Foibe, un lungo elenco per ricordare i nostri connazionali

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

I territori che i nostri compatrioti dovettero lasciare-vivi o morti-, erano stati difatti abitati dalla popolazione Veneta della Repubblica di Venezia dal 1100 circa d.C:  nel corso di oltre otto secoli quei territori furono parte integrante della Serenissima e le Popolazioni che vi si stanziarono da quel lontano 1100, lungo le coste e in ampie zone interne della Venezia Giulia, erano fatte di cittadini Veneti. Quelle Città sul mare, quei Paesi costruiti,  furono per secoli funzionali al commercio e alla navigazione delle flotte veneziane verso l’Egeo e verso i commerci con l’Oriente e le popolazioni furono nei secoli autoctone per quelle coste e quelle isole. Radicarono nei Secoli una loro cultura le cui basi, lingua, abitudini, architettura, modo di sentire restarono integralmente legate a Venezia e al suo Governo. Tutto questo ebbe vita fino al Trattato di Campoformido (Campoformio) del 1797, tra Napoleone Bonaparte, per conto del Direttorio Francese, e l’Austria del Sacro Romano Impero, in virtù del quale Venezia e tutti i suoi territori passavano sotto gli Asburgo d’Austria; quelle terre e quelle popolazioni seguirono il destino di Venezia, mantenendo e seguitando a condividere con Venezia tutto quello che era il patrimonio culturale e storico comune. Nel corso dei secoli solo un territorio/città un pò particolare si era inserito tra questi territori al di fuori del governo del Leone Alato: Fiume. Tra le tante lingue parlate in città si usò, sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il fiumano, ossia il Veneto da Mar, del quale esiste anche un dizionario, ed è una parlata tuttora usata dai membri della minoranza italica.

Fiume fu per secoli una città di confine e d’incontro tra le culture ungherese, austriaca, slava, veneziana; non fu -se non per breve periodo- sotto il governo di Venezia ma divenne nei secoli una specie di “libero Porto franco” da cui i mercanti italiani e veneziani si spingevano verso l’interno della Regione Balcanica fino in Ungheria. Fu Feudo dei Frangipani, poi sotto gli Asburgo d’Austria, poi Ungherese, Croata – con scarsa sopportazione- a metà del 1800, di nuovo Ungherese e di nuovo Austriaca fino al “colpo di testa”(e di mano) di D’Annunzio, che forzò dapprima, nel 1919 con il Trattato di Rapallo tra Italia e Regno Serbo-Sloveno-Croato, la Costituzione dello Stato Libero di Fiume e nel 1922, assieme ai fascisti, l’annessione all’Italia in spregio degli accordi internazionali e della volontà della Costituente Fiumana (presieduta da Riccardo Zanella) di restare Indipendente. L’annessione fu formalizzata nel 1924 dal Trattato di Roma tra Italia e Regno di Jugoslavia ( l’Italia annesse parte della Slovenia, parte della Banovina di Croazia nord-occidentale (che venne accorpata alla Provincia di Fiume), parte della Dalmazia e le Bocche di Cataro (che andarono a costituire il Governatorato di Dalmazia). Anche qui i nodi vennero al pettine nel 1945 e non pagarono nè D’Annunzio né i suoi, ormai non più tra noi: pagarono i Fiumani. Nei territori annessi fu avviata una politica di italianizzazione forzata del territorio e della popolazione.

