Front Furlan: nessuna alleanza coi partiti italiani

di FEDERICO SIMEONI*

Il 7 dicembre del 2011 Front Furlan dopo aver tenuto vari confronti con Comitati e Movimenti attivi sul territorio friulano, nel corso di un’ assemblea generale aperta a tutti pubblicò il manifesto programmatico con gli ormai famosi 8 punti, propedeutico alla costituzione una coalizione/ lista elettorale per le elezioni regionali del 2013. Nel successivo Congresso Ordinario del 29 gennaio 2012 i tesserati del Front Furlan approvarono la direttiva di distinzione netta dai partiti e movimenti politici rappresentati all’ interno del parlamento italiano e votarono il mandato per la costituzione di un cartello elettorale comprendente Comitati, Movimenti, Associazioni Liste Civiche rappresentative del territorio della Regione.

Gran parte del 2012 ha visto Front Furlan impegnato nel cercare di convincere le varie realtà territoriali ad aderire al progetto politico per le elezioni Regionali, prima attraverso l’ offerta di allargare il direttivo del Movimento alla rappresentanza delle altre associazioni e poi attraverso la costituzione di una Consulta indipendente di Movimenti. Il risultato di queste consultazioni è stato altalenate, dove è emersa una positiva propensione al dialogo ed allo scambio di idee ma una pressochè totale indisponibilità dei Comitati a esporsi sull’ agone elettorale.  Le uniche eccezioni in questo quadro sono stati il Movimento Autonomista Friulano che si è dimostrato subito disponibile, e il Movimento Friuli che per contro si è rifiutato di avere Front Furlan come soggetto dialogante.

Da notare inoltre che nel novero delle varie attività che il Fronte ha messo in piazza nel 2012 c’è stata una fattiva collaborazione e condivisione di intenti con i movimenti Insorgenza Civile, rappresentata in Friuli da Fernando Luisi e del Movimento per la Gente dell’ imprenditore Zamparini che si sono anche pubblicamente schierati con Front Furlan nelle proteste organizzate contro il fisco e contro Equitalia. Nell’ Agosto 2012 Gianni Sartor delegato dal MAF e Federico Simeoni, portavoce di FF hanno lanciato l’ appello all’ unione delle forze autonomiste regionali, rilasciando una serie di interviste congiunte che sono proseguite fino al mese di Novembre quando, per completare il quadro dei collegi da far ricoprire alla lista ipotizzata, sono stati avviati una serie di confronti con i movimenti politici indipendenti dell’ area triestina . Anche qui i risultati sono stati controversi, dove si è trovato chi è impreparato a concorrere e chi ne è disinteressato ritenendo l’ elezione regionale incompatibile con la propria battaglia indipendentista (Movimento Trieste Libera). L’ unica risposta concreta è stata riscontrata nella lista civica Un’ Altra Trieste dell’ ex assessore Franco Bandelli che, forte di un peso elettorale certo, ha avviato un serrato confronto con Front Furlan e le altre sigle autonomiste che poi hanno aderito al patto di Un’ Altra Regione siglato a Gradisca d’ Isonzo a fine Novembre.

Mancando di ogni altra sponda, a quel punto Front Furlan ha dato priorità nel mantenere fede a quanto stabilito dal Congresso, ovvero creare una lista unica che coalizzasse tutto ciò che non si riconosce nel sistema dei partiti con obbiettivo di rivoluzionare l’ attuale assetto di questa Regione. Proprio con questo intento Front Furlan a Dicembre ha pubblicato il “manifesto per l’ autonomia possibile” che è stato inizialmente sottoscritto da tutti gli aderenti alla costituenda alleanza, che fino a quel momento vedeva presenti FF, MAF, Patto regionale per l’ autonomia, Unione Autonomista Alpina e Insorgenza Civile ma non comprendeva ancora il MpG di Zamparini. Giova evidenziare che il “patto” trovava il suo fondamento principale nel progetto di riorganizzazione dell’ amministrazione della Regione, attraverso due macro aree, Friuli e Area Giuliana, in cui le comunità friulane dovrebbero riorganizzarsi in centri mandamentali e Trieste in area metropolitana.

Fissati quindi gli obbiettivi su cui triestini e friulani hanno trovato conversione e su cui si doveva costruire il programma amministrativo, rimaneva da individuare il candidato presidente partendo dall’ assunto che in nessun caso questo verrà eletto. Constatato che solo Franco Bandelli aveva una forza elettorale già pesata (10.000 preferenze a Trieste), una rete organizzativa già estesa su gran parte del territorio regionale e che gli altri Movimenti non hanno ad oggi una base elettorale collaudata ne organizzazione, si decise di far correre davanti proprio Franco Bandelli, cosa che ha fatto storcere il naso ai puristi del Friuli 100% doc. Nessuno però teneva conto che anche avere gli indipendentisti friulani in lista faceva la bocca insipida ai suprematisti triestini e che nella politica come nella vita non si può accontentare tutti, soprattutto quando le critiche che inesorabilmente arrivavano partivano sempre da frange note per la loro totale inattività e inerzia. Stante il rifiuto del dialogo da parte di MF e l’ insussistenza di altre ipotesi , il percorso elettorale che si stava delineando era l’ unico concretamente percorribile al di fuori dalle alleanze coi partiti tradizionali.
Andava anche superato l’ alibi che tutto il male del Friuli viene solo da Trieste, quando invece la realtà è che fino ad ora c’è stata una maggioranza di consiglieri regionali friulani di destra e di sinistra che oltre a curare il proprio orticello elettorale non ha mai voluto fare gli interessi generali del Friuli.

