TANZANIA: BOSSI, TREMONTI, CASTELLI. BELSITO COINVOLGE TUTTI

di REDAZIONE

L’affare, o il malaffare, s’ingrossa.

Bossi e Tremonti erano d’accordo sul fatto che la Lega Nord diversificasse i propri investimenti, almeno secondo Francesco Belsito. È il 10 gennaio 2012 e la notizia dei fondi della Lega transitati su conti a Cipro ed in Tanzania è stata pubblicata dal Secolo XIX. Tra i protagonisti dell’operazione c’è fibrillazione e l’ex tesoriere, parlando al telefono con l’imprenditore veneto Stefano Bonet, dice che Bossi e Tremonti erano d’accordo a diversificare. All’ascolto ci sono anche gli uomini della Dia di Reggio Calabria che per conto della Dda li stanno intercettando ormai da mesi. E gli uomini della Dia così sintetizzano per il pm Giuseppe Lombardo quanto dice Belsito: «Sia Bossi che Tremonti erano d’accordo sul fatto che la Lega Nord, con l’operazione, avesse voluto diversificare i loro risparmi». Affermazione che l’ex ministro dell’Economia ha commentato così: «Solo dai giornali ho avuto notizia delle operazioni tanzanesche che sarebbero state organizzate dal signor Belsito Francesco. Non ho mai formulato commenti a riguardo, non avendone titolo». Ed ha annunciato querele.

Nella telefonata in questione, Belsito aggiungeva anche – da quanto si legge nell’informativa – «che gli importi bonificati erano riportati in bilancio anche perchè, con il 2009 e il 2010, il movimento politico aveva chiuso con un attivo di 16,5 milioni di euro». I giornalisti avevano già cominciato a contattare Paolo Scala, ritenuto dagli inquirenti il promotore finanziario dell’operazione e artefice del trasferimento dei fondi su Cipro, dove vive, ed in Tanzania. E Belsito, al riguardo, conclude la telefonata con Bonet dicendo «che Bossi gli aveva fatto divieto di rilasciare interviste e l’indomani avrebbe visto Paolo Scala per cui invitava Bonet a essere presente all’incontro». Ed alla domanda di Bonet su cosa Bossi pensasse della vicenda e «della campagna mediatica negativa che era stata montata», Belsito rispondeva che «ne era dispiaciuto». Non solo, lo stesso Belsito, parlando al telefono il 15 febbraio scorso, scrive la Dia, informa la moglie «sull’esito della cena avuta con Umberto Bossi il quale si era dichiarato pronto a difenderlo». A spiegare come fu gestita l’operazione dei fondi all’estero è lo stesso Bonet in una mail inviata il 17 febbraio scorso a Lubiana Restaini, dipendente del Comune di Cori (Latina) e distaccata al Parlamento, anche questa intercettata e confluita nell’informativa della Dia. «Aggiornandoti dello stato dell’arte in merito ai fondi Tanzania, ti informo che: la tranche da 4,5 mln di euro è rientrata senza spese e commissioni già la settimana scorsa; abbiamo ricevuto le ufficiali richieste dei tre consiglieri di amministrazione, come definito, per provvedere a chiudere anche la seconda tranche da 1,2 milioni di euro; ci sono giunte solo per email e formalizzeremo recapito di destinazione ufficiale».

Bonet si lamenta però che nella documentazione «non si fa cenno alla nostra posizione, nè tanto meno a ristorno di anticipi erogati a Belsito. Pertanto suggerisco di riconoscere la collaborazione di Bonet e di Scala alla miglior risoluzione dell’equivoco, riconoscendo la buona fede e la disponibilità prestata senza alcun tornaconto personale nè beneficio alcuno».

In precedenza, però, lo stesso Bonet, parlando il 3 febbraio con colui che per gli inquirenti reggini è uno dei riciclatori del denaro che la cosca di ‘ndrangheta dei De Stefano ricava dagli affari illeciti, Romolo Girardelli, «l’ammiraglio», aveva detto di avere visto Roberto Castelli aggiungendo – scrivono gli uomini della Dia sintetizzando quanto detto da Bonet – che lo stesso Castelli «gli avrebbe riconosciuto le spese di rientro dei fondi che a suo dire ammontavano intorno al 2 o 3% del valore del capitale ed aggiungeva peraltro che lo stesso Belsito si era impegnato a pagarle».

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3 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Siamo al “si salvi chi può”.
    Schizzi di merda ovunque.Per tutti.In abbondanza.
    La politica è,notoriamente, un covo di criminali ben vestiti e incapaci totali,eccezion fatta per il furto,anche minuto delle proprietà altrui.
    In nome di ideologie create apposta per quei bebbei degli elettori.
    Personalmente,visto il degrado sociale diffuso,l’ignoranza mediamente elevata, innalzerei l’età per poter votare.
    Da 18 anni a 25 anni.
    Come ulteriore requisito richiederei un diploma di maturità superiore.
    Ignoranti e “bamboccioni” non votano.
    I loro voti sono una zavorra che,oltre a tante altre ragioni e cause, impediscono il cambiamento e la novità.

  2. MarcoT says:

    Castelli… il “povero” in senso marxista del termine (dice lui)

  3. Andrea T says:

    Ne sentiremo delle belle ancora… anche se bisogna comuque avere riscontro.

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