In tutto il Quarnero e la Dalmazia si innescò dalla fine del 1941 una crudele guerriglia, contrastata da una repressione che raggiunse livelli di massacro dopo l’estate 1942. Il 12 luglio 1942 nel villaggio di Podhum, per rappresaglia furono fucilati da reparti militari italiani per ordine del Prefetto della Provincia di Fiume, Temistocle Testa, tutti gli uomini del villaggio di età compresa tra i 16 ed i 64 anni. Sul monumento che oggi sorge nei pressi del villaggio sono indicati i nomi delle 91 vittime dell’eccidio. Il resto della popolazione fu deportata nei campi di internamento italiani e le abitazioni furono incendiate. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Fiume fu occupata qualche settimana dai tedeschi, invece che dai croati di Ante Pavelić, quando nell’ottobre 1943 passò sotto la giurisdizione della RSI, fino all’agosto 1944, quando anche formalmente cessò l’amministrazione italiana, nonostante truppe della repubblica di Salò restassero insieme all’amministrazione tedesca. Il resto del massacro lo fecero i Tedeschi e successivamente gli Jugoslavi: Tito confermò l’esistenza delle foibe come occultamento di cadaveri e i governi jugoslavi successivi mai smentirono. A partire dal maggio del 1945, si verificarono arresti e sparizioni in tutte le provincie della Venezia Giulia (Trieste, Gorizia, Fiume e Pola). A Gorizia e Trieste (occupate dal 1º maggio), le violenze cessarono con l’arrivo degli alleati il 12 giugno; a Pola (occupata dal 5 maggio) soltanto il 20 giugno; invece a Fiume, semplicemente, gli alleati non giunsero, e il martirio continuò imperterrito. Dopo la liberazione delle tre città giuliane (seppur temporanea, come a Pola) si riscontrò l’uccisione di diverse migliaia di persone, molte delle quali gettate nelle foibe ancora vive.

Il quadro etnico-politico che nel corso del XIX° secolo si presentava in quei territori e nei territori dell’interno, oltre il Carso e lo spartiacque delle Alpi Dinariche, vedeva dunque il dominio totale dell’Impero Austro-Ungarico, pur nel rispetto formale della lingua, abitudini, riferimenti culturali delle varie Etnie, sia della Costa  che dell’interno, e sia delle popolazioni inurbate che sparse nelle zone agricole e montuose.  Oltre alle divisioni etniche tra Slavi e Veneti, assumevano importanza anche le divisioni etniche tra Slavi (Sloveni, Croati, Serbi, Montenegrini, Bosniaci, Bosgnacchi ecc.) che si basavano anche su un bagaglio di divergenze e intolleranze reciproche plurigenerazionali. Sempre nel XIX° secolo, nel risveglio delle coscienze nazionali- vedi il Risorgimento-presero campo teorie politiche tese al superamento delle divergenze interetniche per progettare uno Stato Nazionale Slavo; in questo Stato Nazionale si prevedeva una sorta di “supervisione” da parte dell’Austria (Piccolo Panslavismo) o della Russia (Grande Panslavismo); le tesi furono ufficializzate al Congresso di Praga del 1848; su queste teorie se ne innestava una terza, prevedente uno Stato Nazionale più limitato formato dalle sole etnie Slovena e Croata, denominata “Illirismo” o “Croatizzazione” e che prevedeva un confine con le Genti Italiche addirittura all’Isonzo. Nel disegno Panslavista- comunque lo si volesse realizzare- il confine occidentale era dunque addentro ai territori di pretto Popolo Veneto e le Genti Venete della Giulia, Istria e Dalmazia già erano ritenuti “corpi estranei”; un problema che le Etnie Slave avrebbero dovuto in qualche modo risolvere prima o poi.

Tenendo presente quanto esposto vorrei adesso condurvi in epoche a noi molto più vicine: Repubblica Jugoslava, anni ’90 dello scorso secolo; Guerre Jugoslave, guerre interetniche, condotte con massacri immani di civili, etnia contro etnia; Sloveni contro Croati e Serbi, Croati contro Bosniaci, Bosniaci contro Bosgnacchi, Serbi contro Bosniaci e Croati, Albanesi contro Serbi, Musulmani contro Cristiani in Bosnia e via dicendo per varie sfumature in un quinquennio di orrore e sangue. In questo casino immane e tragico, mentre a turno le Etnie si scannavano, la Germania del Cancelliere Kohl e gli Stati Uniti di Clinton foraggiavano di armi e denaro Slovenia e Croazia, per prepararsi a sfruttare il “dopo”, mentre l’Italia guardava, al solito, dal buco della serratura. Gli Storici, quelli veri, non quelli che sulla storia fanno a volte interpretazioni e aggiustamenti per motivi di parte, hanno analizzato le cause di quelle guerre fatte di massacri, enormi per atrocità e numeri: sono più o meno le stesse che facevano individuare nei Giuliano/Veneti, Istro/Veneti, Dalmato/Veneti/Fiumani del 1800, il “corpo estraneo” nello Stato Slavo auspicato dalle teorie politiche; le ripeto per chiarezza: “…il nazionalismo imperante… gli antichi odi e contrapposizioni interetniche… le motivazioni economiche… la contrapposizione tra le popolazioni delle fasce urbane e le genti delle aree rurali e montane, oltre che gli interessi di alcune entità politiche e religiose…” . Niente di nuovo sotto il sole, dunque!

