Garibaldi fu ferito e la Calabria lo festeggia il 29 agosto

di CARMELO SCOPPILLI

La Calabria e il Parco nazionale dell’Aspromonte ricordano il ferimento di Giuseppe Garibaldi sull’Aspromonte avvenuto 150 anni fa. Era il 29 agosto 1862 quando il generale Giuseppe Garibaldi rimase ferito. Il condottiero era partito da Caprera con l’intenzione di arrivare a Roma con tremila volontari ed era sbarcato in Sicilia a due anni dalla spedizione dei Mille. A chi tra le camicie rosse chiedeva il motivo di quella nuova avventura, lui rispondeva: ”Andiamo verso l’ignoto. Dopo, sara’ quel che sara”’. Il generale era arrivato a Palermo accolto trionfalmente e parlo’ alla popolazione usando parole dure. Infiammo’ i siciliani, che pendevano dalle labbra dell’eroe dei due mondi, contro Napoleone e aizzandoli a un nuovo Vespro. Il prefetto Pallacivino non fece nulla, cosa che indusse a pensare che il re Vittorio Emanuele appoggiasse la nuova impresa di Garibaldi. E’ a Marsala che alla fine del suo discorso si levo’ il grido ”O Roma, o morte” che tanto piacque al generale da farlo suo e ripeterlo nelle tappe successive.

Garibaldi diceva di avere con se’ un ”talismano” ovvero il lasciapassare firmato direttamente dal re. Non se ne ha traccia, ma di certo fu strano che a Catania riusci’ a impadronirsi dei due piroscafi Abbattucci e Dispaccio senza che la Marina Regia di vedetta si accorse di nulla. Probabilmente fecero finta di non vedere. Garibaldi nelle sue memorie era sicuro che lo avessero notato ma fossero rimasti inermi. Indro Montanelli scrive che l’ammiraglio Albini era perfettamente in grado di sbarrargli la strada ma aveva una direttiva che si prestava a diverse interpretazioni: ”Agite a seconda dell’occasione, ma tenete sempre in mente il bene del vostro Re e del Paese”. Di fatto, non lo fermo’. La breve e intensa avventura calabrese per Garibaldi inizio’ il 25 agosto con lo sbarco a Melito Porto Salvo.

Le camicie rosse garibaldine approdarono tra Melito e Capo d’Armi, in una zona molto vicina al precedente sbarco dei Mille di due anni prima. Si incamminarono in colonna verso Reggio Calabria ma successe qualcosa che non si aspettavano. Al primo reparto regolare che incontrarono, sventolarono i cappelli in segno di saluto, pensando di essere accolti bene, e invece ricevettero scariche di artiglieria. Garibaldi capi’ che avrebbe rischiato un sanguinoso conflitto a fuoco e scelse di ripiegare nelle zone interne dell’Aspromonte. Anche le guide si rivelarono ostili. Invece del tragitto breve che in meno di dodici ore li avrebbe condotti al rifugio dei forestali per il rifornimento, li fecero camminare per quattro giorni e quattro notti, sotto la pioggia. Arrivati al rifugio, pero’, arrivo’ un’altra amara sorpresa. Le vettovaglie non c’erano. Garibaldi conto’ i suoi uomini, da duemila ne aveva ora cinquecento. Molti si sparpagliarono per cercare da mangiare e non tornarono piu’.

Il 29 agosto le camicie rosse furono attaccate da un reparto di bersaglieri. Giuseppe Garibaldi era sicuro che si sarebbero accodati a loro quando lo avrebbero visto, ma non fu cosi’. Ecco come Indro Montanelli descrive quella giornata. ”Vedendoli avanzare, il generale gli si fece incontro da solo, allo scoperto, la mano destra sull’elsa della sciabola, la sinistra sul fianco. Forse sperava che avrebbero abbassato i fucili come avevano fatto i soldati francesi davanti a Napoleone quando era tornato dall’Elba. Invece gli spararono addosso, e una pallottola gli striscio’ la coscia. ‘Non fate fuoco’ intimo’ ai suoi. Un’altra pallottola gli si conficco’ nel malleolo. ‘Andate fuori gridando viva l’Italia’ ordino’ mentre si accasciava, e Cairoli accorreva per sorreggerlo. I volontari obbedirono, ma i bersaglieri seguitarono a sparare, e allora s’accese una breve mischia che lascio’ sul terreno 12 morti e una quarantina di feriti”. Il prefetto Pallavicini, che era giunto in Aspromonte, intimo’ la resa a Garibaldi ”a bassa voce e togliendosi il berretto”, scrive Montanelli.

Il generale era sotto un albero che si ricorda come ”cippo di Garibaldi” sui monti dell’Aspromonte, vicino a Gambarie. Poi venne portato a Scilla e da li’ imbarcato per La Spezia nel forte di Varignano. Il Parco dell’Aspromonte ricorda quanto avvenne con una giornata intensa che si svolgera’ il 29 agosto a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il titolo e’ ”Giornata del percorso, della memoria storica, dell’Aspromonte”. Sara’ una ricorrenza annuale per recuperare la storia del territorio e delle popolazioni del Parco. Sara’ inaugurata l’Ippovia lungo un itinerario che da S. Agata del Bianco porta a Mammola in 150 km di sentiero, numero che corrisponde agli anni trascorsi dal ferimento del generale Garibaldi. Il tratto del percorso che da Basilico’ porta ai piani di Carmelia e’ stato denominato proprio ”Ippovia di Garibaldi”, in memoria dell’eroe del Risorgimento. La giornata iniziera’ con una commemorazione al cippo di Garibaldi accompagnata dalle note dell’Orchestra di fiati di Delianuova a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Poi seguiranno due sessioni di lavoro sul tema della giornata.

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2 Comments

  1. liugi says:

    Tenuto conto di cosa sarebbe venuto dopo, era meglio se lo prendevano in testa.

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