La priorità seguita da FF è fermare il declino dell’ autonomia condotto in maniera farisaica sia dalla maggioranza di Tondo che dall’ incapace opposizione del PD; adoperarsi per trattenere sul nostro territorio il miliardo di euro che prima Tremonti e poi Monti hanno scippato dal bilancio regionale; fermare le rapine dello Stato che toglie il 75% del reddito dei lavoratori, uccide le aziende e ci lascia il Friuli senza un futuro; togliere gli artigli a Equitalia, che sta rastrellano i patrimoni che con fatica i friulani hanno risparmiato per intere generazioni.

Se friulani e triestini avessero rivendicato assieme “meno Stato, meno Regione, meno tasse”, uniti non avrebbero potuto che avere più forza, anche perchè senza i voti di Trieste una lista friulanista non passa, senza quelli del Friuli nemmeno una lista triestina.  Il traguardo dichiarato di FF è sempre stato di separare i due territori, dove ognuno deve essere capace di ben amministrare il proprio ambito, senza più ricorrere all’ alibi che il Friuli è contro Trieste e viceversa, ognuno capace di autogestirsi oppure di farsi mandare a casa dai propri cittadini. Zamparini in tutto questo è entrato in gioco solo successivamente con una trattativa separata avviata in prima persona tra lui e Bandelli senza coinvolgimento di FF, che solo successivamente a ratifica e prosecuzione dei rapporti chiedeva la sottoscrizione alla luce del sole dello stesso accordo sottoscritto con gli altri movimenti e del “manifesto per l’ autonomia possibile”.

Per FF l’ accordo con Zamparini, purchè condotto nella massima trasparenza, poteva trovare giustificazione nelle passate collaborazioni tenutesi col Movimento per la Gente in occasione delle iniziative anti-fisco di Front Furlan. Inoltre da anni andiamo sostenendo che lo sviluppo di qualsiasi battaglia autonomista/indipendentista trova vigore solo nel momento in cui la classe imprenditoriale locale si identifica con l’ autogoverno del territorio, così come successo nei Paesi Baschi, in Catalogna, in Scozia, in Sud Tirol e in tutti gli altri paesi dove i movimenti autonomisti prolificano e governano invece di scomparire e riapparire solo alle scadenze elettorali. Per questo non disprezzavamo il supporto di Maurizio Zamparini, che pur non essendo il prototipo del samaritano come tutti gli imprenditori, aveva manifestato l’ interesse di creare una gestione economica della Regione sostenibile e utile a chi vive e vuole rimanere in Friuli a creare ricchezza e benessere per tutti, invece di lasciarla in mano a una deriva partitocratica che fino ad ora è stata solo capace di imporre tasse e dividerne i proventi tra le proprie clientele elettorali a scapito di nuova disoccupazione ed emigrazione.
Zamparini come gli altri imprenditori che in futuro decidessero di spendersi per il Friuli e di confrontarsi con la sua gente, invece di chiedere solo sovvenzioni e imporre ricatti occupazionali, avranno sempre un dialogo con Front Furlan.

Tutti questi ragionamenti dovevano costituire il collante che poteva tenere uniti i vari soggetti che avevano scelto di dialogare assieme al Movimento Un Altra Regione. Poi, da gennaio 2013 sono iniziate le fughe in avanti. Prima il MAF che si frantumava al suo interno rimanendo in UAR con una corrente e con un altra che inseguiva prima la candidatura alla Presidenza Regionale, poi la candidatura col Grande Sud ed infine l’ accordo separato con Tondo. Dopo Zamparini, che prima di mettere per iscritto l’ accordo elettorale chiamava a colloqui il direttivo di FF comunicandogli di voler condurre la costituenda lista ad un accordo con Tondo. Ed infine alcune dichiarazioni di Bandelli/Rosolen che paventavano futuri accordi con lo schieramento che vincerà le prossime consultazioni Regionali.

La somma di tutti questi atteggiamenti hanno convinto Front Furlan che non ci fosse la sufficiente serietà e trasparenza per poter portare avanti un alleanza duratura e credibile che si ponesse in maniera granitica nel rivoluzionare la gestione della Regione e che costituisse la base di un progetto politico capace di crescere anche in futuro. Pertanto abbiamo rinunciato a pretese, candidature e compromessi poco coerenti con il nostro modo di concepire la politica e ci siamo ritirati dall’ alleanza.
Per Front Furlan, cambiare solamente le pedine senza tentare di cambiare le regole del gioco sarebbe un vero tradimento prima per a nostra coscienza, e poi nei confronti di tutti i friulani. In conclusione, tirando le somme, possiamo dire che Front Furlan ha tentato di dialogare con tutti i soggetti attivi presenti sul territorio regionale, illudendosi di arrivare a un accordo condiviso su obbiettivi chiari e con metodi di assoluta trasparenza, cosa che per calcoli personali, brame di potere e vecchia concezione della gestione politica da parte di taluni, non è stato possibile portare a compimento. Altri hanno privilegiato altre strade e vecchi metodi. Abbiamo la coscienza a posto nell’ aver tentato tutto il possibile, tenendo fermi i nostri principi e le direttive ricevute dal nostro congresso.

Vedremo i risultati e lasceremo il giusto giudizio agli elettori.

*Portavoce del Front Furlan

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2 Comments

  1. Salice triestino says:

    Aggiungo che la citata lista civica “Un’Altra Trieste” e “Un’Altra Regione”, è una lista tutt’altro che autonomista o indipendentista, ma è costituita da ex Missini, neofascisti ex membri di Alleanza Nazionale, che poi hanno voluto uscire dal partito di Fini.

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