Basta tasse? Basta balle per favore! La flat tax di Salvini e Berlusca

di GIOVANNI D’ACQUINOsalvini italia

Ci sono muri ancora oggi ricoperti da scritte ventennali. Basta tasse, basta Roma. Nè l’una né l’altra.

Oggi la flat tax si pronuncia bene e suona bene come strumento da trombetta per la cavalleria leggera. Non che non vada bene, magari ci fosse. Ma sapendo che il Pd governerà per i prossimi 20 anni, come fece Berlusconi prima, che dire della trovata di Salvini? Che è una solita rincorsa al consenso. Il dramma di questo paese è infatti quello di non avere avuto mai una destra liberale. Ha fallito su tutti i fronti, risultati zero. Il segretario nazionalista e meridionalista Salvini, leader della nuova super destra, cavalca col no euro anche la tigre fiscale.

Il gettito dell’Irpef (e dell’Irap, nel caso della Lega Nord) calerebbe del tutto. Bene. Ma come verrebbero riscosse poi le tasse? Col solito sistema demenziale di oggi? Non è dato sapere.

 

Credibilità sotto zero

La credibilità se la sono mangiata a partire dal primo governo Berlusconi, correva il 1994. Voi avete visto la semplificazione fiscale?E che dire dell’abile Giulio Tremonti, col libro bianco sulle tasse in cui prometteva due aliquote: 23 e 33%? Ha gioco facile l’economista Michele Boldrin e prendersi gioco di questo nuovo gioco del ribasso delle tasse. E’ come affondare il coltello nel burro. Scaduto.

La Lega, lo scriveva pure sui muri, diceva basta tasse. Risultati? I sindaci guerrieri? La disobbedienza fiscale? L’obiezione fiscale? Baggianate. Al vento.
A metà dicembre scorso, il Carroccio ha voluto mettere giù le cose in modo serio e allora mega conferenza stampa con Alvin Rabushka, citato come  “professore ordinario a Stanford” ma come scrive invece Boldrin, semplicemente un fellow (emeritus) della Hoover Institution, “ossia un signore che ha passato la vita a lavorare per il partito repubblicano degli Stati Uniti e a far polemica politica per la parte che lo pagava. Legittimissimo, ma nulla a che vedere con la ricerca vera su temi fiscali. Credibilità, appunto…”. Va beh.

Ma si può almeno fare?

Meno tasse uguale meno spesa pubblica. Dove si vuole tagliare? Va detto e subito. Dove si troveranno i 50 ed i 100 miliardi di euro all’anno in meno? Silenzio stampa.

Forse sperando riparta il Pil. C’era una volta Biancaneve e i sette nani. Dice Boldrin, peraltro l’anti Claudio Borghi per antonomasia, che “l’esperienza storica e l’analisi statistica suggeriscono sia altamente improbabile e non vi è ragione alcuna d’aspettarsi che il nostro Paese possa fare eccezione” (l’argomento va sotto il nome di “curva di Laffer”, la quale appunto è una possibilità teoricamente ineccepibile ma empiricamente poco probabile ai pur elevati livelli di tassazione italiana).

Dove sono gli ostacoli

Il debito pubblico. Con meno imposte, salirebbe forse di 5 punti percentuali il deficit. “Dovremmo finanziare debito addizionale per 8-9 punti percentuali di Pil all’anno per qualche anno”, ritiene Boldrin. Ammesso sia vero, a me interessa sapere cosa fare per evitare il peggio. Dove si taglia la spesa pubblica? Salvini non lo dice, Berlusconi, che alza la flat tax al 20%, tace pure lui.

Dove tagliare?

Ministeri? Apparato statale pubblico, peraltro concentrato nel centrosud? E come lo spiegherebbe Salvini ai suoi nuovi elettori, che sono proprio i loro i primi da mettere in mobilità?

Esiste un piano di pulizia per la burocrazia? Di semplificazione?

Spariscono le detrazioni?

Se le tasse si abbassano al 15%, vuol dire che spariscono di concerto gli sconti? Ovvero deduzioni, esenzioni, detrazioni..? Insomma, cosa c’è di davvero praticabile nel lancio allettante ma populistico di Salvini e Berlusconi? Che ne sarà della tassazione sul lavoro? C’è una cosa, al di là delle considerazioni liberiste, liberali, liberaliste, economiste, del progetto flat tax, che condividiamo con chi guarda con piacere ma con altrettanto realismo a queste proposte. E cioè che il centrodestra parla parla perché tanto sa che non andrà a governare. E, senza dubbio, ora non ci pensa nemmeno. Ha ragione chi sostiene che questa destra non può ma anche non vuole vincere. Vuole stare solo all’incasso del consenso, degli incazzati, delle pance arrabbiate. E Renzi plaude perché così tutto il votume vario che arriva dal popolo incontrollato, sta sotto controllo, sotto le ascelle fotografiche di Salvini e sotto il cerone del Cavaliere.

Viviamo un po’ come dei dannati, verso il disastro.

 

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One Comment

  1. antonio says:

    Potevano non aumentare le tasse quando
    Erano al governo inutile chiudere la porta
    Il bue e scappato. Anzi con equitalia le
    Hanno raddoppiate per non parlare delle
    Accise e bollo auto piu altri bazzelli.
    Poi dicono siamo un paese civile.

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