebbero avere idee piuttosto diverse rispetto alla Gelmini e agli altri Silvio boys (soprattutto girls).

Non credo che il rinnovamento e lo svecchiamento siano valori in sé (neppure disvalori, peraltro), ma presentarsi dopo quasi vent’anni con le stesse facce e lo stesso leader, soprattutto dopo l’ultima esperienza di governo tutt’altro che entusiasmante, mi sembra una scelta poco lungimirante.

Già è lecito dubitare del motto “squadra che vince non si cambia”, ma qui saremmo allo “squadra che perde non si cambia”. Contenti loro…

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2 Comments

  1. CARLO BUTTI says:

    Ma la Gelmini non era quella Ministra della Pubblica Ignoranza ( ben scelta, ben scelta:la persona giusta al posto giusto) che alla notizia della scoperta dei “tachioni”, poi rivelatasi una bufala, favoleggiava d’un tunnel sotterraneo dal CERN di Ginevra al Gran Sasso? Una persona così dovrebbe andare a nascondersi per tutta la vita.

  2. Mauro Cella says:

    Da qualche tempo i giornali locali della provincia di Brescia riportano numerose notizie sui “movimenti politici” della ex-ministra, che sembra ultimamente si stia dando molto da fare nel campo.
    Purtroppo gli articoli non danno notizie di incontri con artigiani, negozianti o agricoltori volti ad ascoltare i loro problemi e a cercarere soluzioni ma di interminabili “vertici” con vari sangiacchi, bey e politici decaduti che fanno presagire manovre complesse ed efficaci come quelle delle squadra di calcio Longobarda nel film “L’allenatore nel pallone”.
    Non voglio dire cattiverie, ma si ha quasi l’impressione che la ex-ministra inizi ad avere paura di finire nel dimenticatoio e che dalla prossima legislazione, se tutto va bene, dovrà accontentarsi del classico “posticino tranquillo” assegnato ai politici falliti. Comunità Montana (anche se a Leno di montagne non ce ne sono la politica può fare miracoli), sottosegretariato in Regione, assessorato in un Comune “blindato”…
    La sua richiesta al Cavaliere sembra essere un disperato grido d’aiuto a chi le ha consentito di passare dalle stalle (suo padre, ai tempi sindaco democristiano di Milzano, possedeva un’azienda agricola) alle stelle.
    Questo mi porta ad un’amara considerazione: il buon Cavaliere negli ultimi anni della sua lunga carriera politica si è sempre più circondato di sue “creature”, personaggi come la Brambilla, Alfano o la stessa Gelmini che a lui devono tutto. E’ indubbio che se non fosse scoppiata la grana attuale tra qualche anno ci saremmo trovati al governo anche la Minetti e qualche altra Olgettina. A mio parere si è trattata di una manovra disperata di chi sapeva quanto la sua base di potere, basata sulla spartizione del “bottino” tolto agli italiani e sul vecchio e stracco ricatto anticomunista, fosse realmente fragile. “Se cado io, voi sparite nel nulla”.
    Speriamo.

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