FORNERO, GLI ESODATI E LE RESPONSABILITA’ DELL’INFORMAZIONE

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Più passa il tempo e più il governo dei cosiddetti tecnici mi lascia interdetto. Veniamo alla diatriba tra il ministro Fornero e l’ INPS. Vale la pena di sottoporla ad una piccola analisi di tipo organizzativo confrontandola con quanto quotidianamente succede nelle aziende piccole, medie e grandi. Supponiamo che un dirigente abbia  un’idea per instaurare un nuovo insieme di regole, nell’ambito aziendale. Interroga i suoi collaboratori, richiede una serie completa di dati,  studia una proposta, la discute a porte chiuse, lungamente, con i suoi e, quindi, da il via all’attuazione. Nel periodo di incubazione vige il silenzio più assoluto, successivamente l’unico responsabile sarà il dirigente e per i suoi sottoposti permane ancora la regola del silenzio, pena l’espulsione. Il dirigente rimarrà sempre e comunque responsabile unico dei risultati.

Veniamo alla Fornero (scusate, al Ministro Elsa Fornero). Studia un insieme di regole per il pensionamento. Si pensa (e si spera) che tutti i dati necessari alla valutazione li abbia esplicitamente e chiaramente richiesti anche alla Presidenza dell’INPS (con numerose richieste esplicative) si pensa (e si spera ancora) che la Fornero (scusate ancora, il ministro Fornero) sia venuto in mente di discutere il suo abbozzo di proposta anche con l’INPS e che l’INPS abbia fatto, di ritorno, tutte le osservazioni del caso.

A questo punto esce la Legge e scoppia, sia pure con ritardo, la grana sul numero degli esodati.

La signora ministro dichiara un numero, la Presidenza INPS un numero circa cinque volte maggiore, uscendo con una dichiarazione estemporanea semi-ufficiale. Ora non ci sono dubbi: o l’INPS ha fornito al ministro dati fasulli ed in questo caso il responsabile INPS – Mastrapasqua, quello con una sfilza di incarichi – va cacciato con la velocità del suono per ben due validissimi motivi:

1- Il falso nei dati forniti;

2- Aver parlato in contrasto con il Ministro.

Oppure, l’INPS ha fornito dati corretti ed il Ministro li ha cambiati per proprio comodo o propria incapacità valutativa. A questo punto tirate voi le conclusioni! Ma se questa seconda ipotesi è vera, Ministra Fornero, lei merita solo di essere “la Fornero”. E di queste situazioni è ricchissima la gestione dell’Italia.

Ed ora veniamo all’altro perno della questione: l’informazione. Chissà perché l’informazione italiana è perfettamente al corrente (minuto per minuto) della situazione erotica di personaggi  “da linciare”, specie se invisi alla sinistra, mentre non sa (o non dice) assolutamente nulla su fatti che interesserebbero la stragrande maggioranza dei cittadini.

Vogliamo alcuni esempi? Semplice!

Perché non ci dicono (i cosiddetti mezzi di informazione) se la Fornero era informata correttamente oppure no? Naturalmente con dati di fatto e non con opinioni. Perché non ci dicono chi e perché si oppone alla spending revew (tagli di spesa), non quella assolutamente marginale, ma quella sostanziale come ad esempio l’introduzione di un budget di spesa nella sanità? Perché non fanno il nome di chi non vuole non l’eliminazione, ma il robusto ridimensionamento delle Province?

Si dilungano invece sulle esternazioni di Cassano e di Cecchi Paone, esternazioni che, specie nell’attuale momento di crisi non interessano proprio nessuno. Se non lo sanno glie lo diciamo noi. I cittadini vogliono conoscere i retroscena veri della politica italiana, per sapere (in funzione elettorale) chi rema a favore e chi rema contro.

Abbiamo la sensazione, forse infondata, che l’uscita delle notizie sia oggetto di contratto.

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7 Comments

  1. paolo says:

    ne approfitto per denunciare che tra gli esodati ci sono anche quelli che si son visti cassata la pensione dei 15 anni della legge amato. ora la pesnsione inizia da 20 anni di contributi. la ministra e tutti gli organi di informazione non hanno detto nulla su questo punto. mai visto in un paese democratico bruciare un diritto acquisito. per non perdere i 15 anni di contributi già versati bisogna versarne altrettanti 5.
    paolo

  2. Dan says:

    Ecco perchè hanno messo un’amica banchiera in cima al pollaio della rai

  3. Guai a chi tocca le province.
    L’ottica va ribaltata, eliminiamo invece lo Stato come priorità.
    Le competenze amministrative e poi politiche devono essere decise in primis dai comuni i quali potranno poi consorziarsi in province per le competenze che non riescono a svolgere da soli, quindi le province si consorzieranno in regioni per altre competenze e così via.
    È del tutto evidente che allo Stato rimarrà alla fine ben poco.

    Questo processo si chiama SUSSIDIARIETÀ

  4. Giuseppe S says:

    Spett signor Cerri
    Dopo aver fatto un articolo dal titolo “chi è l’evasore”, ne farò uno dal titolo “chi è l’esodato”.
    Lo chiedo anche a Lei, Chi sono questi? Sono forse solo i dipendenti pubblici? Lo sono pure tutti quelli che hanno perso il lavoro ma non hanno ancora l’età da pensione?
    Quelli che hanno ricevuto una ottima liquidazione sono sono uguali a quelli che non l’hanno ricevuta? I lavoratori autonomi che hanno chiuso per tasse e non sono in età da pensione li possiamo considerare esodati oppure con quale nome? Possibile che chi conosce i darti e chi deve prendere le decisioni non debbano una volta tanto parlar chiaro?

  5. Gian says:

    tutto giusto tranne il dettaglio delle provincie, la loro abolizione è uno specchietto per allodole: se lavori con le provincie lo sai. Io come libero professionista presento delle pratiche in provincia per i miei clienti, la provincia le valuta, quale che sia l’esito delle mie pratiche la provincia ha delle competenze, che richiedono personale, sedi in cui ospitarlo e costi di gestione delle stesse. Se elimini la provincia io continuerò a presentare le mie pratiche non sarà più in provincia ma o in comune o in regione, le stesse persone le valuteranno, negli stessi edifici, con gli stessi costi: la differenza? si dovranno solo cambiare tutte le targhe e le intestazioni e si risparmieranno giusto gli stipendi di assessori e presidente di giunta. Per un autonomista/indipendentista questo insignificante risparmio, 2 euro l’anno a persona su Bergamo, vale la pena di perdere un ente locale vicino al territorio? In ogni caso è un risparmio che cambierà le cose????

    • lombardi-cerri says:

      Prima di pensare a ridurre le Provincie, comincino ad eliminare tutti i lavori che costano e non servono.
      Volete un esempio ? Come mai nei paesi civili le patenti sono a vita e le targhe anche?
      In Italia servono forse a mantenere i lavori inutili?

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