Friuli, commercio al palo. Entro fine anno chiuderanno 1200 negozi

di REDAZIONE

Il settore del commercio al dettaglio ha perso in Friuli Venezia Giulia, in base ai dati forniti dall’osservatorio della Confesercenti, perse 624 attivita’. E ammontano ad altre 1244 le chiusure stimate entro la fine dell’anno.

Il fanalino di coda e’ il settore alloggio e somministrazione, con 168 chiusure dall’inizio dell’anno. La Confederazione sottolinea la gravita’ dell’emorragia che ha colpito il settore dall’inizio del 2013, e l’effetto che l’aumento dell’aliquota Iva potrebbe avere su di esso. Nello specifico, nel Friuli Venezia Giulia il settore Auto dall’inizio dell’anno ha visto la chiusura di 20 attivita’ con una stima di 59 ulteriori chiusure entro la fine del 2013. Per quanto attiene al commercio al dettaglio, nell’alimentare da gennaio ad aprile si sono abbassate 7 serrande e nel non alimentare 50 per un totale di 223 cessazioni e fino a fine anno se ne prevedono altre 47. Nel comparto alloggio e somministrazione si sono abbassate 168 saracinesche da inizio 2013 e la previsione e’ di altre 503 chiusure al 31 dicembre.

La ristorazione vede 71 chiusure da gennaio a oggi in regione che aumenteranno secondo le stime di 212 unita’ il 31 dicembre 2013 nell’intero Friuli Venezia Giulia. I bar chiusi sono stati 82 e presumibilmente altre 245 attivita’ chiuderanno entro fine anno. Il settore del commercio al dettaglio di articoli tessili, abbigliamento e calzature ha conosciuto 54 perdite in regione negli ultimi sei mesi, con un ulteriore -161 presunto fino al termine dell’anno solare. Le carni infine hanno visto la perdita di 6 attivita’ regionali e un ulteriore -17 entro dicembre. I dati sono emersi a Roma, nel corso dell’Assemblea elettiva di Confesercenti, che ha visto la nomina del Presidente regionale del Friuli Venezia Giulia, Giuseppe Giovarruscio, nel Direttivo nazionale. ”La situazione appare drammatica anche in regione – sostiene Giovarruscio, che poi si accoda a quelli che chiedono aiuti – Auspichiamo pertanto interventi ad hoc e sostegno delle amministrazioni, nonché la convocazione di un tavolo permanente con le associazioni di categoria in grado di monitorare costantemente la situazione e portare a conoscenza delle aziende e dei lavoratori tutti gli strumenti finanziari e le opportunita’ previste dalla legge”.

Sulla situazione regionale grava inoltre un ulteriore allarme, legato alla componente anziana. Il servizio di vicinato risulta infatti sempre piu’ a rischio per le fasce sociali piu’ deboli, quali gli anziani.

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3 Comments

  1. Silvia says:

    Chiudono le fabbriche o si trasferiscono in Austria o in Slovenia o in Romania per ovvi motivi di convenienza (agevolazioni fiscali, costo del lavoro pù basso, ecc.).
    Conseguenza: aumento della disoccupazione e quindi meno soldi da spendere.
    Conseguenza: Chiusura degli esercizi commerciali, anche per colpa della grande distribuzione (vedi centri commerciali).
    Si sta poi verificando un nuovo fenomeno: sempre più persone che si rivolgono alla Caritas o ad altre associazioni che forniscono beni di prima necessità(cibo e vestiario)
    Una sola differenza: gli immigrati ci vanno di giorno, la nostra gente di notte, perchè si vergogna

  2. Albert Nextein says:

    Palo?
    Io direi che di questo passo si potrà affermare che siamo al cavalletto.

  3. Silvia says:

    Per non parlare del caso della Cospalat che smerciava latte tossico (aflatossine e antibiotici). Quei farabutti senza scrupoli hanno messo a rischio la salute dei consumatori (che hanno dato vita a una class-action contro la Cospalat) e sopratutto quella dei bambini, oltre a danneggiare l’immagine dei nostri prodotti locali (es. il formaggio Montasio).

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