FUGA CAPITALI: LA SVIZZERA RIDE PER LE SPARATE DI BEFERA

di GIANMARCO LUCCHI

Secondo il mitico Attilio Befera, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, la fuga di capitali dall’Italia attraversata dalla crisi, verso la Svizzera è ripresa su vasta scala. In un’intervista al quotidiano La Repubblica pubblicata nei giorni scorsi, il direttore dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia ha dichiarato che la lotta contro gli evasori fiscali sarà intensificata. Solo nel 2011, dall’Italia sono stati trafugati almeno 11 miliardi di euro, ha affermato.
Quanto ai sequestri di valute da parte della Guardia di Finanza ai valichi di frontiera, Befera ha indicato che nell’ultimo trimestre del 2011 sono lievitati di più del 50 per cento. Non solo: “le esportazioni di lingotti d’oro in Svizzera sono cresciute tra il 30 e il 40%”, ha detto a Repubblica.
Un andamento al rialzo che, sempre stando al capo del fisco e dell’ente di riscossione dei tributi italiani, si è ulteriormente accelerato dall’inizio del nuovo anno. Perfino vecchie piste di contrabbandieri tra l’Italia e la Svizzera sarebbero state riattivate. Addirittura alcune banche svizzere avrebbero dovuto noleggiare cassette di sicurezza negli alberghi, “perché non sono in grado di esaudire l’abnorme quantità di richieste che hanno dai clienti italiani”.
Affermazioni su una massiccia fuga di capitali dall’Italia non sono nuove. Alla fine di dicembre La Repubblica ha scritto che alcuni contrabbandieri di capitali agivano perfino con metodi rudimentali –nascondendo i soldi in valigie o sotto i vestiti –come avveniva negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Anche il settimanale L’Espresso aveva pubblicato un’inchiesta sul tema.
In Ticino, classica piazza finanziaria di destinazione di capitali in fuga dall’Italia, tali dichiarazioni sono relativizzate. “È iniziato un certo afflusso, ma non veramente in grande stile”, dice l’economista e giornalista Alfonso Tuor, che impartisce corsi al Centro di studi bancari a Vezia, alla periferia di Lugano, sugli attuali sviluppi finanziari. A suo parere, si tratta di piccole somme.
Il Credit Suisse non ha voluto fornire alcun dettaglio sui flussi di capitale in Ticino.
In un’intervista a un giornale all’inizio di gennaio, il presidente del consiglio d’amministrazione della BSI, con sede a Lugano, e presidente dell’Associazione delle banche estere in Svizzera Alfredo Gysi ha ammesso che c’è una certa fuga di capitali dall’Italia alla Svizzera, “anche se non di miliardi, come talvolta viene affermato”. Egli ha osservato che effettivamente sono stati aperti conti e clienti esistenti hanno nuovamente portato somme di media consistenza in Svizzera, ma che si tratta esclusivamente di denaro dichiarato.
Un parere condiviso dall’avvocato e professore di diritto fiscale e diritto penale economico Paolo Bernasconi. Parecchi clienti italiani negli ultimi mesi hanno ufficialmente trasferito in Svizzera beni regolarmente dichiarati in modo perfettamente legale, afferma l’esperto.
A spingere a questo passo sono i pericoli di insolvenza di alcune banche italiane, la crisi del debito e quella dell’euro e una strategia di ripartizione dei rischi, spiega. In questa situazione si ha fiducia nella Svizzera. “L’afflusso di denaro legale dimostra che la strategia del denaro bianco inizia a funzionare. Ciò è un buon segno”, dice Bernasconi, aggiungendo che questo è più importante del fenomeno del contrabbando, che esiste senz’altro.
In realtà la piazza finanziaria ticinese non ha alcun interesse ad essere di nuovo considerata un rifugio per i fondi non dichiarati provenienti dall’Italia. Roma ha nuovamente criticato aspramente la piazza finanziaria svizzera in generale e quella ticinese in particolare e, nella lotta contro l’evasione fiscale, ha intensificato i controlli alle frontiere. I cosiddetti “Fiscovelox”, con cui la Guardia di Finanza ha sistematicamente fotografato le targhe delle auto che passavano il confine con la Svizzera, hanno provocato parecchie irritazioni.
Stime dell’Italia parlano di circa 150-160 miliardi di euro di fondi neri italiani ancora depositati in Svizzera. L’Italia negli ultimi dieci anni ha fatto tre amnistie fiscali che hanno permesso di rimpatriare i soldi in nero con lievi sanzioni e la garanzia di non essere perseguiti penalmente. Tuttavia, il nuovo governo guidato da Mario Monti, ora ha proposto nuove tasse sui soldi già scudati. L’ultima amnistia del 2009 ha permesso di tenere i soldi su conti in Svizzera, se correttamente dichiarati tramite un ufficio fiduciario in Italia.
Le nuove stime non sono commentate dall’Associazione svizzera dei banchieri a Basilea. “Non siamo in possesso delle cifre in questione”, ha detto la portavoce Rebeca Garcia, secondo la quale simili dati sono detenuti dalle singole banche.
La storia delle cassette di sicurezza che sarebbero prese in affitto negli alberghi fa sorridere il settore bancario elvetico. A Lugano l’uscita di Attilio Befera è vista soprattutto come una componente di una strategia di intimidazione nei confronti di clienti italiani.

