Forse i vescovi chiacchieroni hanno ricordato anche Marcantonio Bragadin?

di STEFANIA PIAZZOvolantino

In questi giorni di acri polemiche tra i vescovi e la politica sul fronte dell’immigrazione, scorrendo tra le pagine del prezioso blog degli amici di Vivere Veneto, spicca altro, spicca la commemorazione di Marcantonio Bragadin. Sta scritto infatti:

“L’Associazione culturale “Centro di cultura Veneta” in collaborazione col 1° reggimento Veneto Real invita tutti alla cerimonia di commemorazione del supplizio e morte di Marcantonio Bragadin avvenuta a Famagosta il 17 agosto 1571″.Poi però si apre una parentesi: e si legge, “clicca qui per leggere il racconto, solo per un pubblico adulto”. Vi si narra il martirio di Bragadin. Inizia così: “La picca penetrò attraverso l’intelaiatura della gabbia, finché la punta acuminata raggiunse il fianco scoperto del prigioniero. Quindi, mantenendo la propria espressione imperturbabile, il guardiano feroce impresse una forza maggiore sull’asta e conficcò la lama più a fondo, strappando un lancinante urlo di sofferenza al miserabile ammasso di carne, che ormai da una dozzina di giorni era contratto all’interno dello spazio angusto di quella particolare prigione esposta ai raggi violenti le implacabili del sole d’agosto”.

Poi si dà la notizia della commemorazione: “L’appuntamento è per domenica 23 agosto 2015 alle ore 11.00 a Venezia presso la Basilica dei SS Giovanni e Paolo (in calle Berlendis 6273) dai frati domenicani, dove ci sono i resti del Bragadin”.

Un eroe dimenticato…. Continuiamo la lettura del martirio: “Immediatamente dopo lo scontro notturno nella tenda di Mustafà Lala Pascià, avvenuto il cinque di agosto, colui che era stato il comandante civile della fortezza di Famagosta sull’isola di Cipro era stato trasportato di peso all’aperto e, al lume delle torce impugnate da una squadra di guardie armate ottomane, era stato gettato in un gabbione di ferro, già approntato in precedenza di fronte all’alloggio del condottiero turco”. Cos’altro occorre ricordare?

“… annunciato dal lacerarsi della pelle che veniva spaccata in lunghe striature dai bordi irregolari, bianchi e fragili come corazze di insetti abbandonate dopo la muta, molto presto si allargò a dismisura l’abisso di follia della sete. La tortura prese avvio dallo stomaco, dalle zone più riposte del corpo, nelle quali cominciò ad avvertirsi un disagio sordo, quasi un vuoto che andava approfondendosi sempre di più, e che via via si trasformava nello spasimo di un cancro che rode e dilania perché non viene colmato ò sopito. Quindi il germe primario dell’arsura, come un serpente che si snoda pigramente e inizia a risalire curioso verso la luce, conquistò prima l’esofago, facendolo contrarre spasmodicamente, e raggiunse alla fine rapidamente la gola e la bocca, nella cui cavità alla fine si assestò, gonfiando le pareti delle guance, ispessendo la lingua, e lacerando le labbra [mo a produrvi dei tagli profondi”.

E, ancora… “Le stazioni di quel calvario sembrava non dovessero concludersi mai. Ad ogni spiazzo, a tutte le svolte attorno alle fortificazioni provvisorie, di fronte ad ognuna delle casematte, nei pressi di qualsiasi alloggio di ufficiale, il pellegrino dello strazio venne fatto sostare e, grondante di umori maligni e di sudore salmastro e fetido, fu costretto a prostrarsi per baciare la terra più volte, per !leccarla dimostrando trasporto, per rendere umilmente il doveroso omaggio del vinto al sacro suolo riconquistato dall’invincibilità della Sublime Porta di Costantinopoli imperante in eterno”.

“Lo seguirono soltanto i carnefici che dovevano operare, e la carne ignobile di veneziano che doveva piegarsi a subire le conseguenze della loro raffinatezza. Quando il pascià mormorò tra i denti poche parole per esprimere la propria volontà, i torturatori agguantarono quindi Bragadin per le spalle e sotto le ascelle, e lo fissarono poi con rapidi tratti di gomena all’antenna della galea eretta in verticale per l’occasione. Là poi, dopo averlo scudisciato a lungo e con metodo, e avergli aperto solchi profondi in ogni punto del corpo arrossato, gli strapparono furiosamente tutte le vesti di dosso, lasciandolo spenzolare nudo e martoriato, mentre il sangue sgocciolava copioso sulle assi e le travature della nave.

Guarda, cane infedele, se riesci a vedere la tua armata?! presero allora a dileggiarlo crudelmente dalle battagliole delle navi all’intorno”.

Allora sarebbe stato forse necessario, si disse, che le singole parti, le diverse etnie che componevano gli imperi, che fornivano consistenza alle dilaganti armate, ritrovassero finalmente l’antica e sopita coscienza di sé, e cominciassero quindi ad erodere dall’interno ciò che esse stesse, nel tempo, avevano costruito con tanta pena. Ovvero quei grandi aggregati umani e politici, la cui sorte sarebbe inevitabilmente stata quella di scontrarsi e tentare di maciullarsi a vicenda, per creare comunità sempre più immense, arroganti, e inesorabilmente prive di quei freni inibitori ai quali gli uomini, fin da quando correvano nudi per la savana, non potevano sfuggire perché rimanevano indissolubilmente legati alle tradizioni, al bene della propria terra natia, in un certo modo all’aria stessa che respiravano fin dal primo vagito.

Sarebbe così giunta l’epoca felice nella quale i Mustafà Lala Pascià non avrebbero più procurato danno e distruzione, perché chi fosse stato loro vicino non avrebbe permesso che si inebriassero del veleno dell’ideologia, di quel senso perverso della verità e dell’aspirazione ad una particolare visione del bene che obbligatoriamente transitava per la conversione degli altri attraverso il sistematico esercizio del male”.

Torturato, scuoiato, portato in rassegna a prestare gli onori all’islam. Per aver difeso la cristianità. Lo ha ricordato forse qualche vescovo?

 

Alla cerimonia sarà presente il picchetto della Guardia d’onore del 1° Reggimento Veneto Real; si invitano i partecipanti a non sventolare bandiere e non utilizzare flash all’interno della Basilica.

Premesso che la partecipazione alla Santa Messa è importante, dopo la messa c’è la possibilità di pranzare insieme presso il ristorante “Al Vagon” a 300m dalla Basilica (antipastin de sarde in saor, rizotin de mare, fritura mista co połenta, vin de caza; el preso convenjuo ze de 25 euri) Per il pranzo è necessaria la prenotazione entro e non oltre il 18 agosto ai numeri scritti a fondo pagina o sul manifesto.

Print Friendly

Related Posts

One Comment

  1. Giancarlo says:

    MARCANTONIO BRAGADIN. Patriota, eroe e martire Veneto !
    Conosco molto bene la storia Veneta ed il supplizio che questo indomito comandante Veneto dovette subire.
    Mi domando quante vie, piazze, sono intitolate a Bragadin nel Veneto ed in italia ??
    Eppure costui pagò anche per noi la libertà che allora Venezia, il Veneto tutto e l’Europa ancora oggi devono a questo eroe e a tutti i Veneti che a Lepanto combatterono con onore e gloria per salvare l’Europa dal dominio ottomano.
    L’ingratitudine è una delle qualità eccelse del bel paese. Ma per quanto ancora potrà esercitarla ?
    WSM

Leave a Comment