FINCANTIERI, FINMECCANICA E IL SISTEMA MILANESE

di MASSIMO GIANNINI Fonte originale: www.repubblica.it

Ci risiamo. Era già accaduto un anno fa, con la clamorosa inchiesta barese che travolse l’imprenditore fallito Tarantini e il faccendiere incallito Lavitola: nomine, soldi e consulenze, che ruotavano intorno alle aziende pubbliche di rilevanza strategica, del calibro di Eni e Finmeccanica. Tentativi riusciti o abortiti per trasformare i pochi gioielli rimasti in cassa allo Stato in mangiatoie per consorterie post o neopiduistiche nelle quali convivevano manutengoli del potere cresciuti alle pendici marce del berlusconismo. Scandali che sono costati la poltrona a Pierfrancesco Guarguaglini e signora, e che rischiavano di costare il rinnovo ad altri manager persino più titolati e blasonati.
Ora c’è di nuovo in mezzo Finmeccanica, rifinita in un altro filone d’indagine della nuova Tangentopoli nazionale: quella della Lega Nord e di casa Bossi. Un’informativa dei carabinieri racconta di capannoni di proprietà di Marco Reguzzoni (ex capogruppo alla Camera e fedelissimo del Senatur) fatti comprare al prezzo esorbitante di 5 milioni di euro da Giuseppe Orsi (attuale presidente del gruppo di Via Montegrappa e allora ceo della controllata Augusta Westland). Gli inquirenti sospettano una forma di finanziamento illecito a beneficio delle camice verdi non più immacolate. Reguzzoni smentisce. L’indagine va avanti.
Ma nella sorprendente e inquietante Carrocciopoli che ha terremotato i vertici padani c’è finita anche un’altra azienda pubblica del calibro di Fincantieri. Com’è noto, e come si evince dai verbali delle ormai quattro procure che indagano sugli affari sporchi della Lega, almeno 50 mila euro dei rimborsi elettorali incassati dal partito sarebbero stati dirottati al segretario regionale della Lega in Liguria per far entrare l’ormai ex tesoriere Francesco Belsito nel cda del colosso della cantieristica guidato da Giuseppe Bono. Denaro pubblico evidentemente ben speso dai «barbari sognanti», visto che l’operazione riuscì alla perfezione, e il «dinamico» tesoriere in camicia verde, a un certo punto, di Fincantieri diventò addirittura vicepresidente.
Naturalmente, prima di emettere giudizi sommari, bisognerà aspettare che i magistrati facciano il loro lavoro, e che le accuse siano accompagnate da prove certe. Ma intanto una cosa si può dire. Da queste vicende riemerge uno schema collaudato, che vede nelle imprese delle vecchie Partecipazioni Statali il veicolo delle tangenti e lo strumento della corruzione politica. C’è un problema enorme, che chiama in causa i vertici di queste società e il governo che ne è azionista. C’è qualcuno che se ne occupa, tra i «tecnici» in manovra, o lasciamo che funzioni ancora il «Sistema Milanese»?

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment