Francoforte, alla Lombardia dell’Expo non “frega” la cultura

di GIUSEPPE REGUZZONI

Francoforte, Fiera Internazionale del Libro. Sul ruolo e sulla presenza delle Regioni nel delicatissimo ambito dell’editoria risponde Alfieri Lorenzon, Direttore AIE, Associazione Italiana Editori. Poche domande, a cui l’interlocutore risponde con gentilezza e precisione. Ne esce un quadro che è davvero poco esaltante.

Direttore, le Regioni sono in qualche modo presenti?

“Guardi, siamo proprio nello spazio che l’AIE mette a disposizione della piccola editoria, quella più in crisi, che necessita di fare sharing e ha più bisogno di sostegno. Rispetto allo scorso anno l’Italia ha circa il  10% di espositori in meno. Lo di vede anche dalla riduzione di spazio a favore di altri paesi, dove l’editoria si espande. Vede, l’area della Turchia, per esempio, è cresciuta a danno nostro. Ah se avessimo le risorse che altre regioni europee mettono a disposizione, come la Catalogna … Il Piemonte qualcosa ha fatto, concedendo qualche fondo. La Lombardia c’è, non come Regione, ma attraverso Promos, della Camera di Commercio”.

E in passato?

“Istituzionalmente la Lombardia non è mai stata presente”.

Sì, ma adesso si va verso Expo 2015 e questa di Francoforte è una vetrina d’eccezione.

“Purtroppo manca ancora un approccio a 360 gradi. Ci sono regioni a maggiore vocazione internazionale che dovrebbero esserci. Il Piemonte lo aveva fatto per i mondiali di sci”.

Che ruolo potrebbero o dovrebbero avere le regioni nella promozione libraria?

“La Costituzione assegna alle regioni delle competenze in area culturale. Esistono in effetti centri editoriali creati dalle regioni . Ma, poi,  se la giocano ciascuna a suo modo, magari più con il diritto allo studio che con l’editoria. Ogni regione procede, giustamente, in maniera autonoma. Sarebbe però necessario un maggiore coordinamento”.

Un giudizio sui recenti tagli di regione Lombardia al settore ricerca e cultura?

“Qualunque euro in meno alla cultura è una sconfitta per il nostro Paese. Lo dimostra quel che succede oggi nel mondo, dove innovazione cultura e crescita economica vanno insieme. Se non investiamo non si va da nessuna parte”.

 

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2 Comments

  1. indipendentista says:

    E quando mai alla Lega degli ultimi 10 anni è mai fregato della cultura? L’unica piccola vittoria del leghismo era stata quella di fare accettare come simbolo comune a tutti i lombardi la croce di S.Giorgio. Poi sono arrivati i gammaradi maroniti e ci hanno detto che quella non è la nostra bandiera e che l’unica vera bandiera della Lombardia sarebbe lo stemma dei visconti (?!?!?) In questo delirio guarda caso sostenuti dal Furmiga che ha preso la palla al balzo e nell’ultimo anno di suo regno ha fatto bocciare la legge regionale sul S.Giorgio come bandiera regionale. Patriota lombardo apri gli occhi: ramazzare via i rimasugli della banda Bobo è l’unico modo di salvare la tua terra dai terry.

  2. Giuseppe says:

    Alla Buchmesse grandissimo è l’investimento culturale, ma non solo, della Catalunya, molto abile nel mettere assieme il design della cosiddetta location con la promozione della letteratura.
    Da rimarcare come i catalani offrano moltissimo materiale in inglese, lingua franca dell’editoria, in esso sintetizzando la loro storia letteraria, centrata sulla lingua catalana, le loro riviste, specie letterarie e filosofiche, ma anche geografiche e d’arte, e brochures con i classici “dodici autori dodici”, da tradurre al più presto: ne consegue una grande capacità di diffondere le particolarità della propria cultura almeno al livello di Repubblica ceca, Estonia, Lituania e Polonia, che mi sembra abbiano adottato la medesima strategia comunicativa. Da Francoforte a. M. è tutto.

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