In questo elenco sono segnalate foibe e cave nelle quali son stati trovati resti umani o che secondo le testimonianze conterrebbero dei resti umani, dei quali solo una minima parte è stata recuperata:

Foiba di Basovizza (Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
Foiba di Monrupino(Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
Foiba di Barbana
Foiba Bertarelli (Pinguente)
Foiba di Brestovizza
Foiba di Campagna (Trieste) (assieme alle foibe di Opicin e Corgnale, circa duecento infoibati, i cui corpi non sono stati recuperati)
Foibe di Capodistria (una commissione slovena fece ispezionare le ottantun cavità con entrata verticale che circondano la città: in diciannove di esse sono stati ritrovati resti umani. Recuperati cinquantacinque corpi, secondo le testimonianze nella zona furono eliminati centoventi persone di San Dorligo della Valle)
Foiba di Casserova (vicino a Fiume, estremamente difficile il recupero dei corpi)
Foibe di Castelnuovo d’Istria
Foiba di Cernizza (due salme recuperate nel 1943)
Foiba di Cernovizza (Pisino) (circa 100 uccisioni)
Foiba di Cocevie
Foiba di Corgnale  (assieme alle foibe di Campagna e Opicina, circa duecento infoibati, corpi mai recuperati)
Foiba di Cregli (otto corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Drenchia
Cava di bauxite di Gallignana (ventitré coripi recuperati nel mese di ottobre 1943)
Foiba di Gargaro o Podgomilla (Gorizia) (circa ottanta morti)
Foiba di Gimino
Foiba di Gropada (trentaquattro persone eliminate con colpo alla nuca il 12 maggio 1945, corpi non recuperati)
Foiba di Jurani
Cava di bauxite di Lindaro
Foiba di Obrovo (Fiume)
Foiba di Odolina
Foiba di Opicina (assieme alle foibe di Campagna e Corgnale, circa duecento infoibati, corpi mai recuperati)
Foiba di Orle (numero imprecisato di corpi recuperati nel 1946
Foiba di Podubbo (cinque corpi individuati e non recuperati)
Foiba di Pucicchi (undici corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Raspo
Foiba di Rozzo
Foiba di San Lorenza di Basovizza
Foiba di San Salvaro
Foiba di Scadaicina
Abisso di Semez (individuati i resti di 80/100 persone, mai recuperati)
Foiba di Semi (Istria)
Abisso di Semich (un centinaio di corpi individuati ma non recuperati)
Foiba di Sepec (Rozzo)
Foiba di Sesana (un nuermo imprecisato di corpi recuperati nel 1946)
Foiba di Terli (ventisei corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Treghelizza (due corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Vesvovado (sei corpi recuperati)
Foiba di Vifia Orizi (testimonianze di circa 200 persone eliminate)
Foiba di Villa Surani (ventisei corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Vines (54 corpi recuperati nel mese di ottobre 1943)
Foiba di Zavni (Selva di Tarnova)

Campi di Concentramento, nei quali morirono la maggior parte della vittime delle foibe furono:

Campo a Borovnica
Campo a Skofja Loka
Campo a Osijek
Campo a Stara Gradiska
Campo a Sisak
Campo a Zemun
Campo a Vrsac
Campo a Osseh
Campo a Aidussina
Campo a Maribor 

Veneto Stato d’Europa

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12 Comments

  1. Salice triestino says:

    Che dire, poche idee ma ben confuse!
    Ma come si fa a scrivere seriamente in questa maniera?

    L’elenco delle cose da rettificare lungo l’intero testo è troppo, ma veramente troppo lungo.
    Nauseante l’uso delll’aggettivo “giuliano”, “città giuliane”, ecc. e l’uso esclusivo dei finti toponimi italiani inventati dal fascismo per le località slovene e croate annesse all’Italia dopo la 1a guerra, che non avevano alcun nome italiano vero.

