Fisco e inquinamento, la Padania esiste. Indipendenza è anche pulizia

padania inquinatadi GILBERTO ONETO – Un’immagine delle condizioni dell’inquinamento atmosferico dell’Europa ci dà una sconvolgente conferma che anche in questa materia la Padania esiste, eccome. Dall’alto si vede un’orrenda macchia scura che ricopre l’intera pianura del Po configurando uno scenario apocalittico. A farci compagnia in questa triste fotografia ci sono altre aree a forte concentrazione industriale.
Le nostre condizioni – ci hanno prontamente spiegato i soliti bene informati – sono aggravate dalla conformazione fisica del nostro Paese, circondato su tre lati da montagne che non lasciano uscire la nube tossica che viene compressa dai venti provenienti in larga
parte dal lato aperto, proprio come a Los Angeles.

Ci potrebbe un po’ consolare l’illustre compagnia se non fossimo consapevoli che la nostra condizione è resa assai più grave da una serie di elementi che sulla carta non si possono vedere: infatti da tanto in alto non si sentono puzze e rumore, e non si vede lo strato di rumenta che adorna quasi senza soluzione di continuità i nostri paesaggi. Se si fa eccezione per East Los Angeles (quella del fiume secco e cementato), forse di San Pedro e di pochi altri angoli (che per questo costituiscono gli scenari noir dei film di Hollywood), a Los Angeles infatti c’è “solo” lo smog. In Padania possiamo disporre invece anche dei diffusi afrori che impestano gran parte dei centri storici come a Calcutta o a Lima, e c’è un quasi continuo strato di cartacce, rifiuti ed escrementi che accompagna molte delle nostre strade su entrambi i lati, per giusto e rinascimentale senso della simmetria.

Ci hanno detto che questo è l’inevitabile prezzo che si deve pagare per godere di produttività e ricchezza. Balle! Ci sono molte altre aree in Europa con mefitiche emissioni forse anche superiori alle nostre, ma le loro periferie sono fatte di case nel verde, i mezzi pubblici funzionano e se si chiama la forza pubblica, questa non si fa rispondere dalla segreteria telefonica. Questo forse non c’entra direttamente con l’inquinamento ma fa sicuramente parte delle cose che rendono migliore quella che chi “ha studiato” chiama la “qualità della vita”, esattamente come le puzze in metropolitana, gli scarafaggi negli ospedali, il prezzo della luce e i tribunali che funzionano.

Proprio qui sta la differenza fra noi e gli europei che vivono nelle altre aree scure del continente: l’inquinamento è lo stesso ma da noi si devono anche aggiungere i cattivi servizi, l’insicurezza, il caro vita, politici balordi e cinque milioni di dipendenti pubblici. Per produrre ricchezza – ci assicurano – non si può fare a meno di inquinare ma bisogna spendere parte del prodotto per rimediare ai guai della produzione. Per produrre ci si deve concentrare in alcuni posti e si devono costruire edifici ma lo si può fare con rispetto per il paesaggio
e con una pianificazione intelligente.

Sono cose che vengono almeno tentate nei Paesi civili ma che in Padania sembra proprio che non funzionino. Altrove le ricchezze sono usate per mitigare le conseguenze delle attività che le hanno prodotte e migliorare la “qualità della vita”: qui il prodotto se lo frega
qualcun altro che ci impedisce di spendercelo bene per migliorare la nostra casa e che, per di più, non lo usa neppure per fare più bella la sua, che alla fine è devastata quanto e peggio della Padania.

I nostri “soci di maggioranza” vivono infatti senza verde e con la pattumiera (prodotta con i nostri soldi) che arriva al primo piano delle case (costruite con i nostri soldi). In materia ambientale (ma solo in quella) rientrano nella categoria descritta dal Cipolla come di
quelli che producono del danno agli altri senza procurare dei vantaggi per sé. Altrove si pianifica il territorio in modo da impedire che le rogne della concentrazione di attività produttive entrino fin dentro le case degli abitanti. Noi costruiamo capannoni dappertutto, che
è come fare funzionare il tornio o la fresa dentro alla camera da letto. I soldi ce li porta via Roma ma spesso l’imbecillità è scrupolosamente autoctona.

Altrove si cerca di decongestionare le aree. I nostri paesi hanno densità abitative degne delle rive del Fiume Giallo, le nostre strade fanno puzza perché sono intasate: lo spazio è poco e ci si accalca in troppi. Una bella fetta della nostra gente ha anche deciso di trasferirsi fuori città e di fare meno figli ma pare che la cosa non sia fine e perciò invitiamo gente che i figli li fa a manetta, e che è abilissima in fatto di emissione di rumori, fumi e afrori e che dimostra tanta insospettata operosità nella produzione di ruffo.

Come si fa a venirne fuori? Non serve alternare le targhe o assillare la gente con inutili bollini blu; non serve neppure emettere ordinanze sovietiche sugli orari del riscaldamento. Bisogna tenerci il prodotto delle nostre fatiche e spenderne parte per rimediare ai guai ambientali della nostra operosità. Bisogna accogliere come una benedizione una moderata (e temporanea) bassa natalità e difendere lo spazio che essa ci assicura dall’assalto di gente con la prolificità dei lemmings o delle fascistissime massaie rurali d’antan. Dobbiamo investire risorse a ripulire il territorio, in restauro del paesaggio. Nella Ruhr, dove si tengono i loro soldi, hanno da anni iniziato la sistematica bonifica di uno dei territori più inquinati della terra.

Ha scritto Miglio: «Esistono due percezioni diffuse che costituiscono un idem sentire padano: la prima è quella di far parte della terra più ricca e laboriosa d’Europa e la seconda è quella di essere gli “schiavi fiscali” di altre popolazioni». Nell’Inghilterra di Engels l’inquinamento era il risultato dell’oppressione sociale, nella Russia stalinista del socialismo reale; da noi deriva dalla mancanza di autonomia e libertà. Indipendenza è anche pulizia.

(da “Il Federalismo”, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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