Gli “Indiani neri” d’America alla ricerca di cittadinanza e benefit

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Oppressi dagli oppressi, schiavi dimenticati e discriminati da 147 anni, i “Freedmen” cercano ora un riscatto davanti al tribunale di Tulsa, nello Stato dell’Oklahoma. I “Freedmen” sono gli schiavi neri della nazione indiana dei Cherokee che nel 1866, dopo la fine della Guerra di Secessione, sottoscrisse un trattato con il governo federale impegnandosi a liberarli. La vicenda dei “Black Indians” risale alle origini della giovane nazione americana, quando i trafficanti di schiavi dall’Africa Occidentale portavano barche piene di uomini e donna da vendere nei mercati di uomini. Anche gli indiani Cherokee ne acquistarono, considerandoli assai utili alla gestione dei loro accampamenti, arrivando a considerarli a tal punto importanti da schierarsi con la Confederazione durante la Guerra di Secessione. Pellerossa e confederati erano accomunati dalla difesa degli schiavi anche se i bianchi consideravano i Cherokee alla stregua di una razza minore. Più volte spostati contro la loro volontà, obbligati a marce forzate e decimati dagli attacchi, i Cherokee portarono sempre con sé gli schiavi, fino all’arrivo nell’Oklahoma ospitale grazie alle grandi distese di terra fertile. Fino al trattato del 1866, che sancì la nascita dei “Freedmen” ovvero gli “uomini liberati” dalla tribù indiana.

Da allora il trattato è rimasto lettera morta ma ora Kenneth Payton, residente a Tulsa con la sua famiglia, vuole ottenere dalla legge americana il riconoscimento della sua validità e, di conseguenza, l’attestazione della “cittadinanza indiana”. “Quando dico ai miei figli che sono dei Cherokee mi rispondono che sono pazzo, voglio che la verità sia messa agli atti” afferma Payton che condivide con attivisti come David Cornsilk la battaglia, legale e storica, per “far sparire la definizione di “Freedmen” e poterci semplicemente dire Cherokee”. La questione non è solo una disputa storica che investe le sensibilità di una tribù che non ha mai fatto i conti con il proprio schiavismo, per il semplice fatto che in ballo ci sono ingenti benefici economici. Se infatti i discendenti dei “Freedmen” saranno riconosciuti Cherokee potranno avere accesso a quando il governo federale garantisce ai nativi americani: sanità gratuita, borse di studio scolastiche, assistenza con gli alloggi e altri benefici fiscali.

FONTE ORIGINALE: www.lastampa.it

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One Comment

  1. silvia says:

    Leggete “1493” (pomodori,tabacco e batteri, come Colombo ha creato il mondo in cui viviamo) di Charles C. Mann ed. Le Scie-Mondadori. E’ un po’ caro (30euro) e un po’ impegnativo ma molto esaustivo e non trovate in rete queste informazioni inoltre c’e’ un ampio capitolo dedicato all’argomento che questo articolo tratta.

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