    Segnalo nel dettaglio solo alcune cose, ad esempio questo passo:

    “L’annessione fu formalizzata nel 1924 dal Trattato di Roma tra Italia e Regno di Jugoslavia (l’Italia annesse parte della Slovenia, parte della Banovina di Croazia nord-occidentale (che venne accorpata alla Provincia di Fiume), parte della Dalmazia e le Bocche di Cataro (che andarono a costituire il Governatorato di Dalmazia).”

    Il Trattato del 1924 riguardava solo Fiume, i restanti territori citati in parentesi sono stati annessi nel 1941, dopo l’invasione della Jugoslavia da parte dell’Italia, e senza nemmeno dichiarazione di guerra. Questi ultimi, territori annessi all’Italia unilateralmente, ma mai a questa riconosciuti internazionalmente, ad eccezione della Germania nazista alleata dell’Italia.

    Poi trovo un elenco di “foibe”, delle quali le prime due:

    Foiba di Basovizza (Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
    Foiba di Monrupino(Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)

    La “foiba” di Basovizza, lo sapete che non è nemmeno una vera foiba? E’ un pozzo di miniera scavato in epoca austriaca dalla società Skoda (quella che oggi produce automobili in repubblica ceca!), la quale sperava di trovare un giacimento di carbone. Dati gli scarsi risultati il progetto venne abbandonato ed il buco rimase lì, divenendo famosa meta di suicidi negli anni ’20. Dopo la fine della 2a guerra, voci insistenti su “infoibamenti” fecero decidere agli amministratori inglesi di esplorare la cavità, ma le ricerche non furono soddisfacenti, dopo aver ritrovato solamente un paio di cadaveri e qualche carcassa di cavallo e così i lavori vennero abbandonati. E successivamente anche altre persone, oggi anziane, si calarono nel pozzo per esplorarne il contenuto, senza particolari rilievi da segnalare. Negli anni ’50 venne usata come discarica dal comune di Trieste, che vi fece gettare dentro anche residui industriali a base di idrocarburi inquinanti. Tornata l’Italia a Trieste ecco che in un paio d’anni il pozzo viene chiuso, ma non per garantire la sicurezza ai cittadini, bensì per iniziare a fomentare odio, apponendo una targa a ricordo di migliaia di infoibati. E le “testimonianze di centinaia di infoibamenti”? Non ci sono!

    La Foiba di Monrupino, duplicata nell’elenco per ben due volte col diverso nome di “Campagna” e “Opicin” (in realtà “Opcina”), dove si dice “200 infoibati, i cui corpi non sono stati recuperati”. Ma in quella cavità sono stati gettati i tedeschi morti a Opcina nei comabttimenti di fine aprile del ’45. Tanto che la Germania voleva indagare per tentare il riconoscimento dei morti a metà anni ’50, e subito dopo, ecco apparire la targa a ricordo degli istriani e dalmati. Il neofascista Giorgio Rustia vicino al movimento Forza Nuova, nel 2000 ha scritto: “La foiba di Monrupino è un eccesso della nostra storiografia che ha voluto creare una foiba in cui saranno stati buttati una dozzina o una ventina di soldati tedeschi”.

    Poi ancora “Foiba di San Lorenza di Basovizza”, primo è “San Lorenzo”, maschile, secondo si tratta di nuovo della medesima detta di Basovizza, il pozzo di cui sopra.

    Di tutte le altre, la gran parte lontane da Trieste, si danno invece notizie imprecise, o addirittura solamente il nome. Ricordo tra l’altro che il termine “foiba” è un termine di tipo geologico, non è un mezzo di eliminazione fisica.

    Verso al fine si trova inoltre “Campi di Concentramento, nei quali morirono la maggior parte della vittime delle foibe furono…”
    Ma se sono vittime delle foibe, come possono essere morte nei campi di concentramento?
    Chi ha scritto questo testo, un bambino?

    L’Indipendenza è caduta molto in basso pubblicando un articolo di questo infimo livello, dove la confusione regna sovrana e la storia diventa un optional pieno di inesattezze.
    Oneto dove sei? Perchè permetti questo?

