Fiumicino contro Malpensa: gli Emirati e gli italici puntano su Roma

di GIORGIO CALABRESI

Torna la vecchia storia: Fiumicino contro Malpensa, Malpensa contro Fiumicino. Adesso che Alitalia sta entrando nell’orbita della compagnia degli Emirati Ethiad, si ripropone il solito scontro, anche perché gli sceicchi, e con loro il gverno italico, sembrano puntare sullo scalo romano. E in Lombardia le maggiori forze di maggioranza già cominciano a litigare.

«Malpensa non ci va bene così e l’attuale scenario inerziale spingerà l’aeroporto sempre più in basso». È quanto ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo (ex Pdl), partecipando al Tavolo competitività organizzato dalla Camera di Commercio di Varese sul tema Infrastrutture e aeroporto di Malpensa. «La situazione di stallo -ha osservato Cattaneo- è frutto di scelte politiche del passato che hanno penalizzato l’aeroporto: prima con l’approvazione nel 1999, su pressione delle compagnie aeree europee che lamentavano la carenza di infrastrutture, di decreti che hanno favorito il traffico su Linate a scapito di Malpensa». «Poi -ha sottolineato Cattaneo- con l’abbandono di Alitalia nel 2008. Il tema di Alitalia oggi si ripropone con l’interessamento della compagnia aerea Ethiad. Da sempre le compagnie aeree del Golfo hanno investito su Malpensa, ma attualmente Ethiad sembrerebbe intenzionata a spostare traffico su Fiumicino in quanto si parla dell’acquisto di quote di Adr (società che gestisce gli aeroporti di Roma). Da qui una proposta concreta -ha aggiunto Cattaneo- se vogliamo che Ethiad prenda davvero in considerazione strategie alternative, proponiamogli l’acquisizione della quota di maggioranza di Sea tuttora detenuta dal Comune di Milano». «Mi auguro che il Consiglio Regionale voglia affrontare presto la questione Malpensa e che una delegazione lombarda possa formulare questa proposta. Ma naturalmente -ha spiegato ancora Cattaneo- occorre l’ok del Comune di Milano. Serve comunque una soluzione immediata perchè il declino di Malpensa porterà solo meno posti di lavoro in Lombardia e meno prospettive per i nostri giovani».

Il governatore lombardo Roberto Maroni pensa invece che Sea debba rimanere in mani pubbliche e continua a ritenere che Malpensa abbia grandi potenzialità e che gli eventuali acquirenti di Alitalia, se vorranno fare businnes, dovranno passare dallo scalo varesotto.

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13 Comments

  1. Dario says:

    Roma avrà anche i suoi,grossi,problemi.Ma è pur sempre la capitale d’Italia con un attrattiva turistica da fare invidia a molti….qualsiasi città italiana compresa.E poi i maritozzi son buoni.

  2. Paolo says:

    Io abito a Verona ed odio milano, perchè milano ha sempre cercato di portare via quello che di buono hanno le città a lei vicine. Quindi, meglio l’aeroporto di roma di quell’obrobrio di malpensa.

  3. Alcalde. says:

    Linate doveva diventare city airport, in modo da costringere tutte le compagnie a volare da MXP.
    ma l’ingordigia della SEA di Milano e gli inciuci dei romanopolitci hanno peggiorato la situazione.
    Ora si piange su MXP ma i soldi e le royalities che si pagano a Linate fanno comodo al comune di Milano e alle lobbies correlate
    Tutti i grandi hub sono lontani dai centri cittadini è normale che sia così per ovvi motivi.
    Provate ad andare dal centro di Roma a FCO impiegate di più di andare da Cadorna a MXP.
    Quindi sono frottole a riguardo della mancanza di collegamenti.
    La Svizzera alimenterà a breve un collegamento ferroviario dal Ticino e la Pedemontana e la già esistente bretella collegano ampiamente l’aereoporto.
    L’unico vero motivo sono gli intrallazzi che faranno a Roma visto che i Benetton sono proprietari anche di Alitalia e aereoporti di Roma ed i terreni circostanti per la costruzione di nuove piste e terminal
    W MXP

  4. marco preioni says:

    E’ interessante anche leggere quello che scrivono i giornali di Roma. Per saperne di più: da RomaPost – quotidiano on line:
    “”
    Enac e Adr vogliono aumentare le piste, nonostante Roma ne abbia una in più di Heathrow che fa il doppio dei passeggeri: ma gli imprenditori trevigiani farebbero bingo.

    Matteo Marini
    Spesso si dice che in questo paese i cittadini non debbano mai abbassare la guardia, per poter osteggiare qualsiasi sopruso vedano nella loro vita di tutti i giorni. E’ stato così in Piemonte, dove gli abitanti della Val di Susa combattono contro il cantiere del Tav e lo è anche nel Lazio, regione in cui sta prendendo corpo un’opera pubblica faraonica: il raddoppio dell’aeroporto di Roma Fiumicino. La volontà di ingrandire viene manifestata da Adr (società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino) ed Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile) al Governo già nel 2009. L’idea, messa su carta in un Piano di sviluppo, è quella di passare da 36 milioni di passeggeri a 70, poi 100. Il progetto, presentato nel dicembre 2011 da Adr, prevede l’efficientamento della parte sud dello scalo e il raddoppio della parte a Nord (con un nuovo Terminal; due nuove piste di volo; 170 nuove piazzole di sosta per aeromobili e un nuovo sistema di strutture ricettive, terziarie, servizi e parcheggi) su 1300 ettari. La versione definitiva andrà presentata nel 2021, anno in cui Fiumicino dovrà raggiungere i 50 milioni di passeggeri per poter avere l’ok all’ampliamento. Il costo totale dell’investimento è di 12,5 miliardi di euro, di cui 5,5 miliardi per le infrastrutture di connessione all’aeroporto (ferrovie, strade). Per giustificare la necessità dell’ampliamento, viene detto che il numero dei passeggeri è in costante aumento e che vi è quindi la necessita di ingrandire la struttura preesistente.
    I dati. Andando a vedere i dati dei passeggeri si può notare però come, già tra il 2012 e il 2013, ci sia stata una flessione del traffico con 31 milioni 235mila e 384 viaggiatori registrati. Una riduzione di 0,5 punti percentuali. “Inoltre – come ci dice il Comitato Fuori Pista, da anni in prima fila per contrastare l’opera – quando vengono fatte le previsioni sulle future necessità, il calcolo non viene fatto sul totale delle ore volabili nell’arco delle 24 ore (dalle ore 6,00 alle 23,00). La stessa AdR sosteneva nel Piano industriale del 5 giugno 2000 che già solo con le strutture allora esistenti, utilizzando anche le fasce orarie di basso transito si sarebbe potuto soddisfare un aumento del 20% dei voli. Le attuali capacità dell’aeroporto sono già oggi in grado di soddisfare una movimentazione giornaliera/annuale molto maggiore, com’è dimostrato dal traffico estivo (1300 movimenti giornalieri)”. Il raffronto poi che viene sempre fatto, per ribadire il no all’ampliamento, è quello con l’aeroporto londinese di Heathrow, che con 2 piste riesce a raggiungere il traguardo di 70/80 milioni di passeggeri annuali. “Se voi quindi avete adesso 30/35 milioni di passeggeri – ragiona Ezio Di Genesio Pagliuca, assessore all’Urbanistica e all’Edilizia del Comune di Fiumicino – e non riuscite a fare i numeri di Londra pur avendo 3 piste, non credete sia meglio efficientare l’aeroporto e i sistemi aeroportuali invece di ampliarlo?”. “Oltretutto – continua l’assessore – noi stiamo ancora aspettando che Adr ci paghi gli 8 milioni di euro di Imu arretrati che ci deve per gli alberghi che ci sono all’interno dello scalo”.
    I posti di lavoro. Altra giustificazione di chi spinge per l’opera è l’incremento di posti di lavoro (si parla di 300mila), smentito anche qui dai guai che le società di handling (assistenza a terra) stanno passando. Tanto per citarne una: i lavoratori di Groundcare (non l’azienda) hanno tenuto una manifestazione l’8 gennaio per denunciare la grave situazione che gli 850 dipendenti stanno passando. “Dopo 4 anni di pesanti sacrifici – viene spiegato in un comunicato del sindacato Cub Trasporti – dopo anni di incontri tra azienda, sindacati trattanti, e istituzioni – Ministeri, Enac, Regione – dopo l’apertura del concordato preventivo e della procedura di mobilità per l’intero personale le uniche ipotesi in campo sono ulteriore cigs, riduzione del personale, dei salari e dei diritti. È lo stesso film di sempre: portare le aziende al fallimento per liberarsi di personale costoso e per rimpiazzarlo con precari a buon mercato e ricattabili”. Nonostante comunque le criticità finora sottolineate, nel 2012 la palla passa al Ministero dei Trasporti il quale, su parere positivo dell’Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile, già favorevole al piano di raddoppio), scrive al Ministero dell’Economia per avere l’ultimo ok e far arrivare il progetto sul tavolo del Consiglio dei Ministri per l’emanazione di un decreto. In questo periodo viene presentato dal Ministro dei Trasporti, Corrado Passera, il Piano dei Trasporti Nazionale che prevede, per il comparto aereo, la distribuzione del traffico su tre scali: quello di Fiumicino, quello di Ciampino e – a sorpresa – quello di Viterbo, per il quale vengono stanziati 360 milioni di euro. L’intenzione, ribadita anche precedentemente (febbraio 2011) dal Presidente della Regione Lazio in carica, Renata Polverini, è quella di chiudere progressivamente Ciampino e trasferire i voli sul nuovo scalo. Nel piano si afferma, non si sa bene su quali basi, che in trent’anni il numero di passeggeri da suddividere sui tre aeroporti, arriverà a 100 milioni annui (in gran parte a Fiumicino, in parte su Viterbo e solo qualche rotta su Ciampino). Il 21 dicembre 2012 il Presidente del Consiglio Mario Monti, dimessosi da poco, emana il decreto richiesto (anche se era impossibilitato a farlo, visto che la legge proibisce al premier dimissionario di emanare decreti d’urgenza), con il quale – tra le altre cose – rinnova la convenzione con Adr per gestire gli scali fino al 2044 e stabilisce un aumento tariffario di 10 euro per i passeggeri (da 16 a 26 euro). Si capisce quindi dove si attingerà per coprire la metà dell’investimento di 12,5 miliardi per il raddoppio. I 5 miliardi e mezzo per le infrastrutture, invece, è già stabilito che siano a carico dello Stato. Nel provvedimento si revocano poi i soldi destinati allo scalo di Viterbo per dirottarli su quello principale di Fiumicino. A gennaio 2013, per questa e per altre motivazioni, si abbandonerà quindi il progetto di renderlo il secondo aeroporto laziale.
    I capitani coraggiosi. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: ma chi c’è dietro tutto questo? Chi ha interesse a far sì che il progetto del raddoppio decolli? Apriamo una parentesi: i 1300 ettari sui quali si vorrebbe attuare il raddoppio sono per larga parte (800/900 ettari) di proprietà della Maccarese spa. La società ha in carico 3300 ettari di terreni tra Roma e la costa e opera soprattutto nel settore agricolo e immobiliare. Dopo essere passata in mano all’Iri negli anni trenta del secolo scorso, viene venduta nel 1998 alla Edizioni Holding, società finanziaria del gruppo Benetton. Costo totale della cessione: 93 miliardi di lire (poco più di 45 milioni di euro). Benetton però ha anche un piede dentro Adr (attraverso Gemina che ne detiene il 95,7%). Non finisce però qui perché il gruppo ha in mano anche Autostrade per l’Italia (infatti il parcheggio all’aeroporto di Fiumicino può essere pagato anche con il Telepass) e ha l’8,85% della Cao, la compagnia che controlla Alitalia. Un discreto conflitto d’interessi, non c’è che dire. Da sottolineare come il lembo di terra interessato ricada all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, istituita dallo stesso ministero dell’Ambiente con Decreto del 29 marzo 1996. Ci sono anche i vincoli regionali del Piano territoriale paesaggistico regionale (Ptpr) e quelli provinciali del Piano Territoriale Generale Provinciale (Ptgp), nonché dalle norme di salvaguardia del Piano regolatore generale del Comune di Fiumicino (Prg).
