FUGA IN SVIZZERA, DI CAPITALI E ANCHE DI IMPRESE

di GIANMARCO LUCCHI

Nonostante i ripetuti scudi fiscali, le tensioni tra Svizzera e Italia stanno facendo scappare quantità di denaro enorme dal nostro paese. Dopo lo scudo di Tremonti, che ha creato problemi in particolare nel Canton Ticino, si sta verificando un aumento del deflusso di capitali, che non avviene più con la classica valigetta.
Da un’inchiesta realizzata di recente da Rainews 24 si scopre che in tempi di crisi non c’è più solo una corsa al conto corrente in Svizzera, ma anche una fuga delle aziende italiane. Stando ai dati di Bankitalia i depositi presso le banche elvetiche ammontano a una trentina di miliardi e sono in aumento negli ultimi tempi.
Durante lo scudo fiscale si poteva lasciare soldi in Svizzera e dichiararli in Italia. Adesso con il franco molto forte chi lo ha fatto si ritrova capitali molto piu’ solidi rispetto a chi li aveva lasciati in italia.
Solo in Svizzera sono stati accumulati 400 miliardi di euro negli ultimi tempi. Germania e Gran Bretagna hanno deciso di tassare i capitali. Lo scenario è cambiato dal G20 2009, quando e’ stata annunciata la guerra all’evasione e alla frode fiscale. Gli Usa sono stati i primi ad avventarsi contro una banca elvetica per dare l’esempio emblematico. Dopo aver lanciato un attacco contro Ubs, altre 10 banche elvetiche restano in stand-by. Ma in altri paesi e’ stato piu’ difficile sottoscrivere accordi: in Francia, ad esempio, le intese sono state congelate.
E’ un conflitto effettivo, il cui motivo principale trova le sue basi nel fatto che per le sue agevolazioni fiscali e segretezza, la Svizzera fa tanta gola: non e’ un caso che possieda un terzo del patrimonio mondiale di origine straniera.
A una cosa gli svizzeri non hanno ancora rinunciato: al segreto bancario. Come ha spiegato Donato Maschiandarno, docente dell’Universita’ Bocconi, difficilmente Berna fara’ concessioni in questo senso: “Tanti paesi hanno bisogno di risorse e sanno che esse vanno dove e’ tutelato il segreto. La Svizzera scambia il mantenimento della riservatezza dei propri clienti con una erogazione di risorse con i paesi con cui vara trattati bilaterali”.
La pressione fiscale dell’area euro prevede l’euroritenuta, che riguarda pero’ solo le persone fisiche e non le societa’, per le quali viene richiesta l’identita’ dei proprietari effettivi. Una voce a cui non e’ sempre facile risalire, in quanto l’esatto albero genealogico della proprieta’ non e’ sempre facile da ricostruire.
Le aziende straniere pagano una tassazione molto bassa in Svizzera, mentre le banche elvetiche, come hanno ammesso anche con gli Stati Uniti, hanno alimentato un processo di creazione di diverse societa’ e sottoaziende. Convincendo i clienti a essere inseriti all’interno di un’impresa che non paga praticamente tasse.
Un cambiamento profondo potrebbe arrivare dalla direttiva Ue sul risparmio che ha l’obiettivo di regolare i rapporti tra Unione Europea e alcuni stati “paradisi fiscali” tra cui la Svizzera. La norma, che entrera’ in vigore solo nel 2017, prevede tassazione del 5%, estensione della base imponibile e scambio dei dati.
Paolo Bernasconi, avvocato di Lugano, ha spiegato sempre ai microfoni di Rainews 24 che “la Svizzera puo’ ottenere le imposte gratuitamente e in tempi brevi”. Se invece si ottengono informazioni sui clienti evasori, vanno poi elaborate: “Trasformarle in denaro contante domanda tempo”.
I rapporti sono particolarmente tesi con l’Italia, dopo l’intransigenza mostrata dall’ex ministro dell’Economia Tremonti nei confronti dei tre scudi che hanno fiaccato il Ticino. Al momento l’indospinibilita’ a un accordo bilaterale pesa.
I frontalieri sono arrivati a circa 50 mila unita’ solo nel canton Ticino. Sono tantissimi e pagano le tasse in Svizzera. Una parte del carico fiscale torna in Italia ai comuni di provenienza. Ma il Ticino ha bloccato i ristorni, perche’ prima pretende chiarezza per quanto riguarda tutta la materia fiscale.
Intanto si verifica non solo una continua fuga di conti dall’Italia, ma anche di aziende, che delocalizzano approfittando della flessibilita’ del mondo del lavoro oltre il confine e delle aliquote molto basse che offre la Svizzera. La Fiat, Ermenegildo Zegna, Menarini sono tra le principali aziende nostrane che si sono istallate al di la’ delle Alpi. Al contrario della fuga dei capitali, quest’ultimo fenomeno avviene alla luce del sole.

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