  2. jabbajabba says:

    Dopo il buon articolo di Oneto di alcuni giorni fa(http://www.lindipendenzanuova.com/arzignano-il-sindaco-le-foibe-e-la-verita-storica-troppo-spesso-bistrattata/)
    spiace leggere un articolo pieno di imprecisioni.
    Innanzitutto l’uso del termine Venezia Giulia non dovrebbe mai essere usato dai veri indipendentisti poichè erede di una mentalità imperialista e colonialista.Poi l’articolo si incentra su Fiume,città sorella della mia Trieste e a questa legata da molti fattori.La cittadina da secoli ungherese e mai veneziana divenne asburgica nel 1471 mantenendo sempre una larga autonomia(Corpus Separatum)indipendentemente se gestita da Vienna,Zagabria,Presburgo o Budapest.Quel che conta è la proclamazione del Porto Franco nel 1719 e la gestione ungherese dal 1870 al 1918,periodo della trasformazione da piccola cittadina a grosso centro commerciale e primo scalo della metà ungherese dell’Impero.Nel 1910 la città era al 50% italiana, al 25% croata,e ungherese slovena tedesca per il restante 25%. Poi,dopo aver citato l’avventura d’Annunziana e lo Stato Libero(1919-24)si salta al 1941 parlando senza citarla della spartizione della Jugoslavia da parte dell’Asse , dimenticando gli anni di profonda crisi della città causati dalla cattiva amministrazione italiana (crisi dei cantieri).L’amministrazione italiana cessò effettivamente dopo l’8 settembre ’43(la sovranità col trattato del ’47) non nell’agosto ’44.A Gorizia e a Trieste gli alleati giunsero il 2 Maggio non il 12 Giugno(partenza degli jugoslavi).Le violenze di quei tempi sono le esecrabili conseguenze di 27 anni di violenze soprattutto italiane in queste terre ma i numeri sono di poche migliaia(sempre condannabili)ma non di decine di migliaia di italiani(propaganda MSI-AN). “Ti con nu,nu con ti” parte della commemorazione recitata in serbocroato dal capitano Viscovich nel 1797 è ormai patrimonio della retorica imperialista dal d’Annunzio in poi.Dopo si inizia a parlare di etnie differenziando bosniaci e bosgnacchi e si parla di “bagaglio di divergenze e intolleranze reciproche plurigenerazionali” dove poi si cita il panslavismo e i buoni rapporti che c’erano tra etnie slave dell’impero(dimenticando cechi,slovacchi,polacchi e ruteni).Poi si parla di un confine etnico con le “Genti Italiche”(subito dopo”pretto Popolo Veneto e le Genti Venete”)all’Isonzo dove qualsiasi cartina etnica dell’impero mostra gli sloveni fino a Monfalcone,siamo lì.Tralasciando la citazione delle guerre post-jugoslave che sono totalmente fuori luogo e contengono assurdità(Sloveni contro Croati,Bosniaci contro Bosgnacchi e “l’Italia guardava, al solito, dal buco della serratura”!).La ciliegina finale l’abbiamo nell’elenco delle “cave” in cui (numeri dei morti a parte) quella di Opicina(Monrupino)è citata tre volte. Questa Xoventù Veneta mi ricorda un’altra Gioventù(Italiana del Littorio!).

  3. Sandi Stark says:

    Fascisti veneti, se ne sentiva la mancanza. Come i fascisti italiani spacciano gli stessi falsi storici. Trieste e Gorizia, capitali del Litorale (chiamato dai fascisti italiani e veneti “Venezia Giulia”), erano le più acerrime nemiche della Serenissima. Trieste fece dedizione all’Austria per sottrarsi alle continue rapine, invasioni e violenze della Serenissima. Capodistria fu rasa al suolo 5 volte prima di essere conquistata.

    “All’Interno” può essere soloi la valle del Quieto con la cittadina fortificata di Montona, con il libro marciano rigorosamente chiuso a testimoniare che era zona di guerra con i popoli circostanti. A Pisino, capitale dell’Istria interna, la Serenissima stette per circa un secolo.

    A Fiume, ci stette pochi anni.

    Nelle isole di Pag, Goli Otok e sulla riviera prospicente, non ci stette mai.

    Nelle isole di Lagosta e Lissa ed in molte altre, la Serenissima non mise mai piede.

    L’Istria è un territorio dove hanno sempre convissuto 12 gruppi linguistici diversi dei quali 3-4 del gruppo “retroromanzo”, alla faccia dei fascisti italo-veneti, degli irredentisti e delle associazioni degli esuli italiani.

