FRANCIA: VINCE IL PARTITO DEI NAUSEATI DALLA POLITICA. E HOLLANDE

di SALVATORE ANTONACI

Come buona consuetudine dopo ogni elezione che si rispetti quasi tutti i concorrenti potranno piantare la propria bandierina tentando di accreditarsi se non una vittoria per lo meno una “sostanziale tenuta”. Il primo turno delle consultazioni legislative, valide per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale, uno dei due rami del parlamento francese, non farà eccezione a questa regola aurea. Ma il dato saliente della giornata, al di là del coro polifonico dei vincitori e dei non perdenti, è senz’altro l’incremento della già elevata astensione dalle urne.

Con quasi il 43%, infatti, il partito dei nauseati dalla politica diventa il più numericamente rappresentativo in terra transalpina. Il picco raggiunto non ha precedenti nella storia repubblicana, perlomeno dall’ inizio del regime presidenziale maggioritario. Nemmeno il tempo di misurare l’entità del tracollo che già fioccano le proposte di riforma, rinnovamento ecc. utili, almeno secondo  gli estensori, a rianimare l’interesse popolare per una tra le più screditate prassi del modello democratico. E così, ad esempio, si ritorna a parlare di possibile introduzione di un modello proporzionale come di un “ridisegno” complessivo dell’Esecutivo e delle sue competenze. Aria fritta che non potrà mutare l’inerzia di una sensazione assai diffusa: l’incidenza reale del singolo voto è prossima allo zero e le decisioni sulle questioni che contano vengono prese altrove, in stanze lontane dallo sguardo dei supposti detentori della sovranità popolare.

Dopo questa doverosa premessa, passiamo al commento vero e proprio della competizione. François Hollande, all’Eliseo da appena un mese ha vinto la prima parte della scommessa: il suo Partito Socialista sarà la prima formazione del prossimo emiciclo. La prima parte, dicevo, giacché, elemento niente affatto trascurabile, solamente domenica prossima sarà acclarato se Monsieur le Président godrà di una maggioranza assoluta e quindi di una buona libertà di movimento o se, viceversa, sarà costretto a convivere con le insidie di un gabinetto di coalizione con partners non proprio accomodanti come i verdi di Europe Ecologie e la sinistra radicale del Front dela Gauche. Ilpericolo principale, quello di una “coabitazione” con la destra gollista, peraltro assai improbabile alla vigilia, è stato così scongiurato, ed anche il neo-Premier, Jean – Marc Ayrault, hollandiano fidato, può tirare un sospiro di sollievo, in attesa di evitare un ancora possibile rimpasto della sua compagine per far posto agli altri eventuali azionisti politici della nuova maggioranza.

Dei due possibili sodali dell’avventura socialista i verdi ottengono uno score discreto, attorno al 5,5%, ma sufficiente, a patto di raggiungere i venti eletti, a costituire un proprio gruppo parlamentare. Un buon salto dai miseri quattro precedenti ed il frutto dell’alleanza tattica col partito della rosa nel pugno. A fare le spese del mancato patto elettorale, viceversa, è il Front dela Gauche, cartello formato dal gruppetto capeggiato dall’ex-deputato socialista Jean Luc Mélanchon e dai comunisti ortodossi del PCF. Soprattutto esce fortemente ridimensionato lo stesso Mélanchon che, pur reduce dalla buona performance delle presidenziali incassa un bruciante smacco elettorale in quel di Hénin-Beaumont, nel Nord-Pas de Calais. In uno dei confronti più attesi, Mélanchon finisce addirittura terzo dopo Marine le Pen e il candidato socialista: una débacle che ne ridimensiona molto le quotazioni anche nel caso i suoi dovessero fare ingresso nel governo.

Passando a destra, l’UMP, alle prese con le incognite ed i rischi del post-Sarkozy, perde, ma non affonda, come in molti temevano o auspicavano, a seconda del punto di osservazione. Il calo dei consensi è sì piuttosto importante (circa il 5% in meno rispetto a cinque anni fa), ma lo sfondamento a destra del Front National è stato, almeno per ora, tamponato. il problema principale per i neogollisti sarà quello di conciliare le varie anime e soprattutto le velleità dei diversi tenori (Fillon, Copé, Juppé) all’interno del partito. Una stagione ulteriore di litigi e ripicche personali, tutt’altro che infrequente in casa conservatrice, potrebbe essere fatale. Soprattutto perché la vague blue Marine, riprendendo immagine dei giornali locali, mantiene intatte le sue potenzialità. L’estrema destra nazionalpopulista francese, in pieno processo di “ripulitura” dei suoi aspetti più controversi, raccoglie un buon 13,6% e potrà disputare una sessantina di collegi ai due schieramenti principali. Cosa che più conta in almeno tre di questi con concrete possibilità di successo. Oltre a Marine le Pen, in corsa anche la nipote nel sud ed un altro notabile della fiamma in Linguadoca. L’ultima volta che i frontisti riuscirono a mandare un loro uomo a Parigi fu nel lontano 1993; da allora il “cordone sanitario” ha funzionato con regolarità. Ma l’astensione e l’avversione crescente all’europeismo di maniera dei due partitoni principali potrebbe giocare a loro favore.

Resta da spendere qualche parola riguardo ai partiti e movimenti regionalisti, autonomisti o indipendentisti. Gli ultimi, in verità erano presenti solo sporadicamente in Bretagna e con più frequenza in Corsica. Discreti i numeri di Corsica Libera (tra il 6 e l’8%) che non riesce però, a differenza dei cugini autonomisti del Partito da Nazione Corsa, per l’occasione presenti con il brand elettorale “Femu a Corsica”, a portare candidati al secondo turno. Peggio ancora per il Parti Breton che nella penisola va poco oltre l’1%, distante dalla brillante prova delle regionali 2010. Troppo deboli o critici verso la strategia dell’impegno diretto gli altri, dalla Savoia alla Lorena. Tutto sommato, si tratta di una conferma che l’equilibrio anche territoriale dell’Esagono potrà essere scalfito solamente da una crisi di sfiducia e non tanto dall’impegno profuso dai pochi volenterosi  rimasti in campo.

Infine, segnalo la sparizione del centro, forza tradizionale dello scacchiere parlamentare che pare ormai avere esaurito la propria parabola storica. Così come, a meno di inopinati colpi di scena, il suo ultimo, velleitario leader François Bayrou, incapace, nonostante l’attivismo frenetico, di far rivivere i fasti di Valéry Giscard D’Estaing e Raymond Barre. I Pirati falliscono in pieno il tentativo di entrare nel palazzo e i liberali, dal canto loro, si accontentano di qualche cespuglietto inaridito ai confini dell’ex-impero neogollista. Poca roba per il paese che ha dato i natali a Fréderic Bastiat,  Benjamin Constant e Alexis de Tocqueville. Ma che fossero tempi grami, quelli attuali, per le libertà e la responsabilità oltreché per il raziocinio in ogni campo del vivere civile lo si sapeva. E non pare che possa andar meglio, nel breve termine. Soprattutto nella patria dei Lumi e delle rivoluzioni.

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One Comment

  1. Antonino Trunfio says:

    LA DITTATURA DELLA MAGGIORANZA ERA GIA’ UNA COSA VOMITEVOLE E DISUMANA. ADESSO QUELLA DELLA MINORANZA e’ NEFASTA COME UNA METASTASI
    guardate il mio istant video sull’argomento
    due minuti per almeno buttarla sul ridere !!
    http://www.youtube.com/watch?v=dm50oqqow6o

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