Fratelli (d’Italia) coltelli. La Meloni antireferendum detta le regole elettorali con Salvini sovranista

salvini

di STEFANIA PIAZZO – Fratelli coltelli. Vanno a braccetto. La cadenza da borgata con quello dell’ossobuco. Meloni e Salvini d’accordo su tutto. O quasi anche no. Cosa dice l’ex ministra di An? Sul referendum lei spacca.  “Non mi sono chiare le finalità dei Referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto e credo che non siano chiare a tanti italiani”.

Mah. Forse Giorgia non ha letto l’ultimo sondaggio di Piepoli su La Stampa del 5 ottobre: Quattro su dieci favorevoli a Catalogna indipendente, solo uno su tre contrario. Insomma, il concetto di patria si sfarina un po’, o no?

Su Libero lei afferma che “è vero che il Referendum è sull’autonomia e non sulla secessione, ma qual è la finalità di parte delle realtà che lo sostengono? Perche’ lo dico molto chiaramente: non credo nelle ‘piccole Patrie’ e sono convinta che la Patria, quella vera, sia l’unico argine rimasto alla deriva mondialista e alla globalizzazione incontrollata”.

Le realtà che guardano con disincanto ciò che accade? Diverse, anzi parecchie. Uno che non ha un cognome propriamente nordico, Marco DeMarco, sul Corriere della Sera,  rispolvera addirittura un vecchio gergo geopolitico: “La Catalogna è la nostra Padania”, commentando De Magistris che espone la bandiera catalana!

Poi l’alleata di ferro di Salvini tenta di smontare il residuo fiscale. Tutte montature, fa intendere. “Aprire il vaso di Pandora dell’interesse particolare puo’ riservare sorprese inimmaginabili”. Che è dura da dire, ma sai com’è, se c’è chi nega la strage degli armeni, o di altri popoli, vuoi non negare la possibilità a qualcuno di essere negazionista del fisco? E’ libertà di pensiero.

Scrive infatti un giornale di Roma, come la Meloni, a firma di Marcello Veneziani su Il Tempo: “Il referendum ha motivazioni comprensibili, come la richiesta di lombardi e veneti di un maggiore equilibrio tra il prelievo fiscale e il territorio da cui si preleva”. E Veneziani, si sa, non è un ardente indipendentista.

A chiudere, come dessert, possiamo proporre sempre dalla ricca rassegna stampa del 5 ottobre, un Massimo Colaiacono su La Stampa: “Come mantenere in piedi il welfare nazionali con meno introiti da Barcellona? La risposta, come per la Lombardia e il Veneto, va cercata non nella scomposizione degli stati nazionali ma in un ridimensionamento del welfare state e nella restituzione ai cittadini del principio di responsabilità per meglio amministrare la propria libertà”.

Insomma, che rebelotto nel centrodestra. Soprattutto alla vigilia di un primo appuntamento elettorale, al Sud.  Salvini e Meloni dettano le regole in Sicilia per le alleanza e Silvio li ascolta, chiudendo le porte ad Alfano che in Sicilia – a differenza di Salvini, i voti li ha.

E poi si prendono a botte su indipendentismo-nazionalismo. Una partitella da quartiere periferico se non si capisce dove va la storia. Ma non tutto il male viene per nuocere e forse serve sia alla Meloni che a Silvio per capire di che pasta è fatto il leader del Carroccio. Macinare voti, sapendo bene che non gli basteranno mai per governare. Ma in fondo, forse, è quello che vuole. A differenza di altri che, al Nord, sperano in una diversa stagione di libertà. E se persino il governatore Emiliano afferma che “le regioni settentrionali  non possono più sostenere totalmente il sud”…., forse è il tempo di essere più realisti del Re Felipe.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

8 Comments

  1. giancarlo says:

