A COLLETORTO IL CULTO DEL FUOCO

di REDAZIONE

Siamo a Colletorto, Campobasso. Il culto del fuoco infiamma il Borgo degli angioini: si rinnova in paese il rituale dei falò che animeranno i quartieri in onore di Sant’Antonio. «In questo spaccato di tanti frammenti di storia il falò del Gruppo Storico Giovanna d’Angiò e dei Cavalieri Angioini animerà la serata sulla settecentesca scalinata del monastero che porta alla Chiesa di Sant’Alfonso dei Liguori. Del resto, come un tempo, quando, appunto, i fuochi venivano composti solamente davanti alle chiese.

Anche qui ricorre l’arcana simbologia. Tre erano i fuochi, perché tre erano le chiese funzionanti all’interno del tessuto urbano. La documentazione locale narra che alla fine dell’Ottocento, un grosso falò, allestito tra la torre della regina Giovanna e il campanile del Battista, generò un pauroso incendio che sconvolse non poche famiglie del vicinato.

Col mutare dei tempi cresce il numero dei falò grazie allo sviluppo della meccanizzazione nel campo agricolo che ha sicuramente facilitato il taglio della legna. All’imbrunire, nel pomeriggio, sarà il parroco Don Mario Colavita a decretare con la benedizione l’inizio della festa e l’accensione del primo falò – spiega Luigi Pizzuto, responsabile di Storia, cultura e patrimonio d’arte locale del gruppo storico Giovanna D’Angiò – Poi gli organizzatori e i gruppi giovanili s’impegneranno a difendere il carattere di questo vecchio rito del fuoco, dalle successive accensioni fino allo spegnimento totale. Molti principi di questo vivace mondo antico si ripetono. Scandiscono ricordi e curiosità.

Elementi pagani e propiziatori, fede profonda, esigenze di socializzazione, consumismo, disagi, ansie, insoddisfazioni, pesanti ristrettezze e nuove povertà dei nostri tempi , si mescolano per rilanciare il linguaggio della tradizione. Il “giro dei fuochi” è d’obbligo per il visitatore che raggiunge l’abitato. Ogni luogo assume una veste inconsueta e suggestiva. E’ un piacere osservare le fiamme scintillanti che salgono in cielo. Il rossore dei falò più grossi riscalda gli angoli e le facciate delle abitazioni.

Nel cuore della festa, mentre si beve e si mangia, s’infiammano emozioni vecchie e nuove. E’ la voce più bella della notte dei fuochi che si spegne soltanto all’arrivo della nuova alba».

FONTE: http://www.primonumero.it/attualita

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment