Fisco: vicino il pacchetto Italia-Svizzera. Quanti andranno altrove?

di GIORGIO CALABRESI

Non solo regolarizzazione fiscale dei conti italiani in Svizzera, ma anche accesso ai mercati finanziari, doppia imposizione, frontalieri, e stralcio della Svizzera dalle liste nere. E’ un intero pacchetto di accordi quello che Svizzera e Italia stanno esaminando e sperano di finalizzare entro l’anno, spiegano fonti della segreteria di Stato elvetica per le questioni finanziarie (Sfi). E si parla di chiudere l’accordo entro Natale.

Al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica c’e’ l’intesa sul fisco che in tempo di crisi dovrebbe portare ingenti fondi nelle casse italiane. L’ipotesi a cui si sta lavorando segue il modello delle convenzioni fiscali gia’ strette con Austria, Germania e Gran Bretagna: prevede, per il contribuente italiano con conti bancari in Svizzera, il pagamento di un importo forfettario unico per regolarizzare il passato e, per il futuro, il prelievo di un’imposta alla fonte, che preserva l’anonimato del correntista.

I clienti che non accetteranno questa regolarizzazione dovranno chiudere il conto. Negli accordi con l’Austria e la Germania e’ previsto venga fornita una lista dei 10 principali Paesi verso cui sono partiti i fondi di chi non ha voluto accettare l’accordo.
Da parte svizzera non traspare un timore di perdere una quota consistente dei depositi. Fonti dello Sfi riferiscono che dalla firma dell’accordo con la Germania oggi solo lo 0,4% dei clienti tedeschi ha chiuso il conto. Ma forse per gli italiani i dati potrebbero essere diversi: già da tempo, ufficiosamente, si sa di trasferimenti di capitali verso il Liechtenstein e verso le piazze asiatiche, in particolare Singapore. Proprio verso quest’ultima destinazione, secondo alcune statistiche difficili da valutare, sarebbero già partiti, ma in questo caso dall’Italia, oltre 200 miliardi di euro dall’inizio dell’anno.

Per la Confederazione elvetica gli accordi fiscali fanno parte di una linea politica scelta dopo la crisi finanziaria del 2008. Crisi che ha portato a pressioni internazionali per la stabilizzazione del sistema finanziario e per la lotta contro i reati fiscali. E il sistema bancario elvetico intende rimanere competitivo sul piano dei servizi offerti, l’integrita’ e la stabilita’. Ma nel pacchetto da negoziare con l’Italia vi sono altre 4 componenti. Per la Svizzera, che e’ una piazza finanziaria internazionale aperta, e’ importante un miglioramento dell’accesso al mercato finanziario italiano. E sul tavolo vi e’ anche la revisione della convenzione con l’Italia per evitare la doppia imposizione, firmata nel 1976.

Cosi’ come si lavora alla revisione dell’accordo del 1976 sull’imposizione dei lavoratori frontalieri, che viene in parte restituita all’Italia. Non a caso il Canton Ticino, dove circa un posto di lavoro su 4 e’ occupato da frontalieri italiani, ha ottenuto di avere un suo rappresentante ai negoziati. Infine la Svizzera punta ad essere stralciata dalle liste nere italiane per le persone fisiche e le imprese.

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9 Comments

  1. gaetano says:

    quindi i frontalieri italiani che lavorano in svizzera dal 1 gennaio 2013 pagheranno la doppia imposizione come noi frontalieri che lavoriamo a san marino e quelli che lavorano nel principato di monaco,ma gli altri?tipo vaticano,austria slovenia?la pagano?l italia patria dei c……..

  2. noname says:

    Per i frontalieri fiscali svizzeri all’orizzonte un amaro Natale… Stanno escogitando l’ennesimo stratagemma per impoverire le famiiglie di tanti lavoratori che ogni giorno si recano oltre confine…

    E’ vero, questi pagano meno imposte di quelli italiani (meglio dire, pagano imposte eque al contrario di quelle italiane), ma nessuno menziona il fatto che i contratti di lavoro dipendente di diritto svizzero non hanno le tutele previste dall’ordinamento italiano?

    All’orizzonte l’ennesima guerra tra poveri, mentre i nostri ingordi politici continuano a mantenere tutti i loro privilegi.

  3. Lo Stato LADRO italiano non si accontenta di rubare in italia, ma va anche in trasferta in Svizzera!
    Sudditi, SVEGLIAAAAAAAAA

  4. g.Paolo says:

    la Germania con il suo Bundeserat non ha alcuna intenzione di rattificare nessun accordo fiscale. Venerdi 23 Novembre Norbert walter Borjan e tutti gli atri appartenenti ai Laender voteranno contro. A questo punto lo scenario è il seguente: Francia decisa ad opporsi per ora e per sempre a tali accordi, la Germania inverte la rotta, la Grecia non fa sapere nulla in merito a cio. L’America ha un contenzioso fiscale enorme con la svizzera che non lascia prevedere nessuna intesa in merito a questa tematica. osa rimane ? La olita Italia che non ha capito proprio nulla in merito a questa materia. Il rubik tanto sospirato dalla svizzera è come un miraggio e come tutti i miraggi mostra una realtà non vera. La fretta della Svizzera per concludere questi accordi con l’ Italia mostra chiaramente tutti i timori che il governo svizzero ha sulle ripercussioni che il mancato accordo con la germania potrebbe avere su altri paesi. Ma se esiste una comunità europea e poi tutti fanno come pare e piace , che senso ha continuare su questa strada della autonomia fiscale. Tremonti aveva visto giusto, ma come si sa ogni uomo è fatto di carne e anche le migliori vedute possono essere sovvertite. In Svizzera erano state raggiunte le firme necessarie per impedire questo scempio , ma come si è visto , per un cavillo fiscale le firme da Ginevra sono arrivate (guarda un po) con un giorno di ritardo e non sono state ritenute valide ……….alla faccia della democrazia diretta e del volere popolare !!!!!!

    • Bacchus says:

      Forse dimentica che la Svizzera non fa parte dell’Ue, può decidere autonomamente e fare come pare e piace. I rapporti con l’Ue sono regolati da accordi bilaterali e tutte le 27 nazioni dell’Ue dovrebbero attenersi. Quella che dà più problemi manco a dirlo è l’Italia, non rispetta gli accordi della libera circolazione delle persone, se ne frega dell’accordo di Dublino non riprendendosi i richiedenti l’asilo, però fa comodo alle province di confine avere oltre 55’000 lavoratori e 15’000 padroncini che varcano ogni giorno il confine per lavorare in Ticino. Almeno un terzo di questi ruba letteralmente il posto di lavoro a chi risiede nella Svizzera italiana facendo dumping salariale, accettando stipendi da fame, che permettono di vivere solo in un paese fallito di fatto com’è l’Italia. Se già il nord non è capace di garantire in base al primo articolo della costituzione italiana, figuriamoci il resto dello stivale.
      Il modello Rubik come soluzione ai capitali depositati nelle banche svizzere non va bene? D’accordissimo, basta rimanere seduti in riva al fiume e aspettare che passi il cadavere dapprima dei paesi PIIGS e poi dell’Ue…

  5. Bacchus says:

    L’accordo fiscale Svizzera-Germania non è ancora stato ratificato dal Bundesrat tedesco, la votazione è prevista per venerdì 25 novembre. Due Bundesländer hanno già detto che voteranno NO (Baden-Württemberg e Nordrhein-Westfalen), di sicuro un rifiuto avrà conseguenze sull’iter avviato con l’Italia. Presso il tribunale federale è pendente una richiesta per riconoscere la riuscita dei referendum AUNS contro gli accordi con Germania e Gran Bretagna, viziata dal fatto che parecchi comuni non hanno fatto pervenire le firme vidimate in tempo debito, trattenendole e spedendole per posta lenta. Anche contro l’accordo con l’Italia partirebbe la raccolta delle firme per far decidere la popolazione su questo tema (questa si chiama democrazia diretta): di sicuro qualsiasi accordo non entrerà in vigore il primo gennaio 2013.

  6. Salvo says:

    Qui in Sicilia siamo disperati se “chiude” la Svizzera…menomale che al nord non hanno di questi problemi.

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