    Concordo con Stefania.
    La Meloni mi è sempre stata simpatica, ma non la voterei mai.
    Certe affermazioni della Meloni la dicono lunga su come veniamo considerati noi del Nord da ROMA in giù.
    Semplici mucche da mungere all’infinito.
    I SI’ vinceranno di sicuro e subito dopo si deve aprire un CONTENZIOSO con Roma, poiché non sarebbe più sopportabile continuare l’andazzo di ieri e di oggi e di domani……..
    Si accontentino a Roma che concedendoci la piena autonomia come da costituzione, ritarderanno le rivendicazioni indipendentiste che rimangono sempre sul tappeto sino a quando l’italia rimarrà in piedi.
    Oltre non sarebbe possibile andare se il debito pubblico metesse in ginocchio l’intero paese, allora la storia dell’italia una ed indivisibile sarebbe finita per sempre !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    WSM

  2. Alessandro Guaschino says:

    La Meloni ha un elettorato di fascistoni nazionalisti e quindi agisce di conseguenza, non bada ai sondaggi ma cura il suo orticello. Il grosso dubbio è invece che Salvini non abbia ben idea del suo elettorato, altrimenti certe dichiarazioni pubbliche sul rinunciare alla secessione se le sarebbe evitate…..

    • Rodolfo Piva says:

      Ottimo commento. Una sola precisazione: la Meloni è una ignorante granitica che non conosce la differenza tra stato e nazione ed è il riferimento di rottami fascisti altrettanto ignoranti quanto lei. D’altra parte non mi sembra che la signora con gli occhi sempre strabuzzati abbia particolari competenze in ambito storico e geopolitico.

      • Stefania says:

        Dissento Rodolfo. Giorgia Meloni non è un politico ignorante. Anzi. A differenza di altri suoi sodali alleati, ha studiato, esce da scuole di partito, è chiara, sa il fatto suo. Che una donna, da sola, sia stimata sul 5,4% nelle intenzioni di voto npn è poco. Non perché è donna, ma perché non ha attorno a se tutto quel baraccone mediatico felpatico di altri. La Meloni è un politico vecchio stile, ha le sue idee, si può essere o non essere d’accordo sulle sue visioni centraliste dello Stato. Ma la domanda vera è: come fa la Lega a stare insieme a chi, alla domanda di De Bortoli ieri sera da Formigli a Piazza Pulita, “è giusto che Lombardia e Veneto paghino i debiti di Roma?”, ha risposto “SI”? Questo è il punto.

        • Rodolfo Piva says:

          Dunque, la sig.a Meloni ha fatto il liceo linguistico ed è giornalista pubblicista che sembra l’area di rifugio di tutti coloro che hanno uno spessore giornalistico un po’ modestino. E’ stato apprezzabile il suo impegno , per mantenersi agli studi, quando ha lavorato. come bambinaia, cameriera e barista al Piper.
          Per quanto riguarda poi la “scuola di partito”, immagino Alleanza Nazionale, gli insegnamenti devono essere stati mediocri visto il livello delle sue esternazioni.

          • Stefania says:

            Beh, c’è chi fa il politico con un cv molto meno ricco. Almeno la Meloni sa cosa vuol dire farsi il culo per qualcosa, lavorando. Non la voto, non condivido il suo pensiero. Ma è purtroppo meglio di altri rappresentanti del nostro mondo

            • Padano says:

              In effetti, il curriculum del nostro (nostro?) Matteo ricorda molto quello di Di Maio: entrambi iscritti all’università fino al momento in cui sono entrati uno alla Camera, uno a Strasburgo.

            • Ric says:

              Non la voto , non la condivido ma la stimo ;
              capziosità , elegia dell’assenza di razio , sublimazione di concettualitá relativista , empatia schizoantropologica .
              Anche Silvio , gigantone stratega in auge ” io voterei Fini” , a sua insaputa divenne destinatario e fruitore di una mal riposta concezione , che determinò sventure certe e concreto destino .
              Il discrimine tra scienza e presunzione è il vulnus , tra fascino e realismo , fra tattica e strategia .
              “Gli italiani non sanno votare ” è una polarizzazione di marketing comunicazionale funzionale all’obiettivo di vittoria non sempre direttamente proporzionale all’utile .
              Se risparmi un’ ora di tempo perché usi un mezzo che viaggia veloce devi essere in grado di capitalizzare a sistema il guadagno temporale , altrimenti mandi tutto (tutti) a puttane .

Leave a Comment