FRANCIA IN MANO AI SOCIALISTI. E LE PEN “INFILA” LA NIPOTE

di SALVATORE ANTONACI

Per un’altra volta, forse l’ultima (almeno politicamente parlando), Ségolène Royal, già compagna dell’attuale Presidente francese François Hollande nonché a sua volta candidata all’Eliseo cinque anni fa, è riuscita ad oscurare il nuovo corso del socialismo francese impersonato da un omino goffo ed impacciato con l’aria “normale” del funzionario di partito.

Nel 2007, a far notizia fu lo schiaffo della aspirante Première Dame al povero Hollande con la sua trionfale investitura a sfidante ufficiale di Nicolas Sarkozy nella corsa al quinquennato più prestigioso dell’Esagono. Oggi tocca, invece, parlare di una clamorosa disfatta che toglie splendore alla vittoria socialista nel secondo turno delle elezioni legislative. Non cosa da poco, visto che a distanza di molti anni il partito della Rosa nel Pugno conquista la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale con ben 314 seggi su 577. Eppure, un tweet galeotto sull’account di Valérie Trierweiler, nuova musa del Presidente, ha trasformato un anonimo scontro elettorale nell’ovest in un americanissimo duello da far west o, se preferite, in una di quelle schermaglie da soap opera che tanto appassionano anche i tabloid ei i settimanali di gossip. La Trierweiler ha pensato bene, infatti, di dare il proprio appoggio ad Olivier Falorni, avversario della Royal e, cosa più grave, socialista anche lui. Polemiche al calor bianco hanno accompagnato tutta intera l’ultima settimana di campagna elettorale con accuse e veleni sparsi a piene mani. La sentenza del popolo sovrano che ha decretato la dipartita di Madame Royal dalla rappresentanza nazionale lascerà di sicuro delle tossine che faticheranno a svanire in breve tempo.

L’unità di intenti è stata una delle carte principali giocate dai notabili socialisti dopo che per anni lo spettacolo osceno delle rivalità tra i potenziali leaders aveva tarpato le ali a qualsiasi tentativo di riconquistare le chiavi del potere. Ecco perché molti sono ancora preoccupati di un possibile riacutizzarsi dello scontro interno al pachiderma socialista, proprio ora che c’è da mandare avanti una baracca in crisi e timorosa del contagio proveniente dalla pestilenza debitoria degli stati canaglia mediterranei. Trionfo socialista, dunque, e senza i patemi di dover dividere le responsabilità del timone con partners riottosi come i verdi di Europe Ecologie (intransigenti nel loro no al tabù nuclearista) o i radical-gauchisti di Mélanchon, battuto al primo turno e ridimensionato nel suo ruolo di “alternativa” a sinistra. I primi, tuttavia, forti dell’accordo di desistenza con i socialisti conquistano il diritto a formare un gruppo in seno all’assemblea, i secondi lo perdono avendo raccattato una decina scarsa di deputati: prima volta nella storia dei comunisti transalpini.

Mani abbastanza libere per tentare l’attuazione del monumentale programma di governo, quasi 60 punti roba da Ulivo nostrano, piano affidato al fido Jean – Marc Ayrault ex – radicale passato a più miti consigli. Inutile dire che molta roba è solo fuffa del tutto inattuabile ma, si sa, la politica odierna consiste unicamente nel riuscire a vendere bene una mercanzia scadente. Presto, invece, per pronunciarsi sul dossier più delicato: le relazioni con il vicino tedesco incrinate da quando i venti di tempesta hanno iniziato a spazzare il continente: difficile prevedere sia il rilancio dell’Europa carolingia o la traumatica rottura dell’asse franco-renano, ma è proprio questa la posta più importante nel grande e complesso gioco d’azzardo chiamato integrazione europea.

Comunque sia, per far cenno agli altri, non pochi, verdetti della scorsa domenica vi è, sicuramente, da rimarcare il ritorno in parlamento dell’estrema destra frontista, capace di aprirsi alcuni varchi nella muraglia di sbarramento neogollista: tre gli eletti della fiamma: la nipote di Jean Marie le Pen, con i suoi 22 anni la più giovane di sempre ad essere suffragata, l’avvocato Collard, noto bastiancontrario e Jacques Bompard, identitario del Midi riconciliatosi col vertice dopo anni di burrasca. Manca all’appello la Dama Nera, sconfitta dal socialista Kemel per l’inezia di cento voti o poco più, ma l’entità del risultato non cambia. Ed è una spina insidiosa nel fianco di un UMP con molti capi, ma senza un monarca dopo l’auto-esilio (chissà se temporaneo o definitivo) del piccolo caporale Sarkozy. Sparisce, o quasi, il Centro, sia quello legato alla destra che quello autonomista di François Bayrou, disfatto in casa sua, nella ridotta pirenaica di Pau.

Da oggi si fa sul serio e non è detto che questi nuovi eroi istituzionali si portino meglio dei loro predecessori finiti a fare le macchiette nella fortunatissima parodia dei pupazzi di gomma che mette alla berlina vizi pubblici e privati di una classe dirigente sussiegosa ed autoreferenziale, forse più che altrove. Del resto il momento assai si presta al sarcasmo: perlomeno la risata non è ancora tassabile.

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2 Comments

  1. lafayette says:

    Un governo è sempre un governo, ovvero il peggio esistente in natura o quasi. Comunque vero che nell’abiezione esiste una gradazione e che questa sfortunata penisola occupa lo scalino infimo

  2. caterina says:

    Olivier Falorni, dissidente rientrato e a noi per lo più sconosciuto, ha avuto le preferenze necessarie per vincere sulla Royal… gelosie a parte, i francesi hanno evitato che governare la Francia diventasse “un affare di famiglia”…
    Un po’ di decenza! pazienza se lo è un partito, come da noi…

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