Finanziamento pubblico ai partiti: le balle d’acciaio di Letta

di FABRIZIO DAL COL

Il ministro delle Riforme Quagliariello, dopo la conferenza stampa tenuta dal premier Letta, ha  specificato che il decreto che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti comincerà il suo iter parlamentare dal Senato. Il testo è “una scommessa sul ritorno alla partecipazione attiva dei cittadini che contribuiscono alla politica” e introduce una “novità storica”: il tema della democrazia interna dei partiti.  “Una vecchia battaglia che parte da lontano.  Affinché la partecipazione riprenda – insiste Quagliariello – è necessario che i partiti scoprano, o ri-scoprano, la democrazia interna”.  A questo punto, una domanda sorge spontanea: per quale ragione questa maggioranza, che è la fotocopia di quella precedente, è riuscita ad approvare solo ora una legge osteggiata da tutti i partiti? La risposta è fin troppo facile e la si può leggere nella risposta data da Letta in conferenza stampa, e che ora,  possiamo tranquillamente analizzare meglio : “Il governo ha assunto un decreto legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti, da oggi è legge dello Stato. Abbiamo mantenuto la promessa. Si tratta del testo della legge approvato dalla Camera”. Quanto ai contenuti il decreto “assegna tutto il potere ai cittadini che possono dare il contributo attraverso il 2 per mille o attraverso la contribuzione volontaria”. Ma occorrerà “un decalage, un triennio di transizione, perché il sistema entri in funzione”.

Se era così facile, ci chiediamo allora, per quale ragione i Cittadini si sono dovuti sobbarcare per anni  i costi relativi al mantenimento del finanziamento pubblico dei partiti? Ma guardando l’intera faccenda da un’altra angolatura, potremo facilmente renderci conto che non serve che ci chiediamo proprio nulla:  infatti, dopo che hanno avuto anni di tempo per inventarsi  uno  stratagemma  necessario a bypassare il vecchio finanziamento pubblico, ma contestualmente a  mantenerlo, pare, e sottolineiamo pare, che ora ci siano riusciti attraverso il decreto di cui sopra. Intanto, il premier si è affrettato a dichiarare che occorrerà  “un decalage, un triennio di transizione, perché il sistema entri in funzione”. Quindi, ci chiediamo: cosa intende Letta con altri tre anni di tempo prima che il sistema entri in funzione?

Adesso riepiloghiamo il tutto: il premier dice che ci vorrà un triennio di transizione affinché il sistema entri in funzione, Quagliariello dice che l’iter parlamentare inizierà dal Senato, ecco che,  per logica conseguenza, bisognerà aspettare anche il responso del voto alla Camera, e se nel frattempo il governo dovesse cadere, oppure le Camere non dovessero approvare il decreto, ecco che l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti salterebbe, e  Letta potrebbe sempre giustificarsi dicendo che il consiglio dei ministri lo aveva approvato.  In primavera ci sono le elezioni europee, che puntualmente verranno finanziate col vecchio sistema, l’anno dopo  quelle regionali, che verranno anch’esse finanziate col vecchio sistema, e se tra non molto  dovesse anche cadere il governo, grazie al triennio di transizione perché il sistema entri in funzione, guarda caso anche le nuove elezioni politiche verrebbero ancora finanziate col vecchio sistema. E’ fantapolitica? Può darsi che ci sia più di qualcuno che  lo crede, ma quando mai è capitato che i  parlamentari, tutti allineati e coperti, approvassero un provvedimento dove a rimetterci  sono i loro partiti ? Chi si ricorda  del referendum che abolì il ministero dell’Agricoltura? probabilmente in pochi, ma dopo che gli hanno cambiato il nome,  ora è ancora lì e si chiama ministero delle Risorse agricole. Infine, Letta a suo tempo in una interista affermò di avere “palle d’acciaio”, ma se il marchingegno ideato si rivelasse sostenibile,  forse sarebbe il caso di dire che le palle d’acciaio sono in realtà balle d’acciaio.

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9 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Non vogliono abolire il finanziamento.
    E’ del tutto evidente.
    Sentivo ieri sera il Barisoni di radio24 che ne parlava con un collega giornalista.
    Una porcheria di decreto.
    Una menzogna.

    I partiti si sono imboscati, e lo sanno solo loro come, tutti i soldi presi finora.
    Pare che abbiano i conti in rosso, specie il Pd.
    La cessazione delle erogazioni significa il fallimento immediato di tutti i partiti.
    Non sono disposti al suicidio.

  2. pippogigi says:

    Il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito nel 1993 con referendum.
    Tutte le leggi successive sono incostituzionali, i partiti devono restituire il maltolto.
    Letta non ha fatto nulla, si è adeguato ad una sentenza senza far restituire nulla, la nuova norma prevede l’entrata a regime nel 2018 (quindi altri anni di illegale finanziamento) e dal 2012 verrà utilizzato il 2% in dichiarazione (quindi saranno sempre gli italiani a pagare perché quel due per mille potrebbe essere speso per altre cose.
    A quando una denuncia a Letta per abuso della credulità popolare e per appropriazione indebita?

  3. Alberto Reginato says:

    Ma il 2 per mille funzionerà come l’8 per mille?
    L’8 per mille è un importo calcolato sull’incasso complessivo dell’ipef non solo sul totale di quelli che in dichiarazione dei redditi firmano a quale ente assegnare l’8 per mille. Quella firma serve solo a stabilire la percentuale con cui viene ripartita la somma tra i vari enti assegnatari. Per cui se tanto mi da tanto…..

  4. Claudio says:

    Ma perché una nuova legge, emanata “contro” il cittadino ha spesso effetto retroattivo, mentre se è “contro” la casta ha sempre bisogno di un congruo numero di anni per entrare in funzione (ammesso che poi non la sostituiscano con una, uguale nella sostanza, ma che porti un nome diverso?

  5. BRUNO DOLFINI says:

    IL VENTO DEL NORD .(………..)
    BALLE,BALLE,BALLE ED ANCORA BALLE !!!
    IL PAESE E’ BLOCCATO,I SOLDI NON GIRANO
    E LA FAME AUMENTA !!!
    DOVE SI POTRA’ TROVARE IL FAMOSO
    DUE PER MILLE ???
    LA REPUBBLICA E’ ” FONDATA SUL LAVORO”,
    MA SE IL LAVORO CONTINUA A DIMINUIRE,
    POVERTA’ E MISERIA NON POSSONO
    DARE NEMMENO L’UNO PER MILLE.
    CONTINUANO A FARCI FARE GLI STRUZZI,
    A FARCI METTERE LA TESTA SOTTO LA SABBIA.
    CHI FA QUESTO ? IL PRESIDENTE ASSIEME AI
    SUOI ” COMPAGNI ” .MA QUANTO PUO’ DURARE?
    GIA’ I “FORCONI ” AFFAMATI SONO SULLA
    PIAZZA ! E DOMANI ?
    LO SPETTRO DELLA GUERRA CANCELLERA’
    ANCHE IL DUE PER MILLE !!!
    Saluti.

  6. cicici says:

    a parte che non è una legge approvata dalla maggioranza ma di un decreto del governo, il ministero si chiama “Ministero delle Politiche Agricole”

    • gianluca says:

      e cosa camberebbe nella sostanza in base a queste precisazioni ?

    • Maurizio C. says:

      Visto che c’è il solito pignolo, a seguito del referendum, nella legge 4 Dicembre 1993, n. 491: “Riordinamento delle competenze regionali e statali in materia agricola e forestale e istituzione del Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali.” all’art. 2 è scritto: “E’ istituito il Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali ..”. Poi la denominazione è stata cambiata.

  7. Se lo stop al finanziamento pubblico parte dal 2017 siamo a posto.
    In quell’anno molto probabilmente vi sarà un altro governo, un altro premier e un’altra maggioranza.
    Così la casta annuncia riforme e liberalizzazioni e disattende alla loro realizzazione.
    Lo fecero anche con il federalismo:
    varato ma effettivo solo dal 2016.
    Nel frattempo il premier che lo ha promosso è stato allontanato per sempre dai pubblici uffici, il leader politico che lo ha proposto è stato pensionato a suon di popolo del nord e la maggioranza che lo ha approvato è dissolta nell’acido muriatico.
    Ma che brutta gente i politici italiani ….

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