Franco (Lega): “Si taglino tredicesime e pensioni ai dipendenti pubblici”

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“La riduzione del debito é indispensabile, ma ancor più urgente é la riduzione della spesa pubblica. Se, come pare, il deficit anche del 2013, nonostante le false promesse del Governo sul pareggio di bilancio, si attesterà al 3%, ciò significa che i 20 mld provenienti dalla dismissione del patrimonio pubblico prospettati dal ministro Grilli non serviranno a ridurre il debito, ma solo per l’azzeramento del deficit”. Così il senatore dalla Lega Nord Paolo Franco, membro della Commissione Finanze, dopo le dichiarazioni del Ministro Vittorio Grilli  sul programma pluriennale di cessioni come terapia antidebito.

“Ciò significa vendere beni di conto capitale per pagare le spese correnti che il Governo, nonostante la tanto sbandierata spending review non riesce ad intaccare. Se questi sono i fondamentali delle politiche di bilancio del governo Monti, è facile capire perché le agenzie di rating declassano l’Italia e lo spread rimane a livelli insostenibili”. Quindi la proposta del sen. Franco: “Tagliare tredicesime e pensioni ai dipendenti pubblici e qualsiasi altra spesa riguardante il mantenimento delle istituzioni, dei partiti politici, dei sindacati, dell’editoria e di quell’infinita pletora di spesa assistenziale che non ha eguali al mondo”. “Per quanto riguarda i 10 mld da recuperare dall’evasione fiscale- conclude il senatore vicentino del Carroccio- do al ministro Grilli un nome, cognome ed indirizzo, ricordandogli quanto denunciato appena qualche giorno fa dalla Corte dei Conti, e cioè il 40% di evasione Iva e il  30% di evasione Irap del Mezzogiorno d’Italia”.

Ufficio Stampa – Lega Nord

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4 Comments

  1. giordano colleoni says:

    P.S. Capitolo alienazioni di patrimonio pubblico: riporto pari pari dal sito keynesblog, prima pagina del giorno 9/8/2012, in risposta ai dieci punti del manifesto di Oscar Giannino

    “1)Ridurre l’ammontare del debito pubblico: è possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.

    E’ stato già fatto negli ultimi 20 anni. Dopo la cessione a Fiat dell’Alfa Romeo (anni 80), nel decennio seguente l’Italia ha realizzato un’enorme dismissione di partecipazioni statali, tra cui:

    Alimentari: Sme, Gs, Autogrill, Cirio Bertolli De Rica, Pavesi
    Siderurgia, alluminio, vetro: Italsider, Acciarieri di Terni, Dalmine, Acciaierie e Ferriere di Piombino, Csc, Alumix, Cementir, Siv
    Chimica: Montefibre, Enichem Augusta, Inca International, Alcantara
    Meccanica ed elettromeccanica: Nuovo Pignone, Italimpianti, Elsag Bailey Process Automation, Savio Macchine Tessili, Esaote Biomedica, VitroselEnia, Dea, Alenia Marconi Communication
    Costruzioni: Società Italiana per Condotte d’Acqua
    TLC: Telecom Italia
    Editoria e pubblicità: Seat Pagine Gialle, Editrice Il Giorno, Nuova Same
    Banche e assicurazioni: BNL, INA, IMI, ecc.
    Trasporti: Società Autostrade
    Negli anni 2000, inoltre, il governo ha messo sul mercato ingenti quantità di immobili di proprietà dello stato.

    Questo non ha fatto “scendere rapidamente” il debito pubblico, visto anche che molte di queste società sono state vendute a prezzi bassi a causa della crisi degli inizi degli anni ’90.

    Il risultato netto di queste privatizzazioni è che oggi le imprese italiane che hanno una qualche rilevanza internazionale sono solo le due principali aziende ancora controllate dallo stato: Eni ed Enel. L’esatto opposto di quello che i promotori dell’appello sostengono riguardo la presunta efficienza del privato e la irriformabile inefficienza del pubblico.”

  2. giordano colleoni says:

    “Tagliare tredicesime e pensioni ai dipendenti pubblici e qualsiasi altra spesa riguardante il mantenimento delle istituzioni, dei partiti politici, dei sindacati, dell’editoria e di quell’infinita pletora di spesa assistenziale che non ha eguali al mondo”. Peccato che tra i dipendenti pubblici non ci sono solo politici, portaborse, segretari, sotto-segretari, ma un universo di dipendenti con paghe da fame!
    Fortuna che sto demente – perché di questo si tratta, sia che abbia scritto ‘sta marea di scemenze con dolo o con colpevole ignoranza economica – è membro della commissione finanze.
    Chi glielo dice a ‘sti dementi che la maggior parte dei soldi li buttiamo praticamente nel cesso pagando le sanzioni alle regole imposte dall’UE (e da loro ratificate in parlamento) sulle emissioni, sugli inceneritori considerati “energie rinnovabili”, negli esperimenti di geoengineering, nell’otto per mille girato dallo stato alla Chiesa Cattolica e in altre diavolerie tafazziste che altro scopo non hanno che mantenere i loro deretani incollati alle cadreghine romane?!
    Finitela di prenderci per il culo e di soffiare sul fuoco della guerra tra poveracci che, tra le altre cose, vi mantengono da più lustri!

  3. Dan says:

    E’ sempre bello assistere a simili dimostrazioni di frociaggine con il culo degli altri.
    Ci fosse stato fino adesso uno, dico un solo politico, non importa di quale schieramento, che avesse ammesso di appartenere ad una categoria costosa ed avesse proposto la riduzione, prima del suo stipendio, il taglio della sua pensione e poi, solo se non fosse stato sufficiente, quella della gente comune.
    Ovviamente senza secondi fini volti proprio a recuperare quanto tagliato in precedenza

  4. Diego Tagliabue says:

    Ma ci sono arrivati adesso??? Dov’erano per 17 anni a fila?

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