F.O.I.A., la burocrazia s’inventa la burocrazia che incentiva la trasparenza

di ANGELO PELLICIOLI

Alla babele burocratica italiana mancava, probabilmente, ancora l’ultimo tassello del puzzle. Lo hanno prontamente inserito, pensando di chiudere l’opera cartonata, un gruppo di giuristi e di docenti universitari (dei quali, di questi tempi, sentivamo tutti la mancanza)  e…udite udite… anche un gruppo di giornalisti di rilevanza nazionale. Che anche  la stampa cosiddetta “normalizzata” si sia finalmente svegliata, dopo anni di letargo e considerati i tempi che corrono, auspicando una vera riforma burocratica quale priorità assoluta, non c’è da stupirsi. Deve invece destare qualche preoccupazione il fatto che la stampa ossequiante plauda (accodandosi a giuristi, docenti universitari e appoggiandosi ai soliti parlamentari) ad una riforma burocratica a mezzo di un’ assurda richiesta volta, guarda caso, a  coloro i quali risultano essere  proprio i creatori ed i manutentori dello “status quo” burocratico del nostro paese.  Ci vuol poco a capire che si  tratta di un’ennesima iniziativa, che probabilmente resterà tale solo sulla carta, così come tutte le precedenti, quand’anche questa si trinceri dietro roboanti definizioni, ovviamente in lingua inglese, idioma che ormai va di moda anche in politica.

Il titolo dell’opera è altamente risonante “FREEDOM OF INFORMATION ACT” – (F.O.I.A.) e con tale cappello ci si batte perché tutto, nella pubblica amministrazione, divenga trasparente e che, soprattutto, vi sia piena libertà di informazione. L’iniziativa è stata ufficialmente presentata presso la sala stampa della Camera dei Deputati. E questo fa già chiaramente intendere che verrà al più presto assorbita nei meandri di quella burocrazia di palazzo che si tenta, invano, di debellare. Bene, bravi. Otto più a tutte le 75 associazioni aderenti, ai giornalisti della carta stampata e del web, ai giuristi e ai tecnici della pubblica amministrazione (burocrati d.o.c) coinvolti, alle 58 persone delegate alle 17 sigle, nonché al migliaio di adesioni dichiarate. E vai, con l’ennesimo carrozzone di Stato!

Così si invoca, a gran voce, il mancato rispetto (e ti pareva)  della Convenzione del Consiglio d’Europa del 18/6/2009 sul diritto d’accesso ai documenti ufficiali, in modo tale da garantire ad ognuno, senza discriminazioni di alcun tipo, l’accesso ai documenti pubblici dietro semplice richiesta. E via discorrendo. E’ tutto un “déja-vu”. E’ l’ennesimo strombazzamento delle caste che, in prossimità di campagna elettorale vogliono dire la loro per far vedere che esistono e, soprattutto che contano. Non hanno ancora capito niente.  Non si sono nemmeno accorte che l’attuale situazione impone, di per se stessa, cambiamenti epocali e che non saranno sicuramente loro, le caste, a dettare le nuove regole.

Viene solo da chiedersi: dove sono stati, fino ad oggi, i fautori di tale iniziativa?  Perché non hanno chiesto, in questi ultimi vent’anni,  il pieno rispetto delle Leggi 241 e 142 del 1990 (tutt’ora pienamente in vigore) relative all’accesso ed alla regolamentazione degli atti pubblici dello Stato e degli Enti locali? E perché nulla hanno eccepito sulle centinaia di deroghe, che i politici (su suggerimento dei burocrati) hanno apportato alla legge cosiddetta dello Statuto del Contribuente, in vigore da 12 anni, svilendola e aggiungendo burocrazia a burocrazia?  Ma chi pensano ancora di incantare? Altro che F.O.I.A. Saranno i cittadini, nel pieno rispetto della  loro sovranità ed indipendenza che decideranno, al più presto, un vero e proprio cambio di rotta.

Meditate caste, politici, giornalisti normalizzati, giuristi e burontosauri di Stato, pagati a peso d’oro. 

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2 Comments

  1. calimandin says:

    Quanto manca per arrivare all’apice della moderna BABELE democraticamente costruita?

  2. Albert1 says:

    Son proprio degli inFOIAti!

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