Formigli e Sortino, la coppia che sogna il soviet dei lavoratori

di CLAUDIO ROMITI

Come d’altronde avviene da tempo sul piano dell’offerta politica, anche quella dei vari talk televisivi di approfondimento appare di un piattume desolante. Soprattutto sul tema della cosiddetta coesione sociale, non c’è conduttore ed il relativo staff di collaboratori  che non mettano in scena un medesimo copione, come se si trattasse di una sorta di frattale ideologico. Da una parte si individua uno dei tanti luoghi in cui si manifesta un problema occupazionale e dall’altra parte si chiama la solita pletora di politici di tutte le risme a dare una risposta. Risposta che, ovviamente, si risolve nella solita valanga di inutili chiacchiere che ben conosciamo.

Ed  in tale, sinistro contesto, a cui nessuna testata mediatica sembra sfuggire, spicca la coppia Formigli/Sortino. Il primo, cresciuto alla scuola giornalistica di Santoro, conduce su la7 Piazzapulita, affidando al secondo, figlio di un alto papavero dell’Agcom, il compito di far esprimere dalle  piazze e dalle fabbriche il comprensibile disagio di chi si trova a fare i conti con l’attuale crisi economia. Il piglio con il quale questi due campioni dell’informazione collettivista affrontano l’argomento è notevole.

Interpretando nel modo più giacobino possibile il loro ruolo, i due campioni del giornalismo rosso fanno di tutto per rinforzare l’idea costruttivista del lavoro produttivo realizzato attraverso una serie di decisioni deliberate della sfera politico-burocratica. Completamente immemori della immane tragedia economica e sociale causata dal comunismo, ossia della piena applicazione di un simile dogma, costoro chiamano alla sbarra gli esponenti dell’attuale politica del nulla, pretendendo che essi  realizzino in favore del popolo la chimerica piena occupazione. Una piena occupazione, vorrei ricordare, che   rappresentava il vanto dello stesso regime sovietico, accompagnandosi però ad una desolante penuria, resa sopportabile solo con il terrore poliziesco.

Eppure Formigli e Sortino, sognando di fondare il soviet mondiale dei lavoratori, non si fermano di fronte a nulla. Buona parte della loro trasmissione la dedicano ad elencare l’infinita lista dei bisogni sociali, con il posto di lavoro-stipendio garantito in testa, mentre nel resto del tempo interrogano i vari professionisti del consenso a buon mercato sulle loro ricette per raggiungere finalmente la felicità universale. Professionisti del consenso a buon mercato che, per quel che mi consta, oltre a riuscire a prendere i voti spendendo i soldi dei contribuenti, non sanno far altro che spiegare alla gente con tre g che la moglie sarà sempre ubriaca e la botte sempre piena. Cionostante gli artefici di Piazzapulita, in preda ad un vero delirio statolatrico, ad ogni puntata sembrano aumentare il loro impegno affinché il sistema politico nel suo complesso metta da parte i suoi egoismi di fazione, dedicandosi anima e corpo alla organizzazione della miglior esistenza possibile per il moderno proletariato. E se noi italiani abbiamo la sfortuna di essere rappresentati da una classe politica fondamentalmente inetta, in compenso possiamo contare sul provvidenziale giornalismo di denuncia di Formigli e Sortino. Anche grazie al loro fondamentale contributo sarà finalmente possibile instaurare nel Paese di Pulcinella il costruttivismo realizzato. Cioè l’integrale trasformazione della realtà, fin negli aspetti più secondari, secondo un progetto politico elaborato a tavolino.

“L’Anno che verrà” del compianto Dalla diventerà un punto di riferimento concreto per una società la quale, per decreto, eliminerà ogni male e ogni sofferenza, instaurando con una semplice leggina la piena occupazione. A quel punto si tratterà solamente di scoprire se sarà rimasto ancora qualche disgraziato che abbia ancora voglia di impegnarsi in una  attività produttiva. Ma a questo Formigli e Sortino non sono ancora arrivati.

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One Comment

  1. Dan says:

    Beh, se non era per la politica quei due chissà dov’erano finiti a quest’ora. A fare i disoccupati o peggio ancora a lavorare

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