Fra Paolo Sarpi e la contesa per l’Interdetto: giusnaturalismo contro inquisizione

di SANDRINO SPERI

La contesa per l’Interdetto, sostanzialmente  una scomunica erga omnes a tutto il territorio della Serenissima, fu una contesa diplomatica,ma si andò assai vicini allo scontro armato fra Venezia e Papato:correva l’anno 1606. Due i principali antagonisti: il papato ,che sarebbe forse più opportuno chiamare Curia Romana (curarum genitrix a cruore nata) e la Serenissima Repubblica che scelse come teologo e consultore di stato fra Paolo Sarpi eruditissimo veneto,amico di Galilei, in tutte le consulte  sempre pronto a trovare le argomentazioni giuridiche ,spesso sottilissime e i precedenti storici. Bisogna ricordare che si viveva in un periodo piuttosto tormentato  della storia europea:il Concilio di Trento non aveva risolto,ma piuttosto accentuato le rivalità fra cattolici e protestanti,anzi la nascita dell’Inquisizione,dell’indice dei libri proibiti, e della compagnia di Gesù avevano alzato il livello di scontro che scoppierà puntuale pochi anni più tardi e per trent’anni, dal1618 al 1648 infiammerà tutta l’Europa.

La vita di Paolo Sarpi prima dell’Interdetto (1606): Il soggiorno a Mantova.

Pietro nasce a Venezia il 14 Agosto 1552, cambiò il suo nome in Paolo il 24 Novembre 1566,quando vestì l’abito monacale. Il padre Francesco era originario di S.Vito al Tagliamento,la madre Isabella Morelli era veneziana , sorella di Ambrogio sacerdote e titolare di una scuola di grammatica e retorica.A scuola dimostrò ben presto  con la  prontezza nell’imparare la precocità dell’ ingegno-recitava  a memoria trenta versi di un autore dopo averli sentiti leggere una sola volta. Aveva un carattere chiuso e assorto e una sua indole ritirata e contemplativa volta  a intendere non il suo io interiore ma i problemi collegati con lo “stato del mondo”,problemi quindi di carattere politico.Entra  a 14 anni nell’ordine dei Servi di Maria e quattro anni dopo lo troviamo a Mantova dove soggiornerà per altri quattro anni come teologo di corte al servizio del duca G. Gonzaga che lo aveva nominato teologo di corte,folgorato dalla sua oratoria e capacità dialettica. A Mantova emergono due caratteristiche che accompagneranno il Sarpi per tutta la vita e come religioso e come studioso:profonda serietà e grande impegno.Questa concezione della vita lo porta ad essere spiritualmente affine ai protestanti che concepiscono la vita come una missione per uomini gravi e seri, la dove il clero romano è spesso poco motivato e poco serio.Il soggiorno di Mantova va poi ricordato  per altri due aspetti di notevole importanza:il primo culturale, il secondo relazionale. Qui Sarpi viene a contatto con la pubblicistica francese  antiromana fino allora sconosciuta,e viene appagato il suo desiderio di conoscere tutto ciò che è possibile e fin dove lo è.Qui  stringe amicizia con Camillo Olivo segretario del cardinale Ercole Gonzaga, legato pontificio al Concilio di Trento,e presidente del Concilio stesso fino alla morte. Sarpi viene informato su  particolari e retroscena del Concilio di Trento terminato pochi anni prima (4 dicembre1563), e può visionare e consultare molti documenti dello stesso.

Nacque proprio in quel tempo l’idea di scrivere l’Istoria del Concilio Tridentino, che verrà completata negli anni successivi e poi pubblicata nel 1619. Paolo che è gia curioso di suo,incontra la persona che più di ogni altra lo può “ragguagliare intorno ai negozi più segreti” del Concilio stesso.Il concilio infatti oltre che un fatto religioso era stato un avvenimento politico di primaria importanza,nel quale giocavano a scacchi, le principali potenze europee in lotta fra di loro o per o contro il papato. Non bisogna dimenticare che una volta tornato a Mantova Camillo Olivo fu prima imprigionato e poi per lungo tempo molestato dalla Santa Inquisizione. Il  Sarpi dopo queste prime notizie sul concilio che sicuramente provocano in lui una disposizione d’animo poco benevola verso la curia,incontra a Venezia un altro testimone diretto Arnauld du Ferier ora ambasciatore francese a Venezia e prima ambasciatore a Trento.Ora il Concilio gli appare nella sua giusta luce,oltre la  dimensione religiosa un gigantesco urto di forze in cui si compendia e si esplica la lotta politica europea.

