Frunti Siciliano: tutti i plebisciti furono una farsa

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Nella ricorrenza del 152° anniversario dell’evento, l’FNS “Sicilia Indipendente” ribadisce la invalidità e la illegittimità dei Plebisciti che (“ufficialmente” soltanto) si svolsero il 21 ottobre del 1860, tanto in Sicilia che nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie. Ciò in quanto il Governo sabaudo-piemontese tentava di legittimarne l’occupazione (anglo-piemontese-garibaldina-mafiosa e camorristica) a quella data ancora in corso e non completata. Un’occupazione che era attuata con i sistemi e i metodi che ben conosciamo.

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La messinscena dei plebisciti fu così grossolana che ancora oggi offende la dignità e l’intelligenza dei Siciliani e dei Popoli della gloriosa napolitania. Si pensi soltanto al fatto che lo stesso Garibaldi, da Sant’Angelo, in data 15 ottobre 1860, (in uno dei suoi attacchi di narcisismo galoppante e di delirio di onnipotenza) aveva già proclamato l’annessione «… delle Due Sicilie All’italia una ed indivisibile con il suo Re costituzionale Vittorio Emanuele secondo (sic!!!) con i suoi discendenti …».

Il “decreto” in questione con la data del 17 ottobre 1860 fu pubblicato anche a Palermo sul Giornale Officiale di Sicilia n. 109 del 17 ottobre 1860.

A tanto ignobile colpo di mano e per porre rimedio allo scandaloso pasticcio istituzionale, fece poi seguito, per la Sicilia, un “manifesto” con il quale il Prodittatore Mordini, sempre con data del 15 ottobre 1860 stabiliva e comunicava che i Siciliani avrebbero dovuto votare (anche loro!) per il Plebiscito del 21 ottobre 1860 (cioè dopo 5 giorni). Veniva automaticamente a decadere il diritto alla Consulta Costituente. Veniva, cioè, tradito platealmente il pactum (ante-litteram) con quei Siciliani che in buona o cattiva fede,  erano stati complici dell’occupazione della Sicilia. e che, in quel momento, potevano soltanto fare gli ascari, senza onore e senza dignità.

Tutti dovevano attenersi agli ordini dei “conquistatori” ed avevano cinque giorni di tempo per farlo. Era un lasso di tempo del tutto insufficiente, così come lo era stato per il Mezzogiorno dove i giorni di tempo sarebbero stati una quindicina. A ciò si aggiungano alcune pesantissime aggravanti (ai fini della nullità del Plebiscito). In tutto il Sud – infatti – si erano verificati e si verificavano ribellioni e combattimenti impegnativi nei territori già occupati, che rendevano impossibile lo svolgimento di qualsiasi attività amministrativa, anche di quello di maggiore importanza del Plebiscito.

Inoltre da Gaeta a Civitella del Tronto sventolavano le bandiere del Regno delle Due Sicilie e la guerra di occupazione e di conquista da parte dell’Esercito Sabaudo non riusciva a fare significativi passi in avanti.

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Torniamo in Sicilia. Qui, dal punto di vista politico, si era registrato, in tal modo, anche un infame “volta faccia” da parte del Governo Sabaudo-garibaldino. Questo infatti aveva negato al Popolo Siciliano il diritto alla Consulta-Costituente e aveva concesso (bontà sua!) soltanto i suddetti cinque giorni di tempo per curare gli adempimenti elettorali per il Plebiscito, che, come sappiamo, erano del tutto diversi da quelli per la Consulta Costituente. Insomma: il Plebiscito era truffaldino ed illegittimo ancora prima di dare luogo alla sceneggiata delle votazioni vere e proprie. Vergogna!

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Va altresì detto che anche in Sicilia erano esplose ed esplodevano tante rivolte. E che esistevano significativi “siti” di resistenza armata (si pensi alla Cittadella di Messina). Situazione, questa, che, unita alle difficoltà di comunicazione, impediva in centinaia di comuni lo svolgimento di qualsivoglia adempimento inerente al Plebiscito (si penserà, poi, ad inventare tutto ciò che sarebbe stato utile inventare).

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I “conquistatori” imponevano regole ai vinti, ma per se stessi non avevano regole né vincoli morali di alcun tipo.

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Sul resto dei fatti che riguardano il Plebiscito Truffa del 21 ottobre del 1860, l’ FNS “Sicilia Indipendente” preparerà un sintetico, ma documentato, dossier che sarà diffuso dopo le elezioni regionali del 28 ottobre p.v. per evitare che la importante denunzia possa essere scambiata per propaganda elettoralistica.

ANTUDU!

IL SEGRETARIO POLITICO- Giuseppe Scianò

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