    Il “resto del massacro” lo fecero gli italiani con 100 mila vittime stimate e con esattamente 7 mila vittime civili slovene nei campi di concentramento italiani, ben prima che arrivassero i tedeschi e che Tito decidesse di fare il partigiano.

    I primi che nominarono le “foibe” furono i rinnegati slavi che cambiato nome, si dedicarono all’irredentismo. Esempio: nel 1919 il nonno del futuro presidente della Juventus, Kobol ribatezzatosi Cobolli-Gigli, faceva cantare nelle scuole conquistate dal Regno d’Italia:

    “Mio nono cantava

    Co iero picin.

    Me par de vederlo

    Là in fondo al castel

    Che sempre ‘l dixeva

    A questo ed a quel:

    Fioi mii, chi che ofende

    Pisin, la pagherà:

    In fondo alla Foiba

    Finir el dovarà.”

    Il fiumano non è veneziano, non è “veneto de mar”. Se volete testimonianze, vi faccio scrivere da fiumani originali.

    “Molte migliaia di persone”… gli storici anche esuli più obbiettivi parlano di alcune migliaia, dalle 4 alle 5 mila.

    Almeno dieci volte inferiori agli sloveni, croati, serbi e montenegrini ammazzati dai “titini”.

    “molte delle quali gettate nelle foibe ancora vive…” quante? Nelle foibe finirono poche centinaia di persone, le altre morirono nei campi di concentramento. Questa è propaganda fascista confezionata nel 1943 e nel 1945, riproposta dalla parte più bieca dei rappresentanti degli esuli, dai neofascisti del dopoguerra, dagli idioti comunisti di qualche anno fa ed infine dai fascisti veneti. Dio li fa e li mette insieme.

    “Divisioni tra slavi e veneti?” Perchè a Venezia c’era la Riva degli Schiavoni? Perchè tanti “slavi” si inurbarono a Venezia? Questa è una balla, è la propaganda fascista ed irredentista dove si sono cambiati i denominatori, “italiano” ed “italiani” è stato sostituito con “veneto” e “veneti”.

    Ora basta, non commento il resto di tale delirio perchè è francamente insopportabile, mi meraviglio di come l’Indipendenza abbia pubblicato questa robaccia.

    • Unione Cisalpina says:

      ci rifletterò…

    • erik says:

      In internet si trova che il fiumano è veneziano de mar, se vuoi smentire cita le fonti e danne prova filologica. Ne dubito che ci riuscirai.

      Varie famiglie in istria con le quali ho avuto il piacere di dialogare si definivano loro stesse testualmente come “istro-veneti” e non italiani. Questo l’anno scorso.

      Sinceramente non capisco il tuo astio nei confronti dei veneti, me ne dispiaccio per te ma fidati che quelle persone che accusi sono in tiotale buona fede e lontanissime dall’essere fascista.

      • Salice triestino says:

        Fiume comunque non è in Istria.

      • Sandi Stark says:

        In Internet c’è scritto tutto ed il contrario di tutto. Ora mi metto in contatto con dei fiumani e mi faccio scrivere qualche discorso in fiumano di 60-70 anni fa, con tutti i prestiti linguistici slavi e tedeschi che caratterizzano il triestino, abbastanza simile al fiumano.

        Varie famiglie in Istria si definiscono a seconda di cosa gli si chiede, specie se si spendono soldi nelle loro trattorie. Sono in grado di esibire istriani che si definiscono “cici” (gruppo linguistico romeno) altri che parlano l’istrioto che è una lingua retroromanza che assomiglia più al ladino che al veneto. Sono in grado di produrre famiglie istriane che parlano i due dialetti sloveni ed i tre dialetti croati che vigono in Istria.

        Poi ci sarebbero i morlacchi, estinti ma ci sono tracce e testimonianze. Poi ci sarebbe un’altra isola linguistica che parlava un misto tra rumeno ed albanese.

        Naturalmente c’erano gli istriani di madre lingua austriaca, cacciati dagli italiani nel 1918 e 1919 e nei pressi di Abbazia c’erano gli ungheresi.

