Frontalieri residenti in Svizzera: niente disoccupazione se non leggi i giornali

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di RAFFAELLA BRIGNONI-(ilcaffè.ch)È una storia ingarbugliata non tanto per gli articoli di legge, ma per la loro interpretazione. Sembra la scena di un film: delle persone sono interrogate da funzionari statali e dopo un’audizione, come la chiamano in gergo alla Sezione del lavoro, si decide il loro destino. In mezzo però non ci sono delle comparse, ma lavoratori stranieri che pensavano di avere un diritto e, invece, sembra avessero solo dei doveri. Così c’è chi, dopo avere sudato per decenni in Ticino come muratore nella stessa impresa di costruzioni dove magari aveva lavorato già suo padre o chi come minatore ha sgobbato nella galleria AlpTransit, si ritrova escluso dalle indennità di disoccupazione.
Sei rimasto senza lavoro? Tanti saluti e grazie, anche se per anni hai contribuito all’economia locale, sfacchinando in questo cantone, dove, oltre ad essere dimorante e in qualche caso domiciliato, pagavi le tasse fino all’ultimo centesimo e pure l’assicurazione contro la perdita di guadagno che, in caso di necessità, avrebbe dovuto essere la tua garanzia. Non funziona più in questo modo: da quasi un anno ai cittadini stranieri che perdono il posto, viene revocata la residenza con la quale cade, per riflesso, la possibilità di rivendicare la disoccupazione in Svizzera.Un bel risparmio per le finanze pubbliche, una batosta per chi si ritrova con la richiesta respinta e si vede costretto a reclamare l’indennità disoccupazione nel Paese d’origine e a far tornare i conti con rendite decisamente inferiori alla busta paga conseguita onestamente. Sulla base dello stipendio percepito ognuno calcola il budget destinato all’economia domestica: se improvvisamente da 4 mila franchi mensili ci si ritrova con un’entrata divisa per tre o per quattro (perché le indennità variano notevolmente dalla Svizzera agli altri Stati dell’Ue), è evidente la difficoltà nel far quadrare il bilancio.Ma non è sempre stato così, perché la Ladi, la Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione, è nata con l’obiettivo di tutelare i lavoratori al di là dei passaporti: per averne diritto in Svizzera occorreva avere esercitato un mestiere, pagato i relativi contributi, essere collocabili e titolari di un permesso B (dimora) o L (dimora temporanea).Qualcosa è cambiato. Dall’inizio del 2015 la Sezione del lavoro del canton Ticino sta bocciando le richieste di disoccupazione ai frontalieri residenti, ai dimoranti e pure a qualche domiciliato, intimando loro di lasciare il Paese. Come è possibile? Qual è la base legale che giustifica questa misura? Una raffinatezza chiamata “centro d’interesse”, che coincide con la rete sociale della persona che si annuncia agli sportelli regionali di collocamento per le indennità. Semplice: escludendo un reale “centro d’interesse” in Ticino, si determina a catena la perdita della residenza effettiva e della base legale della Ladi.

Ciò che fa discutere è la procedura usata per stabilire dove siano affetti e amicizie, perché, stringi, stringi, il “centro d’interesse” si riduce a questo. Il disoccupato viene convocato dai funzionari dell’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro e sottoposto a una serie di domande personali. “È abbonato a un giornale locale?”.  Se la risposta è negativa, sottointende una mancata integrazione con il territorio. Come se tutti i ticinesi ricevessero ogni mattina nella cassetta della posta un quotidiano. “In che tipo di alloggio  vivete?”. Ah, condividete un appartamento con altri due operai… È un'”abitazione precaria” che indica la volontà di non stabilirsi durevolmente nel cantone. Magari è, invece, una questione di costi,  perché non tutti guadagnano a sufficienza per abitare da soli o, forse, non reggono la solitudine.

Abitate invece in un monolocale da soli? Spiacenti, anche questa è una soluzione precaria. La vostra famiglia vive a mille chilometri da voi? “Credibile che andiate a trovarla ogni weekend”. Certo, uno si ammazza in cantiere dal lunedì al venerdì e poi, fresco come una rosa, si mette al volante ogni fine settimana, macinando copertoni e polvere. Siete più fortunati, la distanza è inferiore e sono appena un centinaio i chilometri che vi separano da vostra figlia, anche se in Italia non avete più un posto vostro perché siete divorziati e dovete farvi ospitare da vostra madre: “Non è credibile che pretenda di risiedere regolarmente presso l’abitazione ticinese”.
I sindacati, che stanno assistendo con i loro servizi giuridici i lavoratori colpiti da questa misura, denunciano una procedura sconcertante: audizioni contradditorie e per nulla scientifiche, oltre a un’intrusione statale nella vita privata delle persone. “Stiamo seguendo con attenzione un problema che preoccupa per la negazione di diritti fondamentali e auspichiamo  una presa di posizione di Berna – afferma Enrico Borelli, segretario regionale di Unia-. Da quanto risulta ad adottare lo stesso sistema di audizioni è il Canton Ginevra. Preoccupa che la misura sia stata applicata anche a cittadini svizzeri, residenti al di là della frontiera. E noi non staremo certo con le mani in mano”.

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