Fratelli d’Italia: la mafia gode, Napolitano interrogato da Riina in tribunale

di BENEDETTA BAIOCCHImafia silenzio

Per alcuni è una pagina di democrazia, perché nessun uomo, politico, può essere più uomo di un altro. Per altri, invece, l’udienza di Napolitano, per quanto riservata, interrogato dagli avvocati dei boss a casa sua, al Quirinale, è un varco incredibile, una breccia di porta Pia mafiosa nelle istituzioni. Ufficiale ed evidente.

Napolitano sarà di fronte agli avvocati di Totò Riina, Leoluca Bagarella, Marcello dell’Utri, Antonio Cinnà, Giovanni Brusca, Massimo Ciancimino e altri…

Di fatto, Totò Riina, attraverso il suo avvocato, interroga Giorgio Napolitano.

I fatti mostrano la debolezza dello Stato, la sua incapacità di portare fino in fondo una lotta alla mafia concertata con la magistratura, che ora si prende la sua rivincita. Calogero Mannino, anche lui chiamato in causa come ex ministro dell’Interno in quegli anni caldi, ha affermato in una intervista a il Sussidiario: “Io non parlerei di magistratura ma di magistrati e magistrati. E parlerei soprattutto dell’orizzonte ideologico in cui si sono cacciati alcuni magistrati. Mi riferisco a un orizzonte peggiore persino di quello politico. Quando i magistrati erano controllati da Violante, ciò avveniva all’interno di un disegno strumentale ma ben identificabile, adesso invece alcuni pm sono in preda alle ossessioni ideologiche e la conseguenza è che difetta persino l’orizzonte politico. E’ davvero la crisi non soltanto della giustizia ma delle stesse istituzioni repubblicane”.

Di sicuro la mano destra non sa e non doveva sapere, o non voleva condividere, ciò che faceva la mano sinistra. Questo non è proprio di uno Stato di fatto e di diritto,

“Credo che oggi sia un momento importante non solo per la giustizia, ma anche per la democrazia del nostro Paese: il fatto che uno Stato in cui anche il capo dello Stato, avendo cose da riferire secondo una Corte d’Assise, venga sentito come testimone, è un atto importante di democrazia”. Così l’ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, intervistato da Milo D’Agostino a Skytg24, in merito alla deposizione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia.

“Dopodichè – ha sottolineato Ingroia – il contenuto dell’udienza e quello che potrà essere chiesto al capo dello Stato nell’ambito delle proprie prerogative rischia di costituire una strettoia attraverso cui la verità rischia di non passare: credo che oggi sarà un’occasione mancata più che conquistata”.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment