Fisco: “imperialismo” della Francia anche sulla Svizzera

di STEFANO MAGNI

Sognate la “armonizzazione fiscale” europea? Allora aspettatevi di vedere il vostro governo che insegue voi e i vostri figli, ovunque emigriate, per spremervi di tutti i vostri quattrini. Un esempio di come funzioni l’armonizzazione (bellissima parola che nasconde un concetto terribile) l’ha dato la Francia in questi giorni. Nella rinegoziazione della sua convenzione fiscale con la Svizzera (nazione esterna sia all’eurozona che all’Ue), ha raggiunto il seguente accordo: dall’1 gennaio 2014, tutti i residenti nella Confederazione Elvetica con figli in Francia, dovranno essere sottoposti al regime di tassazione francese per quel che riguarda la successione.
Se questo accordo dovesse essere approvato (attualmente è in fase di esame presso le istituzioni cantonali elvetiche), i figli di residenti svizzeri, solo per il fatto che vivono in Francia, dovrebbero pagare, in tasse, al governo francese, il 45% della loro eredità, invece del 7% (massimo) previsto dal sistema fiscale dei più esosi cantoni svizzeri.
I figli dei residenti in Svizzera, se dovesse passare l’accordo, avrebbero dunque un anno e mezzo di tempo per raggiungere i loro genitori. Altrimenti finirebbero anche loro sotto la mannaia del fisco parigino.
In Francia questo accordo non fa notizia. E la cosa non stupisce. A parlarne sono soprattutto i media elvetici, ripresi solo da alcuni siti libertari d’Oltralpe, come Contrepoints.org, da sempre attento alle aberrazioni fiscali di Parigi. Il dibattito si è scatenato a Berna e Ginevra, dove si attende una notevole perdita di entrate fiscali. “Questi cambiamenti (della convenzione fiscale, ndr), in particolare l’importanza attribuita al domicilio dell’erede – spiega l’avvocato fiscalista elvetico Philippe Kenel – rivelano una forma di imperialismo francese. E questo accordo non riguarderà solo i cittadini francesi (emigrati in Svizzera, ndr), ma anche gli stessi svizzeri che hanno eredi in Francia. Il diritto francese consacra questo principio, contraddicendo il modello di convenzione dell’Ocse che invece prescriverebbe l’imposizione fiscale del domicilio del defunto. In pratica, la Francia cerca di far prevalere il suo diritto nazionale sul diritto internazionale”. Inseguendo i suoi contribuenti sin nella tomba, aggiungiamo noi.
E d’altra parte come stupirsi? “Come ti permetti di vivere qui e non pagare le nostre stesse tasse?” dice il populista al “rinnegato figlio di svizzeri”. Il presidente francese François Hollande fa leva proprio su questi sentimenti di invidia sociale e nazionale. Prima ancora di essere eletto all’Eliseo, lo aveva detto: pagare le tasse è un atto di “patriottismo”. E i più ricchi devono essere felici di contribuire (obbligatoriamente) al bene nazionale con il 75% del loro reddito. Un cittadino che fugge da una pressione fiscale soffocante, è anti-nazionale. Dunque, in qualche modo, deve pagare. Se non lui direttamente, almeno l’eredità che intende lasciare ai figli. E’ questa la “logica”. Sono logiche che ricordano la vecchia Germania Est: chi fuggiva dalla miseria del socialismo reale veniva accusato di aver “rubato” risorse (imposte) dallo Stato senza aver restituito nulla alla “collettività”.
Sono affari loro? Non solo. Aspettiamoci scenari analoghi anche da noi. Quando si parla di armonizzazione fiscale in tutta Europa, si condannano i “paradisi fiscali” e si criminalizzano i cittadini che trasferiscono i loro soldi all’estero, si intende proprio questo: impedire ogni fuga dal fisco. Impedire ogni concorrenza fra differenti sistemi fiscali. Imporre al cittadino il controllo onnipresente dello Stato.
E’ una pia illusione credere che l’armonizzazione (dunque l’adozione di un sistema fiscale uniforme per l’Europa) porti ad un livellamento verso il basso della tassazione. Il caso degli accordi franco-svizzeri è proprio la dimostrazione che funziona solo il livellamento verso l’alto: un’aliquota del 45% scaccia il 7%. E stiamo parlando, appunto, di uno Stato dell’Ue che si rapporta ad una confederazione che nell’Ue non è mai entrata e che, dunque, dovrebbe costituire un osso più duro. Figuriamoci cosa potrebbe accadere fra Stati interni all’eurozona, che, già di loro, tendono ad aumentare le tasse.

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11 Comments

  1. maurizio ratti says:

    La Svizzera è uno stato federale e liberale che funziona perchè costituito da cittadini che invece di rimbecillirsi davanti alla TV con “il grande fratello” e “amici” stanno attenti (ultimamente meno) alla cosa pubblica distinguendo i politici validi dai cialtroni. La tassazione media, spese sanitarie comprese, è di circa il 30% sull’imponibile. Da noi, per un piccolo imprenditore ma anche per un famigerato professionista con un reddito annuale da 80.000€ lordi, per intenderci due soggetti che non gravano sullo stato ma al contrario con la loro attività immettono soldi nelle finanze pubbliche, la tassazione media sul reddito si aggira sul 40%, con l’inps e le casse va al 60%, con i costi indetraibili, le indirette, i bolli, i carburanti, l’iva indetraibile, ecc. l’aliquota reale diventa il 75%. Rimane un netto di 20.000€. Se solo il 10% dei clienti non paga, sono 8.000€ in meno e si scende a 12.000€ annuali, al pari di un dipendente pubblico di minimo livello illicenziabile che nulla rischia di suo. Dulcis in fundo questi operatori privati vengono spesso additati al pubblico ludibrio perchè gravemente sospettati di evasione fiscale coram populi.
    Curiosamente invece di definire l’Italia un INFERNO FISCALE viene chiamata la Svizzera un PARADISO FISCALE. Ma la gente è contenta così.

  2. elisa belloni says:

    NON E’ FATTORE DI IMPERIALISMO, E’ ORA CHE QUESTI NON CI LADROCINIANO I NOSTRI SOLDI CHE PAGHIAMO IN TASSE.

    4 Agosto 2012
    Fuori i soldi!

    Quando si afferma che in Italia non ci sono soldi, che non si possono fare tagli, si afferma una colossale balla. Semplicemente, il Sistema non può segare il ramo dove è seduto, un ramo di privilegi, di connivenze, di “roba” dello Stato affidata agli amici, di opere inutili come la Tav affidate alle cooperative rosse, di sperperi colossali senza ritorno occupazionale. Rigor Montis è ridotto alla parte del mendicante, del viandante europeo con il piattino in mano per chiedere agli Stati europei di comprare i nostri titoli per non fallire. Un giorno a Berlino, il giorno seguente a Helsinki e il successivo a Parigi. I premier europei lo scansano come un questuante. Ma i soldi ci sono, bisogna solo andarli a prendere.
    Iniziamo oggi con i risparmi dalle pensioni d’oro che gridano vendetta al cospetto di Dio, degli imprenditori suicidi, degli operai in mezzo a una strada, delle devastazione del tessuto produttivo delle PMI, degli esodati presi per i fondelli. Le pensioni d’oro sono100.000 con un costo annuo di 13 miliardi, se venissero abbassate a 5.000 euro netti al mese, il risparmio ANNUALE sarebbe superiore ai 7 miliardi di euro. In luglio i parlamentari hanno bocciato un emendamento per portare le pensioni d’oro a un minimo di 6.000 euro netti al mese e, se cumulate con altri trattamenti pensionistici, a 10.000. Rigor Montis si è ben guardato da fare un decreto legge. Il Parlamento è come Fort Knox. Gli ex parlamentari percepiscono 2.330 pensioni, pari a 219 milioni di euro all’anno, di cui solo 15 milioni versati da loro. Gli altri 204 li pagano gli italiani con le tasse più alte del mondo. Conoscere i dettagli dei pensionati d’oro fa venire la bava alla bocca.Giuliano Amato prende 31.000 euro lordi AL MESE, 9.000 di vitalizio da ex parlamentare, 22.000 dall’INPDAP da ex professore universitario. Come potrebbero vivere senza un vitalizio gli ex parlamentari? Che mestiere potrebbero fare un D’Alema o un Gasparri dopo decenni di onorato servizio? Il vitalizio è una necessità per non lavorare, a destra come a sinistra. Oliviero Diliberto ha diritto a 7.959 euro dall’età di 51 anni, Franco Giordano a 6.203 euro dall’età di 50 anni, Waterloo Veltroni 9.000 euro da quando aveva 49 anni, che incassò prima di ritornare a prendere lo stipendio da deputato. Come vi sentite adesso? Siete ancora in grado di pagare la cartella di Equitalia con il sorriso sulle labbra e di andare in pensione a 67 anni, se ci arriverete vivi? I vitalizi vanno aboliti e quelli in vigore abbassati a 3.000 euro lordi. L’acqua è frizzante, ripeto: l’acqua è frizzante.

    Ps: A Parma è stata scelta la Giunta basandosi sui cv ed i colloqui individuali. Tra le figure che possono essere scelte c’è anche la figura del Segretario Generale. Secondo l’art. 99 del D.Lgs. 267/2000 il sindaco nomina il segretario, scegliendolo tra gli iscritti all’albo nazionale dei segretari comunali e provinciali. (http://www.agenziasegretari.it/?page_id=1743)
    I candidati devono essere di prima fascia (classe A) e preferibilmente devono aver già svolto la Segreteria Generale presso comuni con oltre 100mila abitanti.
    La candidatura potrà avvenire inviando una mail a sindaco@comune.parma.it

    • maurizio ratti says:

      Ci indichi quanto guadagnerà il suddetto Segretario Generale o meglio ancora il Segretario Comunale al lordo, non abbia timore ce lo dica pure signora grillina.
      Poi siccome è così ben informata sulle pensioni indubitabilmente elevate di alcuni personaggi risponda anche a queste brevi domande:
      – quanto guadagna un prefetto? e un vice prefetto? quanti ce ne sono già in pensione e quanto percepiscono a vita? Quanti di loro sono originari del Nord e quanti del CentroSud?
      – dell’enorme debito pubblico di circa 1950 mld di euro conosce quant’è la frazione dovuta agli interessi accumulati sul capitale prestato e quanto alle spese effettuate dallo stato?
      Visto che afferma che i soldi ci sono ci spieghi dove va a prenderli e quanti ne raccoglie per settore.

    • Dan says:

      Ovviamente noi dovremmo credere che se i grillini ottenessero la maggioranza nel giro di 24 ore, come minimo, ci scappa subito un decreto legge che sistema lo schifo giusto ?
      Tra i grillini non ci sono morti di fame che una volta sbarcati in parlamento con la valigia di cartone, alla pari di tutti gli altri, comincerebbero a mangiare a quattro ganasce quindi finirebbero per comportarsi come tutti gli altri, giusto ?
      Prendere in giro l’ingenuità altrui è già cosa grave di suo, reiterare la cosa, anche peggio ma del resto gli italiani si meritano queste cose visto come ogni volta tornano alla carica con la bandiera di un partito o di un sindacato invece di tirare fuori un bastone nodoso.

  3. kmatica says:

    Mi pare una cosa ovvia. Se eredeti dal denaro e sei cittadino francese paghi le tasse in francia. D’altronde anche se non fossi tassato direttamente, spendendo quel denaro nel territorio francese pagheresti sempre quelle indirette. Per giunta la svizzera non fa parte della ue in cui vige, per l’acquisto di beni, il riconoscimento dell’imposizione originaria.

  4. Luca T. says:

    ottimo, considerato che
    1- i paradisi fiscali sono lo sterco del demonio, ed io sarei d’accordo per conquistarli in massa e requisire come minimo il 50% dei patrimoni che vi sono stati nascosti (solo quelli di coloro che non hanno la nazionalità ovviamente)
    2- recentemente è stata fatta una stima dei patrimoni attualmente depositati presso i paradisi fiscali, una cosa enorme ed obbrobriosa.
    3- è necessario un minore accentramento della ricchezza, le attività produttive debbono diventare patrimonio degli operai che vi lavorano.

    per qui quello descritto nell’articolo mi sembra un passo nella giusta direzione.

    • Dan says:

      Se gli altri stati non fossero dei leviatani, delle sanguisughe senza morale, la gente non farebbe carte false pur di portare i propri soldi nei cosiddetti paradisi fiscali.
      A livello storico poi ci sarebbe da chiedersi ancora una cosa: il paradiso fiscale è nato così dal nulla o proprio su imbeccata di imprenditori e soprattutto politicanti degli altri stati che non avevano intenzione di contribuire nella propria comunità ?

      • kmatica says:

        Ma scusa, se lo stato ti depreda, tu cosa fai vai a fare una rapina oppure vai a roma a protestare?
        Se no si riduce alla mera storiella del furbetto di quartiere. Quello che puo trasloca i sesterzi, quello che non può se lo prende in quel posto e paga anche per i furbetti. Non mi pare proprio un bel inizio per avere consensi.

        • Dan says:

          Se lo stato ti depreda, gli spacchi la mano come faresti con ladro qualunque.
          La storia ci insegna che lo stato si comporta da prepotente con i deboli (fino ad un certo punto, non fare sfoggio di forza non vuol dire essere deboli, il cane che dorme non è per forza pigro) e da merda con i prepotenti (v. trattativa stato-mafia).
          Si può scegliere se farsi derubare dei propri averi fino a farsi ridurre in miseria o meno.
          Perchè lavorare se quanto si guadagna deve essere ceduto ad un prepotente che poi non restituisce i servizi che è tenuto a dare ?
          Questa manfrina la stanno capendo tutti e stanno reagendo come si deve, solo noi siamo ancora lì a cincischiare almeno fino a quando il predone non sfonda la nostra porta ma lì poi è troppo tardi

    • Albert1 says:

      “per qui”?! Chi ti ha insegnato a scrivere, Pierino il fichissimo?

  5. Dan says:

    Eh vabbuò jà…
    Loro sono merde, noi siamo stronzi che troviamo realizzazione nel farci pestare ed tra qualche tempo vedrete che finiremo per pagare l’affitto anche per poter abitare in casa nostra (ocio non l’imu, quello continuerà per i fatti suoi, proprio un vero affitto mensile)

    Li lasciamo fare quindi ci meritiamo di finire senza mutande e col bucio scoperto.

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