Gaza, l’assalto dietro l’angolo

di Foster HillAPTOPIX Mideast Israel Palestinians

Situazione: “Problematica e volatile”. Queste sono le parole segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon a proposito dell’ultima offensiva nella striscia di Gaza da parte di Israele, e speriamo vivamente rimanga “volatile” perché se questa guerra tra Israele e Hamas dovesse mettere piede a terra potremmo trovarci di fronte una nuova guerra per la striscia di Gaza.

 

L’ultimo raid nel contesto dell’operazione aerea “Barriera protettiva” da parte di Israele è sicuramente stato il più devastante in termini di vite umane con un conteggio di 74, tra cui ovviamente donne e bambini civili. Tutto ciò è riferito da funzionari palestinesi, mentre i militanti di Hamas perseguono il loro sparare razzi sulle città israeliane; razzi per adesso efficacemente intercettati dal sistema Iron Dome di difesa, ma che raggiungo il numero di 442 in tre giorni.

La massiccia offensiva israeliana in risposta a questo lancio di razza oggi conta più di 80 morti e 550 feriti, col presidente palestinese Abu Maze che grida al “massacro e genocidio”. Ma la situazione è complicata e tende a complicarsi col passare del tempo, con l’irrobustirsi dell’associazione Hamas e con il balletto delle potenze mondiali che trovano fastidioso non poter ignorare la situazione palestinese come al solito.

 

Il portavoce del Dipartimento di Stato americano Jennifer Psaki: “Nessuno vuole assistere ad un’invasione di Gaza da parte di Israele. Per questo è importante un allentamento delle tensioni”; grazie ad una nota della presidenza russa sappiamo anche che il premier Israeliano Benyamin Netanyahu, nonostante abbia affermato che un “cessate il fuoco” non sia all’ordine del giorno, ha di sua iniziativa aperto una conversazione con il presidente russo Vladimir Putin, che a sua volta afferma la necessita di un arresto “urgente del confronto armato” tra Israele e Hamas.

 

Un punto di contatto fra il premier israeliano Netanyahu e il presidente dell’Autorità Nazionale palestinese Abu Mazen è il succitato segretario dell’Onu Ban Ki-Moon, che dopo aver predicato la “massima Calma in funzione di evitare il rischio di un escalation” chiosa la situazione deplorando il lancio di razzi da Gaza ma giudicando che “un eccessivo uso della forza da parte di Israele sia intollerabile”.

 

Interviene anche l’ambasciatore israeliano all’onu Ron Prosor che nel suo intervento alla riunione del Consiglio di Sicurezza sul Medio Oriente, ha sostenuto la tesi dell’Autodifesa di Israele dovuta ad una minaccia costante e continua che nessun altro paese avrebbe accettato, chiedendo infine sforzi al fine di delegittimare e smantellare Hamas come doveroso nel caso di associazioni paramilitari estremiste e considerate terroristiche.

 

Tutta la situazione, in fondo, si risolve nelle parole del presidente israeliano Shimon Peres che, nel caso non cessi il lancio di razzi da Gaza, minaccia un sempre più concreto assalto da parte delle forze armate di terra Israeliane.

 

 

 

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