Frontalieri, la grana dei 60mila lavoratori scaricati dalla politica

di NORD DEMOCRATICIfrontalieri

riceviamo e pubblichiamo – Sei una commessa?Un artigiano? Un libero professionista? Un negoziante?un imprenditore edile?
Chiunque tu sia se abiti nelle provincie della fascia di confine il problema dei frontalieri ti riguarda! Ti spieghiamo il perché.

Il 3 Ottobre del 1974 Italia e Svizzera siglarono un patto BILATERALE che stabiliva quali fossero le condizioni alle quali, chi risiede nella fascia di confine di entrambe i territori, deve subordinarsi per poter lavorare come NON residente, figura conosciuta più comunemente come FRONTALIERO, sia Italiano in Svizzera che viceversa.
Fra le cose interessanti c’era e c’è tutt’ora la questione del ristorno da parte delle casse Svizzere di una “ritenuta alla fonte” sul lordo pari al 38% con destinazioni i Comuni dei lavoratori stessi.

Perché vi riguarda?

Perché gli Italiani che ogni santo giorno varcano il confine per lavorare nel Canton Ticino sono quasi 60.000, e nella maggior parte dei casi sono persone con famiglia e magari con figli.
Quindi da essi dipende il sostentamento di all’incirca di 150.000 persone che, se si tiene conto del fatto che i salari Svizzeri complice una tassazione più sostenibile sono più alti della media Italiana, impattano sulle economie delle tre provincie di confine (Como,Varese e Verbania) per una portata di 250.000 bocche da sfamare (se parametrizzato sulla capacità d’acquisto media Italiana).
Questi lavoratori Italiani hanno consentito sia alle attività presenti nei territori di “incassare” un po meglio che in altre zone d’Italia la ben nota e nefasta crisi a cui Roma NON SA’ PORRE RIMEDIO.
Insomma se qualche soldino in più è girato rispetto ad altre zone del centro nord, è stato anche grazie a questo piccolo esercito di lavoratori silenziosi.

Dov’è il problema?

Semplice, Roma (e per l’esattezza per tutti e quattro i recenti governi) ha aperto un contenzioso con la virtuosa Confederazione Elvetica ponendola sulla Black List dei Paesi “canaglia” che agevolano l’evasione fiscale, proteggendo i loro correntisti con il segreto bancario.
La ragione di questa decisione è da cercare nei circa 180/200 Miliardi di Euro presenti nelle casse Elvetiche, frutto di un’evasione lunga cinquant’anni, soldi che fanno gola alle malandate casse dell’erario Italiano, che ( e lo ipotizziamo a ragion veduta) fagociterebbe i 30/40 Miliardi di tasse che valgono in meno di una legislatura.

Cosa potrebbe succedere se l’Italia non prende una posizione?

1) L’accordo bilaterale verrà meno, in questo modo questi 60.000 lavoratori verrebbero assoggettati al carico d’imposta del Paese di residenza, diventando di colpo poco conveniente, rischiando così un progressivo licenziamento di massa.
2) La Svizzera ridurrà autonomamente l’aliquota dei ristorni dal 38% al 12%, mettendo in ginocchio le casse della miriade di comuni della fascia di confine, con le conseguenze che potete immaginare.
3) La Svizzera bloccherà temporaneamente i ristorni (fatto per altro già accaduto), con le stesse conseguenze di cui sopra.
4) L’Italia rinuncia in parte all’apertura sul segreto bancario ma in compenso rivede al rialzo (pesantemente si può ipotizzare) il carico fiscale da stornare alle casse Italiane, in cambio di un compromesso sui capitali evasi, in sostanza soldi in meno nelle tasche di questi 60.000 che si fanno a volte fino a due ore di macchina per un posto di lavoro che in Italia non ce più.

Noi di Nord Democratici, essendo un’associazione politica nata in queste fasce di confine (notoriamente terra di confronti e scambi, votata all’apertura verso gli altri popoli) nell’attesa della discesa in campo vogliamo dare tutta la nostra solidarietà a queste 200.000 persone che sono interessate direttamente da questo problema e a tutte quelle che indirettamente e inconsapevolmente lo saranno se la politica Italiana centralista non prenderà sul serio la questione. frontalieri

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2 Comments

  1. marco preioni says:

    I frontalieri italiani in Svizzera risiedono prevalentemente nei comuni a ridosso del confine nelle province di Verbania, Varese, Como, Sondrio e si recano quotidianamente al lavoro nei cantoni Vallese, Ticino, Engadina. Il loro lavoro è fonte di ricchezza per l’ effetto moltiplicatore della loro spesa in Italia. Il ristorno delle loro tasse si traforma in spesa per opere pubbliche sul territorio dei comuni italiani dai quali i frontalieri provengono. Si tratta di una situazione particolare, poco nota agli italiani che vivono nella pianura padana e sconosciuta a Roma, tranne che negli uffici legislativi del ministero dell’ interno e dell’ economia che se ne devono occupare quando vengono presentate interrogazioni parlamentari dai pochi deputati e senatori delle province interessate dal frontalierato.
    Ai frontalieri va il rispetto per i sacrifici che compiono e per l’ utilità del loro lavoro.

  2. Dan says:

    Ecco, supponiamo si dovesse arrivare ad una cosa di questo tipo cosa faranno quelle 150 mila persone che si ritroveranno da oggi all’indomani a fare la fame ?

    Se fossero persone dotate di palle scatenerebbero l’inferno invece saranno altri 150 mila cazzoni che si lagneranno e si fermeranno lì meritando quindi di prenderlo in quel posto.

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