Il breve soggiorno a Milano 1575

Da Mantova Paolo Sarpi passa Milano.E’ l’anno 1575 e la Milano è quella di San Carlo Borromeo che sappiamo essere una delle più importanti personalità della Controriforma Cattolica,ben deciso a educare e disciplinare il suo clero per contrastare la Riforma Protestante.Egli stesso è un fulgido esempio di vita religiosa e “ad imitazione degli antichi pastori, Ambrogio e altri,faceva vita comune e mensa con quelli del suo clero”. A Milano è possibile vedere la concreta attuazione del concilio nel suo aspetto religioso. La riforma della chiesa tentata da S.Carlo, colpì profondamente il Sarpi che ne divenne anche amico,ma non poté venire del tutto attuata per i notevoli contrasti  fra il cardinale e i governatori spagnoli. Prima della sua partenza dovette anche difendersi davanti all’Inquisizione spagnola da una accusa di eresia che finì in nulla.Ritornato a Venezia insegna filosofia e nel 1578 si laurea in teologia a Padova. L’anno successivo viene eletto provinciale dell’ordine con il compito di riformarlo secondo lo spirito del concilio.Eletto procuratore dell’ordine viene inviato per tre anni a Roma dove aveva il compito di difendere le cause dell’ordine presso la curia romana.

Il soggiorno a Roma 1578-1588

Mentre era procuratore a Roma fu per la seconda volta denunciato all’Inquisizione  per a)avere espresso giudizi poco lusinghieri sulla curia b)per avere tenuto commercio con ebrei.L’accusa finì nel nulla,ma lasciò un certo risentimento nel Sarpi. Il risentimento e l’esasperazione aumentarono quando nel 1593 il senato Veneziano lo propose come vescovo di Caorle prima e di None poi, ma il papa Clemente VII non concesse,perché non si poteva conferire la dignità episcopale a un “uomo che teneva pratiche con eretici”. L’aver pratiche con eretici significava nella Venezia di allora parlare con letterati e intellettuali stranieri anche non cattolici. Ciò non fece che aumentare la sua esasperazione,visto  che il vescovato era solo un mezzo per avere più tempo e tranquillità da dedicare ai suoi studi.Anzi si rafforza in lui la convinzione che solo con “le male arti”si potesse raggiungere la dignità vescovile.

Schermaglie diplomatiche fra Venezia e Roma prima dell’interdetto

Nel Marzo 1596 arriva a Venezia il nuovo nunzio apostolico Anton Maria Graziani le questioni grosse sul tappeto sono tre:1)Persuadere Venezia a una nuova crociata contro i Turchi 2)Applicazione dell’Indice dei libri proibiti 3)Problema della navigazione nel Golfo.Riguardo al primo punto Venezia non ha alcun interesse a riprendere la guerra contro i Turchi, dato che ha appena rinnovato il trattato di pace.Una nuova guerra farebbe solo gli interessi degli Asburgo d’Austria e di Spagna.La diffidenza verso il papato è totale perché appare a Venezia come una longa manus degli Asburgo che hanno solo l’interesse di espandersi in Italia.Anche per l’applicazione dell’Indice dei libri proibiti i contrasti fra le due parti erano netti e insuperabili.Leonardo Donà,procuratore di San marco, (sarà Doge durante la contesa per l’Interdetto)sostenne che, a Venezia stato sovrano e indipendente, l’indice non aveva alcun valore giuridico e che stampatori librai veneziani erano formalmente invitati a non obbedire alle prescrizioni dell’Indice.Ancora più complesso è il problema della navigazione nel Golfo(mare Adriatico): lo Stato Pontificio e i l’Austria erano per la libera navigazione;Venezia esercitava invece,grazie alla sua superiorità navale,un controllo assoluto nel Golfo mediante dazi e tasse. Nel marzo 1596, all’arrivo del nunzio Graziani la questione era di attualità perché Venezia aveva sequestrato in Dalmazia merci destinate a Bologna. La Santa Sede imposta il problema rifacendosi alle Capitolazioni Giuliane del 1510.Dopo che la Lega di Cambrai aveva sconfitto Venezia,GiulioII era uscito dalla Lega in cambio della libera navigazione nel golfo.Venezia lo imposta invece basandosi sulle convenzioni del 1529 concluse con Clemente VII e che ristabilivano la sua piena sovranità.Venezia è  così intransigente sulla navigazione nel golfo che va ben oltre le tesi giuridiche, fino allora sostenute, e passa  a rivendicazioni di carattere politico, sostenendo che deve esser suo anche il controllo delle acque interne dei fiumi in quanto sboccano nel Golfo.

1- continua

 

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8 Comments

  1. Ettore Beggiato says:

    Complimenti all’amico Sandrino per il bell’articolo…volevo segnalare una piccola imperfezione: la sede vescovile dopo Caorle è NONA (e non None) l’attuale NIN in Dalmazia.

  2. Carlo De Paoli says:

    Bellissima “lezione”.

    Conoscevo la “biografia” del Servita scritta del Cacciavillani del 1993 basata sui ricordi di fra’ Micanzio.
    Lettura di tanti anni fa: dimenticato quasi tutto.
    Sandrino, hai fornito nuovi elementi della vita del Nostro che, credo, non fossero presenti nella precedente mia lettura.
    Impaziente di leggere il “seguito”.

    Carlo.

    V.S.M.

  3. caterina says:

    grazie! leggere di storia raccontata in maniera dettagliata per i riflessi che ha sulle persone è sempre molto interessante e spero che il seguito sia prossimo…

  4. Gian Lorenzo says:

    Bello questo articolo su Paolo Sarpi, peccato che sia pubblicato su un giornaletto così dichiartamente “leghista” da demenza

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