    I Benettorn. Benetton, quindi, se dovesse ricevere l’avvallo delle istituzioni competenti, attraverso Adr esproprierebbe i suoi stessi terreni (della Maccarese spa). Cosa ci guadagnerebbe? Ce lo spiega nuovamente l’assessore Di Genesio Pagliuca: “Anche solo se espropriassero gli 800 ettari di loro proprietà (visto che i restanti sono degli agricoltori che andrebbero convinti) il valore di questi terreni, secondo le normative sull’esproprio, lo paghi tre volte tanto e qua il valore sta a 70/80mila euro. Parliamo quindi di un guadagno per la famiglia Benetton di circa 200 milioni di euro. Sono 200 milioni per 800 ettari che rientrano nei 3200 che loro comprarono dall’Iri per 45/46 milioni di euro. Gli 800 ettari che quindi all’epoca si acquistavano per 12 milioni e mezzo di euro (un quarto dei 3200 ettari) – conclude l’assessore – oggi se li rivendono alla fine ad una cifra che è 16/17 volte superiore”. Attenzione: in molti potrebbero obiettare che, nel contratto originario tra l’Iri e i Benetton, era specificato che non si doveva cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli. Tranne in casi di pubblica utilità, però. Come un esproprio. In questi casi torna in mente una vecchia vignetta di Altan: “Siamo Italiani”. “Sì ma non voglio pensar male: deve essere una coincidenza”.
    Prime difficoltà. A un anno di distanza dall’approvazione del decreto Monti sono sorti però già i primi ostacoli che fanno sperare i comitati cittadini che il progetto del raddoppio sfumi. A causa della crisi economica, i passeggeri sono in costante diminuzione; l’Alitalia sappiamo bene la crisi che sta passando e ciò non porterà i benefici sperati da Adr riguardo le ricadute occupazionali e il traffico aereo internazionale; con le ultime elezioni amministrative i nuovi vertici degli enti locali si sono schierati unitariamente contro il raddoppio. Il 30 luglio scorso il Comune di Fiumicino si sbilancia ancora di più, sia approvando un atto d’indirizzo che testimonia nero su bianco la contrarietà dell’amministrazione, sia – d’intesa con il Comune di Roma, la Regione Lazio ed il ministero dell’Ambiente – ridefinendo, nel mese di agosto, il nuovo perimetro della Riserva naturale statale del Litorale Romano con l’ampliamento di ulteriori 300 ettari della Zona di massima protezione proprio nell’area dove dovrebbe svilupparsi lo scalo. “Il comitato FuoriPista – come ci racconta poi uno dei suoi membri, Antonio Pellicanò – ha sollecitato in più occasioni la Regione Lazio ad agire affinché sia evitato che tutti i voli low cost regionali vengano trasferiti a Fiumicino provocando, tra l’altro, il declassamento dell’aeroporto da hub internazionale a mega aeroporto low cost. Con una forte partecipazione della cittadinanza – continua Pellicanò – è stato preparato e sottoscritto un esposto alla commissione Ambiente dell’Unione europea per denunciare la violazione di principi fondamentali sia di tipo procedurale (la mancata Vas, cioè Valutazione ambientale strategica ndr) che nel merito della tutela del territorio e dell’ambiente”.
    Ce la faranno?
    “”
    Cordiali saluti.
    Marco Preioni