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5 Comments

  1. Claudio says:

    A mio parere non deve essere sottovalutata la propaganda, anzi, è una misura importante che deve essere contrastata con pervicacia e pervasività usando il mezzo che si ha a disposizione: la rete.
    La propaganda alla lunga convince le persone di cose assurde, e dunque le ammansisce e ne mortifica la reattività. Alcune cose assurde sono per esempio la distrazione dalle responsabilità del sistema mangiasoldi di cui è costituito in larga parte lo stato, gli stessi uomini della finanza sono allo stesso tempo strumento e oggetto della distruzione di ricchezza dei cittadini. Non mantenere l’attenzione sui reali parassiti, che sono i dipendenti pubblici (loro malgrado), è uno dei punti cardinali alla lotta al fanatismo fiscale. Occorre precisare che l’esistenza di fasce di lavoratori dipendenti pubblici che operano attività concretamente utili a fianco ad un esercito di dipendenti pubblici che esercitano attività parassitarie (quando le esercitano) concorre a creare quella distrazione sul problema reale, con il sovrappiù di danneggiare pure quella categoria di lavoratori che in realtà esercitano una attività utile, ma che in molte regioni sono largamente in sovranumero causando la degenerazione della loro utilità che si trasforma così in parassitismo.

  2. ale says:

    scusate, ma, portare i miei soldi (una volta che ho pagato le tasse) all’estero è per caso un crimine?
    se per esempio la national bank of australia mi facesse condizioni migliori non avrei forse il diritto di aprire presso di loro un conto?
    una volta che pago le tasse (pardon le estorsioni) in italia mi vogliono pure impedire di investire il mio denaro nel mondo come meglio credo?
    dittatura terrorismo asseverato e legalizzato…

    • Domenico says:

      E’ del tutto lecito tenere i propri soldi, puliti, dove si vuole. Anche perchè l’art 47 della cosiddetta costituzione recita che “la repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.” (sic!) Ora, la classe politica italiona, corrotta e incapace, non solo disattende l’enunciato, ma sta facendo di tutto per distruggere il risparmio privato, sia con tasse e balzelli di ogni genere, sia con la svalutazione della moneta (nella migliore delle ipotesi, se non salta l’europa con tutta la sua moneta, l’euro dovrà essere svalutato almeno del 20-30%). A questo punto non può non essere lecito portare i propri risparmi liquidi all’estero (fuori dall’area euro!) convertendoli in monete forti, per mantenerne il potere d’acquisto. E conviene convertire gli investimenti in strumenti quotati in valute forti, negoziabili anche in euro e acquistabili negli sportelli bancari presenti sul nostro territorio. A meno che qualcuno non preferisca investire in titoli di stato salvaitalia….

  3. Giuliano says:

    Sarebbe ora di porsi alcune domande e decidere, in base alle risposte, il comportamento da tenere.
    1) credo veramente che, se tutti pagassero le tasse, tutti pagheremmo di meno ?
    2) credo veramente che le mie tasse servono allo sviluppo del Paese ed al miglioramento dei servizi ai cittadini ?
    3) credo che il rigore imposto (ai poveri) ci porterà fuori dalla crisi attuale e darà vita ad una nuova era di prosperità ?
    Se la risposta alle 3 domande è si, allora è giusto pagare tasse, imposte e balzelli, mettersi il cuore in pace ed attendere gli sviluppi.
    Se la risposta è no, allora la disubbidienza fiscale è l’unico modo coerente di comportarsi. Dico disubbidienza, non evasione, nel senso di dichiarare i propri redditi, non nascondersi, ma non pagare le imposte e, cosa fondamentale, assumersene le responsabilità.
    Una volta c’era gente che rischiava la vita per per un’idea o ideologia e lottava sino in fondo: siamo diventati così vili da sottomettere tutti i nostri valori alla logica della convenienza economica ?

  4. Franco says:

    L’evasione fiscale si “combatte” con la propaganda,con questo governo di funzionari pubblici e burocrati il clima è quello della caccia alle streghe,e si cerca di “impaurire l’evasore”,sapendo benissimo che non è questa l’evasione che “danneggia”, consapevoli che il “recuperato” serve ad alimentare superstipendi non meritati,superspese spesso arbitrarie,ma soprattutto una burocrazia senza alcuna utilità e senza senso !!Prima o poi qualcuno si ribellerà praticando la “disobbedienza civile” che è più devastante di una sanguinosa rivoluzione.

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