        Riguardo ai leoni marciani, non ho censito tutti quelli dell’Istria, ma posso testimoniare su alcuni del Litorale:

        – Leone Marciano sul castello di Gorizia: piantato il 25 aprile 1919 dalle truppe di invasione italiane

        – Leone Marciano sul castello di Trieste: piantato dal sindaco “Giani Lagrima” nel 1954

        – Leone Marciano sul Municipio di Muggia: piantato dagli italiani (non so di preciso chi) nel 1938

        – Leone Marciano su colonna a Gradisca: piantato dagli italiani nel 1928

        Forse voi non ve ne rendete conto ma il mito di Venezia fu usato ampiamente dal Regno d’Italia parlamentare e democratico, e poi dal Regno d’Italia fascista, per “italianizzare” le terre conquistate.

  4. Heinrich says:

    Ancora una volta il fascismo irredentista italiano si ammanta del drappo marciano per diffondere menzogne e fomentare odio etnico.

    • Unione Cisalpina says:

      ma kosa centra l’italia ! … kuà kontinuo a non kapire …

      l’artikolista riferisce ke:” …Fiume fu per secoli una città di confine e d’incontro tra le culture ungherese, austriaca, slava, veneziana; …

  5. Giorgio Fidenato says:

    SI FA UN GRAN PARLARE delle foibe, denunciando correttamente e giustamente le porcherie che sono state commesse dopo la fine della guerra in quelle zone.
    Lo si fa però con un tono nazionalistico che non mi piace per nulla. In quelle terre invece bisogna sottolineare che si sono consumati atroci misfatti alla vita e alla proprietà di numerosi individui in nome dei più biechi nazionalismi di ambo le parti. Ci sono numerose storiacce dei soprusi commessi dagli italiano dopo la fine della 1° guerra mondiale contro gli sloveni o croati.

    Il giorno della memoria deve essere istituito per ricordare quanto male provoca il becero nazionalismo da qualunque parte provenga, un sentimento abominevole che abbruttisce gli uomini portandoli a ragionare come le bestie. Ed è lo stesso sentimento di coloro che predicano l’autarchia, il protezionismo, l’italianità, la padanità al di la del merito e del valore delle cose. Per cui vanno ricordati i morti di ambo le parti, quelli sloveni fatti dopo l’avvento del fascismo dal 1920 in poi, a quelli delle foibe. Denunciare gli abominevoli ed atroci delitti delle foibe, dimenticandosi di denunciare ad esempio la bestialità dell’invasione di Fiume, con tutto quello che ne è seguito in termini di delitti, da parte di D’Annunzio significa non essere sereni. Io provo immenso dolore e malessere nella stessa maniera per le foibe così come per i delitti e i maltrattamenti di sloveni in nome in nome del becero sentimento del nazionalismo!!!

  6. gianpaolo says:

    Nel 1915, fino alla periferia ovest di Trieste molte famiglie parlavano ancora la lingua Friulana. L’ Austria non aveva bisogno di disperdere le identità linguistiche, culturali e storiche dentro i suoi confini. Speriamo che almeno il Veneto che ha 1000 anni di storia possa conservare la sua identità.

    • Sandi Stark says:

      Signor Gianpaolo, non scriva imprecisioni per sentito dire, per cortesia. A Trieste parlavano friulano gli immigrati friulani e non tutti perchè presto usavano il più semplice vernacolo triestino che è la migliore koinè tra le varie lingue della città e del circondario. La leggenda del friulano a Trieste risale ai tempi del bieco Graziadio Isaia Ascoli (sempre esecrato sia il suo nome) che tentò di confezionare un falso etno-linguistico con l’aiuto di un triestino (Malnati) ma totalmente inventato su indizi deduttivi (i nomi di alcuni toponimi). Ricercatori molto più illustri ed imparziali come il Kandler, hanno sempre smentito questo falso, riproposto dai nazionalisti italiani per diminuire il multilinguismo della città e ricondurla nella presunta orbita culturale italiana, della quale faceva parte il friulano come sempre inteso dalla Filologica Friulana, della quale l’Ascoli era socio benemerito e della quale condivideva il feroce anti slavismo e l’altrettanto feroce nazionalismo italiano.

      Riguardo ai mille anni di Storia del Veneto, mi auguro sinceramente che conservi le sue identità, distante il più possibile da Trieste che ha tutt’altra storia e tutt’altra cultura, oltre che interessi economici completamente divergenti per non dire contrapposti, come testimoniano gli 800 anni di guerre con la Serenissima e la dedizione all’Austria per potersi da essa difendere.

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