    • Veritas says:

      In quesri ultimi giorni si vede spesso, in TV. la strada Roma/Fiumicino ed ha l’acqua alta che non consente il traffico.
      Come mai nessuno parla delì’aeroporto e dei suoi problemi?
      Boh, se davvero raddoppiassero cosa farebbero come stada, una sopraelevata da roma a lì?

  5. nik says:

    Ha ragione Marcaurelio. Cercare di comunicare con Roma per difendere qualche diritto e lamentarsi quando non ci si riesce è penoso. Ma credo che dovremo cadere molto più in basso di come siamo messi adesso perché la massa della gente nel nord si renda conto di essere una colonia da strizzare e nient’altro. E perché la gente del sud si renda conto di essere stata bloccata scientemente in uno stato di sottosviluppo.

  6. pippogigi says:

    Occorre smettere di ragionare come una colonia italiana.
    La Padania non è italia e l’indipendenza è inevitabile, non è questione di se o non se, ma di quando.
    Quindi che degli arabi si comperino una compagnia aerea italiana che ci importa? Che comperino un aeroporto italiano che ci importa? Per caso volete che quando saremo indipendenti il nostro principale aeroporto sia in mano a degli arabi? Gli italiani sono liberi di fare quel che gli pare, purché lo facciano con i loro soldi e non i nostri……

    • Paolo says:

      Padania? Per farsi comandare da quei bauscia milanesi? Suvvia, che fesseria, io tifo per il Triveneto indipendente.

      • pippogigi says:

        Mi raccomando: continuiamo a farci del male da soli ed autoapplicarci la politica del “divide et impera” di cui i romani furono gli inventori….

      • Marco says:

        innanzitutto pulisciti la bocca prima di parlare dei Milanesi.

        E aggiungo che io non sono Milanese, sono Piemontese, una regione peraltro che non gode di alcun privilegio non essendo a statuto speciale, come non lo è nemmeno la Lombardia, mentre lo sono sia il friuli che il trentino.

        Secondariamente, ti ricordo che Milano è la città italiana che versa più soldi in tasse allo stato e che se ne vede tornare indietro di meno.

        Pertanto, se la metti così, siamo noi che tifiamo per il triveneto indipendente anche più di te, giusto per liberarci dei ciucciasoldi trentini e friuliani che essendo a statuto speciale rubano più soldi al nord di quanto non facciano roma e l’intero sud.

  7. Marcaurelio says:

    Ma perchè c’era qualche dubbio??
    Roma caput mundi.
    Siete solo voi padani che non volete ancora capire.
    Siete dei subalterni a Roma. Siete dei provinciali.
    La verità vera è solo questa.

    • Veritas says:

      I miei ricordi di un soggiorno romano: la mattina, dopo le nove, affollamenti nei bar e tutti a mangiarsi i maritozzi con la panna; nei ristoranti, intorno alle 14, primi e seconfi piatti con quantità di cibo esorbitante, toilettes di bar e ristoranti anche di gran lusso sporchissimi e mal tenuti.
      Non so a cosa Marcaurelio si riferisca col termine “provinciale”, io solitamente penso alla civiltà delle persone in ogni aspetto. Qualcosa che avevano gli antichi romani, ma oggi? Credo che quelli attuali siano eredi piu’ che altro dei liberti.

      • Marco says:

        ah ah ah se Roma è caput mundi, New York Londra e Singapore sono tre campi da tennis

        Caro marcoaurelio, i secoli son passati, rassegnati.
        roma ha più cose in comune con grosse città del terzo mondo, come Il Cairo o Tripoli, che non con le tre grandi capitali internazionali che ho citato prima.

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